Stan

Stanislav viene dall’Ucraina, ha 14   anni e due occhi azzurri come il mare  dell’Abruzzo   che  gli sta di fronte. Durante l’estate e’ diventato amico di Giulia, così come la mamma di Giulia è  ora amica di Elèna,  sua madre. Tra i due ragazzini c’è    una corrente di simpatia che si rivela in sguardi, in sorrisi, in leggere strette di mani che si intrecciano.  Stanislav si fa chiamare Stan, come il protagonista di una canzone di Eminem, e una sera, davanti al mare e ad una coppa di gelato, lui e sua mamma Elèna raccontano la propria storia.

Elèna è un medico specializzato in pediatria, si è laureata con ottimi voti a Kiev, dove ha iniziato a praticare la professione e dove è nato Stan. Alla morte del marito, dopo un anno di pesanti difficoltà economiche, la donna decide di migrare in Italia. Grazie a degli  “amici di amici”, pagando con parte dei pochi risparmi rimastile, riesce ad ottenere un permesso di soggiorno e un lavoro in Italia, all’aeroporto di una città vicina alla nostra stazione marittima, come donna delle pulizie.

Elèna è contenta perchè la paga in euro è di gran lunga maggiore di quanto guadagnasse in patria come medico ospedaliero, però ha una spina nel cuore, perchè deve lasciare suo figlio  undicenne  a casa, in attesa di poter ottenere il ricongiungimento familiare e farlo entrare in Italia. Mesi e mesi di duro lavoro, con la nostalgia nel cuore e nessuno con cui poter scambiare una parola, in un paese la cui lingua le è incomprensibile. Manda tutti i suoi risparmi a Stan, e lo chiama anche due volte  a settimana, preoccupata per lui.

Stan vive a casa da solo: il nonno materno abita poco lontano da lui ma non può accudirlo completamente, perchè anziano e malandato. Impara presto a rigovernare la casa, a sbrigare le piccole faccende, a risparmiare su luce, gas e telefono. La voce che sua madre si è trasferita in Italia si diffonde presto nel vicinato: un giorno che, a scuola, chiede ad una insegnante dei chiarimenti su un argomento che non ha capito tanto bene, riceve una risposta sprezzante che termina con la frase: “Se vuoi una spiegazione in più, chiedi a tua madre di mandarti dei soldi in più per pagarmi gli straordinari”. Passano tre anni così,  madre e figlio legati ad un filo del telefono, finchè il nonno si aggrava e muore.

Intanto, Elèna è riuscita ad ottenere il ricongiungimento familiare e   il permesso  di soggiorno per Stan  e   suo padre .  Lavorando   all ‘aeroporto e nei turni liberi come cameriera in un bar, è riuscita a raccogliere i soldi per pagare il viaggio di andata e ritorno   Pescara- Kiev. Purtroppo arriva solo in tempo per salutare il padre morente e per seppellirlo. Il tempo di riabbracciare il figlio, di  raccogliere le cose essenziali, e già si deve ritornare, le sue prime vacanze sono quasi terminate. Il viaggio in bus verso l’Italia è lungo, e ad ogni frontiera ci sono doganieri disonesti che  provano a  riscuotere  un’indebita tangente dai viaggiatori, cui invidiano le prospettive di arricchimento nella penisola baciata dal sole a sud d’  Europa.

Si arriva nella piccola città di mare in cui Elèna ha trovato una stanza per sè e suo figlio. Stan è nervoso, non capisce la lingua, è teso per la paura di affrontare la scuola in un ambiente che non conosce. Il clima estivo lo snerva, non è abituato a quel caldo, solo il mare lo attrae, il suo colore lo calma, lo rende sereno. Però lo sbalzo di temperatura gli è fatale, e finisce all’ospedale per via di un misterioso febbrone che i  medici non riescono a curare. Mamma Elèna ritorna ad essere la pediatra che era fino a tre anni prima: con il consenso dei sanitari, si consulta, consiglia, e Stan comincia a star meglio.

Nel reparto di pediatria del piccolo ospedale marittimo, conosce Giulia, arrivata lì per una gastroenterite dovuta ad ingestione di telline infette. I due piccoli malati simpatizzano con gli sguardi e parlando in inglese; le loro mamme, spesso sveglie di notte nei giorni precedenti per accudirli, sono in poco tempo diventate amiche, ed anche dopo le dimissioni dei ragazzi, ormai guariti, continuano ad incontrarsi in spiaggia. Stan e Giulia, ancora convalescenti, non possono mangiare il gelato che Harielle ed Elèna si concedono golosamente, a ricompensa di tante notti insonni accanto ai loro cuccioli.

In fondo,  i due ragazzini  non hanno bisogno di tanto altro  : a  loro basta sentirsi amici,   ascoltare la musica insieme,   guardarsi negli occhi e dirsi “I love you” davanti al mare, in un giorno di prima estate, dove il sole sembra dover splendere per sempre in quel cielo, azzurro e ridente come gli occhi di Stan.

(una storia vera  di amicizia  iniziata qualche anno fa, solo i nomi dei miei amici e di mia figlia sono stati cambiati, le foto sono prese qua e là nel web)

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10 thoughts on “Stan

  1. bellissima storia harielle con un lieto fine il ricongiungimento tra madre e figlio e la nascita di una grande amicizia sono felice per questa grande donna che abbia conosciuto una dolcissima harielle un abbraccio a tutti voi ciaoooooooo

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  2. Che bella storia Harielle!!! Sorridevo mentre leggevo dei ragazzi, pensando al loro sguardo pulito e alle mani che si cercano……..
    Proprio una bella storia….e una vita e una sofferenza vinte dall’amicizia e dall’affetto………

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  3. E’ una storia che aiuta a guardare coloro, che vengono nel nostro paese per lavorare, con occhi disponibili a vedere la parte migliore che esiste in ciascun essere umano. Aiutarsi, capirsi, mettersi nei panni altrui, darsi una mano ……che cosa meravigliosa!!!! In questo modo si sconfigge l’egoismo, il male che purtroppo esiste e vuole avere la meglio sul bene.

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  4. Ciao, cara amica. Bellissima questa pagina di vita vissuta. Emozionante il rapporto tra i due ragazzi che trovano la serenità scambiando sorrisi e strette di mano. Edificante la vita della mamma straniera alle prese con la sua e con la solitudine di suo figlio adolescente e di suo padre ormai molto anziano. La sua tenacia che vince su tutte le difficolta ed il consolidarsi dell’amicizia tra le due mamme. Un esempio, un vero messaggio che ci dice come sia possibile l’integrazione tra persone di lingua diversa che riescono a sentirsi nel profondo del loro animo fratelli. Grazie per averlo condiviso tra noi che, qualche volta, in modo superficiale non sappiamo fare riflessioni che, invece, ci assalgono leggendoti. Buona serata. Un abbraccio. Osv

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  5. una bella pagina di diario e dentro ci sono tante emozioni e tanti valori; fra tutti quel grande sentimenti che si chiama accoglienza e che poi diventa rispetto, amicizia ed anche amore. Auguri a tutti i protagonisti e grazie per la condivisione: sono storie di vita vera che fa sempre piacere leggere. Ciao

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