150 anni: li dimostra? parte prima

Il 2011 è iniziato all’insegna dei festeggiamenti per i 150 anni del nostro paese.

Sull’argomento sono stati editi diversi libri in materia, che offrono diverse prospettive sulle circostanze storiche in cui si è realizzata l’unità d’Italia e del carattere degli italiani,e  se veramente, come diceva Massimo d’Azeglio in una frase celeberrima, dopo aver fatta l’Italia, si siano fatti gli italiani. E soprattutto, come siano riusciti fuori questi Italiani.

Da bambina, alle scuole elementari e medie, tra gli anni 60 e ’70, l’epopea del Risorgimento  veniva presentata come commovente, eroica, travolgente. Personaggi e vicende ammantati dall’alone di eroismo e di spirito patriottico: i Carbonari, i moti insurrezionali, la figura di Pellico e Maroncelli, la politica savoiarda. Persino la guerra di Crimea in cui furono mandati tanti contadini ignari a morire,  era tramandata nei libri di scuola come un atto necessario orchestrato dal furbo e accorto Cavour per ingraziarsi l’imperatore francese, cui fu “sacrificata” peraltro la bellezza della scaltra contessa di Castiglione. Gli eroi senza macchia e senza paura erano Mazzini e Garibaldi, naturalmente, ma anche Ippolito Nievo il poeta, o il bel Carlo Pisacane, morto nella spedizione di Sapri con i suoi 300.”giovani e forti”,   E che dire dei Mille garibaldini con Bixio vicecomandante,  impavidi e temerari, salpati a Quarto e sbarcati a Marsala? Lo stesso Alexandre Dumas andò a trovarli per prestare un entusiastico supporto alla causa italiana. Si il Risorgimento sembrava essere proprio un romanzo alla Dumas: sui banchi di scuola  si leggeva ancora  “Sangue romagnolo ” di De Amicis e ci si commuoveva, si provava orgoglio ad essere italiani, ad essere parte di un unico paese con caratteristiche e aspirazioni diverse, ma unito negli intenti e nel sentimento.

Tuttavia, per molti storici, si sa, quest’immagine così idilliaca del Risorgimento e dell’Unità d’Italia è puramente illusoria. Così  Pino Aprile in “Terroni” fa scoprire al lettore quello che al sud molti hanno sempre sostenuto da più di un secolo, quando i vecchi meridionali pronunciavano la parola “piemontesi” con tono sprezzante e insieme rassegnato. La conquista del regno delle due Sicilie venne aiutata e finanziata dalla Gran Bretagna e da parte della massoneria inglese per evitare che il ben avviato reame governato da Francesco II di Borbone varasse la più grande flotta d’Europa. Avviata l’unità d’Italia, l’economia del regno meridionale più importante  venne lasciata morire di proposito, comprese le fabbriche tessili e i cantieri navali che erano un vanto per il reame. Gli stessi briganti spesso erano dissidenti politici in disaccordo con il nuovo corso sabaudo, trattati come delinquenti comuni e sterminati dalla gendarmeria al minimo segnale di mancata cooperazione.

 Il libro “Terroni” ovvero tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali, è una descrizione coraggiosa nonché documentata di quello che gli italiani fecero a se stessi, del perché a centocinquant’anni dall’Unità di Italia la differenza tra Nord e Sud si sia addirittura accentuata, marcando tale disuguaglianza in maniera indelebile. Quelli che hanno sempre creduto che questo dipendesse da un fatto puramente geografico dovranno ricredersi, così come dovranno ricredersi coloro che avevano l’errata convinzione che il Sud del nostro paese sia da sempre la parte più povera e arretrata d’Italia.

Nonostante la ricca produzione di prove documentali che testimoniano come l’Unità d’Italia sia stata innanzitutto un’operazione cinica a carattere economico e industriale, non si può solo pensare al Risorgimento in modo negativo. La nostra memoria storica collettiva reca impressi ancora nella mente i festeggiamenti al compositore di Busseto scanditi dallo slogan  Viva Verdi (Vittorio Emanuele Re d’Italia), le ingenue liriche dell’inno di Mameli, la rosa di Maroncelli offerta al chirurgo da un prigioniero politico appena amputato,  la cui unica colpa era simpatizzare contro il reame austroungarico.

Lucio Villari in “Bella e perduta”, definisce il  Risorgimento invece una felice congiunzione astrale sotto il segno della modernizzazione. Per dirla con una sua battuta: la strada ferrata appena impiantata faceva da volano alla rivoluzione. In effetti, dice Villari, dal 1796 al 1870 vi è stato un tempo della nostra storia nel quale molti italiani non hanno avuto paura della libertà, l’hanno cercata e hanno dato la vita per realizzare il sogno della nazione divenuta patria. È stato il tempo del Risorgimento,  quando la libertà significava verità. Anzitutto sentirsi partecipi di una Italia comune, non dell’Italia dei vari Stati, ostili tra loro e strettamente sorvegliati da potenze straniere. La conquista della libertà ‘ propriamente italiana’ è stata la rivendicazione dell’unità culturale, storica, ideale di un popolo per secoli interdetto e separato, l’affermazione della sua indipendenza politica, la fine della sottomissione alla Chiesa del potere temporale, l’ingresso nell’Europa moderna delle Costituzioni, dei diritti dell’uomo e del cittadino, del senso della giustizia e del valore dell’eguaglianza ereditati dalla rivoluzione francese.

Ed è giusto che un posto importante nella costruzione dello stato unitario italiano sia stato occupato anche dalle donne, all’epoca in evidente stato di subalternità giuridica. La legge non consentiva loro il diritto di voto, che, a giudizio di “eminenti” giuristi, sarebbe consistito altrimenti nel dare un doppio voto al confessore o al marito delle votanti,  irrimediabilmente considerate senza capacità di discernimento e di decisione autonoma. Eppure, Anita Garibaldi combattè  fino all’ultimo a fianco del suo compagno,  pur essendo in avanzato stato di gravidanza, sempre con gli uomini e come gli uomini, sostenendo il fuoco avversario, spesso assegnata alla difesa delle munizioni,  negli attacchi navali e nelle battaglie terrestri. Morì nelle valli di Comacchio nel 1949, in seguito alla disfatta della Repubblica romana come riportato nelle Memorie di Giuseppe Garibaldi).

 Sorte migliore toccò a Jesse White Mario, moglie inglese del mazziniano Alberto Mario: grande amica di Mazzini e instancabile raccoglitrice di fondi per la causa italiana all’estero, fu soprannominata “Miss Uragano” (sua la biografia di Paolo Ciampi). Partecipò  alla spedizione dei Mille come infermiera, e dopo l’Unità si prodigò nel sud d’Italia per migliorare il tenore di vita delle popolazioni più povere, al punto di ricevere encomi e riconoscimenti persino dal Carducci, amico del marito e suo ammiratore.

 I quadri qui raffigurati sono esposti alle Scuderie del Quirinale nella mostra “1861. I pittori del Risorgimento”

A breve pubblicherò la seconda parte di questo post

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12 thoughts on “150 anni: li dimostra? parte prima

  1. Ciao Cora, e bello quando un paese si ricorda delle suo origine, molto belli anche i dipinti… regalano un attimo di riflessione dei tempi andati… serna serata da Pif

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  2. Inneggiare all’Italia unita oggi è quasi blasfemo visto l’architettare territorialista di alcuni politici…. ma è fondamentale esseree sentirsi italiani sempre.
    De Amicis…. che bel mondo hai citato cara… ricordi infiniti di dolcezza si susseguono ricordando il valore morale del suo libro Cuore.
    Vorrei un’italia ancora con i valori così. Quelli veri.
    Aspetto il tuo prossimo post… questo è bellissimo!
    Un bacione cara

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  3. Bellissimo questo tuo post, reale e sincero ma anche positivo…..

    La troveranno così il Risorgimento gli studenti nei loro libri di storia? Mi sembra che ci sia sempre meno voglia di fare chiarezza nelle vicende che hanno portato l’Italia allo sfascio odierno!
    Me lo auguro….sarebbe il segno che il futuro dell’Italia ha ripreso il cammino…..

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  4. Bellissimo questo tuo post e bellissimi i quadri. Puoi dirmi di chi sono?
    Finirò di leggerlo stasera……
    Io, intanto, sto leggendo “La patria bene o male”. Il libro in 150 racconti di Fruttero e Gramellini.
    Molto interessante. Appena finito vi farò la recensione.
    Buon venerdì,
    Luciana.

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  5. Purtroppo, la storia raccontata dagli storici non sempre corrisponde alla realtà dei fatti che si vorrebbero narrare come verità.
    Che il sud sia stato COLONIZZATO e sfruttato di tutte le sue risorse economiche del momento per industrializzare il nord è un fatto da sempre noto ma scomodo.
    Il problema che, “fatta” l’Italia, restano, a distanza di 150 anni, da “fare gli Italiani”. Cosa certamente non facile considerato che c’è una forza politica come la Lega nord che ci vive speculando sulla questione e raccontando la storia a modo suo, speculando sull’ignoranza dei propri elettori.
    E la mia non è certamente solo un’opinione.
    Ciao, buona giornata

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  6. Non vorrei commentare per il momento.
    Ho letto “Terroni” di Pino Aprile ed è stata una lettura molto dolorosa. Ho scritto anche un breve e garbato post, l’1 agosto 2010, ricevendo solo 3 commenti, forse perchè gli argomenti delicati della nostra storia, infastidiscono. Ma, come ho scritto già .
    alla seconda puntata, quindi.
    Lieta di averti trovata anche su anobii, ciao 🙂

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  7. ciao Harielle, bello e interessante questo post, e chissà perchè ma ogni volta che a scuola quando le nostre menti sono giovani e facilmente plasmabili ci convinciamo che la storia venga scritta da persone imparziali …un pò come accadeva agli italiani negli anni 50 che alle notizie riportate per darle autorevolezza affermavano ingenuamente “lo ha detto la televisione”!!
    Sinceramente non ho mai creduto agli storici. Vicino a casa mia c’è la sede del comune (una delle mille ville venete meno importanti) in cui si era rifugiato Silvio Pellico poco prima di essere catturato.In quella villa c’erano molte opere,disegni e oggetti trafugati dalla vicina villa Loredan abbattuta dall’esercito napoleonico. Il proprietario divenne un medico francese che se la fece regalare da Napoleone quando le sue truppe scesero a devastare le proprietà delle famiglie importanti della serenissima,o per megli dire di quelle famiglie che provavano a resistere alla caduta di Venezia tra cui i Loredan. Sai, manco a dirlo tutto è stato venduto pezzo a pezzo di nascosto in inghilterra per finanziare la “resistenza veneziana”…
    Io che scopro la storia di casa mia, perchè Tintoretto ha dipinto la villa abbattuta e i cui disegni sono tutti in suolo inglese mi chiedo come possa essere cancellata dalla memoria persino la pietra.
    Oggi sento la perdita di una radice importante del mio territorio.
    I Savoia non hanno certo brillato con Napoleone e tutti coloro che di “esser soldati” ne fanno un mestiere, non godono della mia stima…
    Mi spiace per i mille e sopratutto per tutti coloro che hanno provato a fermarli.
    Sinceramente non penso ne ho mai pensato che l’unità d’italia fosse una buona cosa e su questo litigavo già con la mia prof alle medie…che ti devo dire…due guerre mondiali hanno ricoperto di sangue il nostro territorio e la prima poi è stata orribile quì in zona.Penso che se l’italia non fosse stata unita almeno la gente del sud si sarebbe potuta salvare invece che esser portata quì a morire sul piave, per fermare gli austroungarici.
    Se oggi io fossi austriaca sarei sempre la chiara che sono, e avrei sempre la mancanza di una fetta della mia storia che è stata rasa al suolo molto tempo fa da un ambizioso bastardo nano.
    Chi aggredisce la proprietà di un altro,la terra di un altro in cui non ha radici, è un bastardo! e in nessun modo può esser considerato un eroe.
    la verità x me è che è un eroe il giovanni delle bicocche di Caparezza… in qualsiasi secolo sia vissuto.

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  8. ops era Luigi non giovanni hihihihiih
    per chiarezza e per chi non conoscessa Caparezza ti incollo il testo

    Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)
    Piacere / Luigi delle Bicocche
    Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche
    da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
    che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper
    invece io passo la notte in un Bar Karaoke
    se vuoi mi trovi lì / tentato dal videopoker
    ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue
    un soggetto perfetto per Brahm Stoker
    TU
    che ne sai della vita degli Operai
    io stringo sulle spese / Goodbye Macellai
    non ho salvadanai da Sceicco del Dubhai
    mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai
    io sono il pane per gli usurai ma li respingo
    non faccio l’Al Pacino / non mi faccio di Pachinko
    non gratto / non vinco / non trinco / nelle sale Bingo
    man mano mi convinco

    che io sono un Eroe
    perchè lotto tutte le ore
    sono un Eroe
    perchè combatto per la pensione
    sono un Eroe
    perchè proteggo i miei cari / dalle mani dei Sicari / dei cravattari
    sono un Eroe
    perchè sopravvivo al mestiere
    sono un Eroe
    straordinario tutte le sere
    sono un Eroe
    E te lo faccio vedere
    ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere

    Stipendio dimezzato / o vengo licenziato
    a qualunque età io sono già fuori mercato
    fossi un ex SS novantatreenne / lavorerei nello studio del mio avvocato
    invece torno a casa distrutto la sera
    bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera
    io sono al verde / vado in bianco / ed il mio conto è in Rosso
    quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ?
    SU
    vai / a vedere nella galera / quanti precari / sono passati ai mal’affari
    quando t’affami / ti fai / nemici vari
    se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari
    finisci nelle mani di strozzini / ti cibi
    di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini
    ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini
    farebbero ciò che faccio per i miei Bambini

    Per far denaro ci sono più modi / potrei darmi alle frodi
    e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
    c’è chi ha mollato il Conservatorio per Montecitorio
    lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
    io vado avanti e mi si offusca la mente
    sto per impazzire come dentro un Call Center
    vivo nella camera 237 / ma non farò la mia famiglia a fette
    perchè sono un Eroe

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  9. Buon giorno Harielle!!
    Come tesi sto traducendo un libro dal tedesco all’italiano, devo anche analizzarlo e fare una critica. E’ un lavoro interessante. Sono quasi alla fine.. tra un mese devo consegnarla!

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