Un angelo ci salverà OSSIA Le spirali dell’amore

  Ho partecipato con piacere e divertimento a MeLa Dai, gioco-racconto iniziato a marzo e terminato pochi giorni fa, dedicato all’amore con storie strampalate sul tema. Dopo "Sposare un giamaicano", vi vorrei proporre "Un angelo ci salverà", titolo originario, poi cambiato ne "Le spirali dell’amore" per non essere identificata subito dagli altri  sagaci ammazzasette amici scrittori. E’ un racconto molto autobiografico che spiega le ragioni del mio nickname e del perchè nel web mi sia identificata con un angelo. Spero vi piaccia A bocca aperta

Il bel disegno che vedete è di Gabriella, illustratrice sopraffina di tutta la serie, a cui vanno i miei ringraziamenti e a cui ho raccontato l’intera storia in anteprima, quando ci siamo conosciute dal vero .
 

l'angelo

 

 

Chi sa come si sente una donna mentre il mondo sembra crollarle addosso? E’ come camminare sull’abisso, la corda tesa al pensiero di quello che c’è in basso, senza poter guardare verso l’alto.

Così si sentiva Greta, seduta di fronte al medico che le spiegava con tono distaccato e professionale i dettagli della malattia che gli ultimi esami specialistici avevano diagnosticato oramai in modo certo. Era avvenuto tutto molto in fretta, un leggero malore che all’inizio nemmeno aveva considerato. Era andata dal suo medico per scrupolo ma, su suo consiglio, aveva iniziato un’odissea nello strano arcipelago formato da ambulatori ed ospedali, fino a terminare il suo viaggio di novella Ulisse nello studio di un famoso luminare che le stava ora diagnosticando una malattia grave, nonché poco nota.

Greta era sola, suo marito non aveva potuto accompagnarla neppure questa volta: il lavoro lo teneva sempre molto impegnato, e del resto, glielo aveva ripetuto promettendole di farsi trovare a casa,  la considerava una donna forte. Eppure, nel bianco neon dell’ufficio dall’arredamento asettico, Greta si sentiva sola come quando da bambina mancava la luce e lei era a letto, piena di paura. Però, mentre ascoltava, continuava a scarabocchiare sulla sua agenda: erano fiori, spirali, cuori, ma anche una parola strana che ricorreva e che le faceva piacere scrivere: ARIEL

 

Uscita dallo studio, fissato l’appuntamento per l’operazione in ospedale, Greta si avviò verso casa prendendo il lungo tunnel cromato della metropolitana: sembrava di essere in un film di fantascienza, pensò, qualcosa a metà tra Blade Runner e  Metropolis. Ed invece era tutto vero: anche l’annuncio della malattia, che veniva a minare le sue speranze per il futuro. Aveva 34 anni, Greta, un bambino di 4 anni e un marito.

 

Tornata a casa, trovò il piccolo Luca  e suo marito ad aspettarla. Lorenzo fu gentile con lei, e sembrava davvero dispiaciuto per le cattive notizie. Guardando suo marito, Greta non potè fare a meno ancora una volta di chiedersi come fosse potuto cambiare così l’uomo di cui si era innamorata dieci anni prima. Si erano incontrati al culmine di un lungo viaggio in treno per seguire l’unico concerto italiano di un grande gruppo di progressive rock americano. Forse anche un po’ per l’effetto ipnotico della musica, quel ragazzo dall’aria così seria le era parso bellissimo e tenebroso, con la barba da intellettuale e i capelli lunghi: si erano guardati e sentiti attratti, e, mentre la band intonava con ritmo sgangherato l’ultima canzone, sotto le note  travolgenti si erano baciati, e dopo qualche tempo si erano sposati.

 

 

Luca era nato da pochi anni, ma già in un periodo in cui i suoi genitori stavano cambiando. Lorenzo aveva tagliato presto i lunghi dreadlocks e, presa la laurea, aveva iniziato a lavorare per una di quelle società multinazionali contro le quali da studente aveva manifestato, criticandole come esponenti dell’imperialismo americano. Greta aveva iniziato la sua attività di ceramista, la passione di una vita. Era nato il bambino. Erano passati anni. E la vita quotidiana aveva iniziato ad essere una corsa ad ostacoli con un corridore bendato.

Perché Lorenzo era cambiato: sempre nervoso, sempre preoccupato per il lavoro,  estremamente esigente e pignolo in casa. Quando qualcosa non andava bene – i giocattoli di suo figlio lasciati accanto al divano, una coperta scivolata, un piatto cucinato male – si trincerava in una fredda cortesia più pungente di qualunque offesa. E il distacco era aumentato progressivamente tra loro, fino a farli diventare due estranei.

 

Va bene, si disse Greta, tutto questo riguarda il passato, ora devo pensare a guarire. Ed intanto, sul suo taccuino, continuava a disegnare scarabocchi, spirali, fiori, e a scrivere ossessivamente il nome: ARIEL, ARIEL, ARIEL, ARIEL. Ariel della "Tempesta" di Shakespeare? Il dispettoso spirito dell’aria? Sorrise, e quasi si sentì serena.

* * * * * * * *

 

Erano trascorsi sei mesi da quel pomeriggio di fine estate. Greta era ancora una volta in un’anticamera di ospedale, e ripensava al turbine di avvenimenti che in quel periodo avevano spazzato la sua vita e quella della sua famiglia. Dopo l’intervento, aveva seguito una speciale terapia che l’aveva indebolita un po’, ed ora, insieme alla sua amica Fiorella, attendeva di sapere se le cure avevano avuto effetto e sconfitto il male. Anche questa volta Lorenzo all’ultimo momento non aveva potuto esserle vicino. “Mi spiace”- le aveva mormorato con fare colpevole – “arrivano importanti clienti da Roma, non posso mancare. Del resto, puoi sempre chiedere a Fiorella, no? Non ha mai niente da fare, quella. E cercherò di tornare a casa quanto prima”

Estroversa e solare, Fiorella, amica del cuore e zitella impenitente, in quei mesi aveva portato nella malinconica vita di Greta il soffio della sua allegria, facendo spesso da baby sitter a Luca e organizzando nei pomeriggi della convalescenza dell’amica  chiacchiere e tè. Esperta erborista, appassionata di tarocchi e di floriterapia, il giorno prima aveva proposto ad un entusiasta Luca di preparare una delle sue ricette,  dei fiori canditi.

violette candite

Persino Greta, spesso persa in un trasognato stupore a tracciare curve, scarabocchi e l’immancabile sigla ARIEL nel suo taccuino, si era incuriosita e aveva voluto partecipare, quando i due avevano raccolto dal giardino violette e fiordalisi e li avevano immersi in uno sciroppo preparato con acqua oligominerale naturale e zucchero, al quale era stata aggiunto 1 cucchiaio di gomma arabica in polvere e un bicchierino di vodka. Poi avevano immerso i fiori nello sciroppo lasciandoli macerare tutta una notte, e il pomeriggio dopo avevano tirato fuori dalla glassa dei piccoli calici di un tenero colore lilla, da lasciar asciugare all’aria. “ Li chiameremo ARIELLI, visto che non hanno un nome” scherzò Greta, incantata dal piccolo prodigio delicato che avevano creato.

La mattina dell’appuntamento con il medico all’ospedale Fiorella era arrivata sotto casa con la sua macchinina rosso fuoco ed un regalo per Greta. “Un libro per ingannare l’attesa” le disse l’amica, aggiungendo “e spero che non avrai portato il tuo taccuino di cuoio, sono stufa di vederti scarabocchiare spirali e quello strano nome” . Greta sorrise, perché in quel periodo non riusciva a smettere di scrivere,  come sotto un incantesimo, specialmente quella sigla che le dava serenità, come la ripetizione di un mantra o di una preghiera. Mentre attendevano di parlare con il medico, per far piacere a Fiorella, che aveva attaccato invece bottone con un piacente infermiere, iniziò a sfogliare il libro. Parlava di angeli. Di angeli custodi. Gli angeli custodi, spiegava l’autore, sono entità preposte a proteggerci dalla nostra nascita. Il termine angelo deriva dal greco ánghelos, messaggero. In base alla data di nascita, ciascuno di noi è assistito da un angelo. “ Chissà qual è il mio” sorrise scettica Greta, e si mise a sfogliare una sorta di calendario angelico in cui, l’anno solare era equamente distribuito tra 72 angeli. “ Allora, chi è il tuo angelo? Spero sia sexy” chiese Fiorella, che era riuscita a farsi dare il telefono dell’aitante paramedico ed era raggiante.

“ Boh, in base alla mia data di nascita, si chiama Hariel, l’arcangelo Hariel”.

“Bel nome Hariel”, sorrise Fiorella “meglio sicuramente di quell’insulsa parola con cui ti sei fissata…e guarda, la scrivi ancora, basta con ‘sti ariel!” Ariel…le due amiche si guardarono e  quella parola ricorrente, scritta solo senza l’"H" iniziale, diventava Hariel, il nome dell’angelo custode di Greta. Le due amiche non fecero in tempo a scambiarsi uno sguardo stupito,  che in quel momento il medico arrivò con il suo responso.

 

 angel Pictures, Images and Photos

 

 Un anno dopo l’inizio di questa storia,  Greta, perfettamente guarita nel corpo e nella psiche, sedeva nel suo giardino insieme al piccolo Luca e all’amica Fiorella. Era ancora la fine dell’estate, ed insieme raccoglievano fiori per candirli ancora una volta. “Gli arielli, mamma, prepariamo gli arielli!” strillava contento Luca, saltellando tra le piantine.

Greta aveva chiesto da poco la separazione da Lorenzo, e lui era sembrato persino stupito, ma poi si era capito che in fondo era sollevato. L’estate era ancora nell’aria, ricca di profumi e di promesse. Mentre risuonavano scherzi e risate, Greta levò lo sguardo al cielo, e per un istante, le parve di cogliere un bagliore iridato. Sorrise, perché aveva imparato a conoscere le sortite di Hariel, il suo angelo custode. Non sapeva di avercelo neppure, un angelo guardiano, quando lo aveva invocato nel momento difficile che aveva trascorso, scrivendone il nome come sapeva pronunciarlo lei, nella sua lingua italiana in cui la lettera H non ha suono, ma lui si era fatto trovare, forse in modo un po’ contorto, ma si sa che gli angeli non sono entità terrene e vedono le cose al contrario, o in una diversa prospettiva. E sicuramente, l’amore del suo bambino, la positività della sua amica, la protezione di Hariel avevano costituito la ricetta della sua guarigione definitiva. Si, gli angeli esistono, ripetè Greta.

 

Da quanto  tempo camminiamo sull’abisso, la corda tesa al pensiero di quello che c’è in basso, mai guardando verso l’alto? Nessuno ci potrà salvare, pensiamo, nella nostra disperazione. Eppure sarà proprio un angelo che ci salverà.

 

HARIELLE –  ROSY 

 

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12 thoughts on “Un angelo ci salverà OSSIA Le spirali dell’amore

  1. ciao dolcissima con questi cambiamenti non mi ritrovo più e non trovo nemmeno gli amici ma vedi il tuo bellissimo racconto l’ho trovato si harielle gli angeli esistono una sei tu ciao ti ho rimandato l’amicizia non sò dall’elenco degli amici ciao perchè ma è scomparsa

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  2. ciao, bellissimo questo racconto, io credo che gli angeli esistano e ogni voltache la protagonista sciveva ariel sul suo taccuino, era l’angelo che le sussurravaun qualcosa che lei recepiva solo nell’inconsio.Ti auguro una buona serata, con amicizia, Vito

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  3. bellissima storia….e……..credo anch’io che gli angeli esistono, o quantomeno mi piace crederci!!!!….il mio dovre bbe essere Mehiel …Un carissimo abbraccio Harielle – Rosy… 🙂

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  4. Una storia semplicemente meravigliosa che mi ha riscaldato il cuore. Sono più che convinta dell’esistenza degli angeli….a volte prima di una visita medica prego il mio angelo di mettersi in comunicazione con quello del dottore in modo da farmelo trovare sereno, rilassato e disponibile. Quando l’ho fatto…ho sempre trovato disponibilità e comprensione.Dovrei ricordarmi di chiedere l’aiuto dell’angelo più spesso…..Sei stupenda Harielle.

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  5. Un racconto che mi piace sempre più leggere e che mi ha fatto trovare il mio Yehuiah :-)E poi mi piace sia la figura di Greta che quella di Fiorella, Scritto molto bene, brava Harielle-Leakim! Bellissimo anche il disegno, tra i miei preferiti dell’amica Gabriella.A presto, ciao

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  6. Cara Harielle mi ci sono ritrovata in questo tuo scrivere semplice, lineare ed anche efficace, ma soprattutto ho potuto leggere tra le righe quello che nel web non sempre appare…è una parte di te che considero preziosa nell’amicizia, un forte abbraccio e a presto

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  7. Bello angelo …..e belle queste donne forti nella loro fragilita …. che sanno scegliere e camminare sul filo dell’abisso ….bello questo spaccato di vita ….rende piu’ vicini alla splendida donna che sei …un abbraccio strettissimo ….elisa

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