Ho in sogno in una tasca: Salifou il carpentiere

Ho un sogno in una tasca, ho un sogno in ogni toppa del mio abito e lo voglio sognare ancora una volta.


 Voi che passate lasciatemi stare: in fondo guardate solo al mio aspetto, al mio viso devastato, a  quegli stracci che coprono un corpo un tempo  bello e virile.

Ho un sogno anch’io, non lo credi anche tu, bella signora dagli occhi verdi che mi passi davanti sul marciapiede, rabbrividendo davanti a me? Ha un sogno anche il venditore di braccialetti e monili africani che a te fa paura.

Si,  sono lo straniero che spaventa, sono l’uomo nero che viene dal sud del mondo, sono il barbone informe che osserva senza fretta i passanti  che corrono verso treni che li attendono.

Il mio sogno è per metà memoria per metà regressione, tanto che spesso non riesco a ricordare se sia realtà, passato, fantasia quel che è accaduto.

So che un tempo ero Salifou il carpentiere e vivevo ai margini della bella città sul mare, Abidjan,  in Costa d’Avorio. Ero giovane e forte, almeno lo ero fino a poco tempo fa. Nel mio quartiere ero ascoltato e facevo opinione, perché non riuscivo a sopportare l’ingiustizia che mette l’uomo contro l’altro uomo, che rende i fratelli diseguali. Protestavo contro un governo disonesto e corrotto, organizzavo le manifestazioni di piazza con artigiani e studenti, coltivando la speranza di un domani diverso. Cantavamo come fossimo eterni, suonavamo reggae e hip hop per le strade. Amavo Nadja e lei non si accorgeva neppure di me.  Avevamo anche allora un sogno, e ci fu spezzato.

Prima presero Camara, che era il nostro capo, un cantante reggae, la buona musica che tutti ascoltavamo e che parlava di ritorno alle nostre radici africane. Lo uccisero mentre usciva dal letto caldo di una donna, ancora col sorriso del dopo una buona scopata. Poi uccisero Nadja, che era l’unica donna a manifestare con noi, e prima di ucciderla le fecero rimpiangere di esser nata femmina. Le brigate della morte presero a girar per le campagne cercando studenti e manifestanti.

Poi presero me, e pensai che mi avrebbero ucciso presto, ma non fu così. Mi tennero giorni e notti in un buco scavato nella terra, estraendomi fuori come un lombrico quando volevano interrogarmi. Volevano che parlassi dei miei contatti, che facessi nomi, che denunciassi gli altri. Ci sono state volte che avrei voluto farlo, ma qualcosa mi ha trattenuto dallo sputare quei nomi, forse le immagini del corpo di Nadja straziato dalle violenze, forse il pensiero che sarei presto tornato alla terra da cui tutti siamo nati.


Un giorno – non so se fosse mattina o pomeriggio – mi hanno tirato ancora fuori dal buco, mi hanno capovolto un secchio d’acqua addosso e qualcuno mi ha sussurrato : “Scappa”. Ho corso senza forze, senza fiato,  con tanto dolore al viso, senza sapere dove andassi, poi ho riconosciuto un villaggio vicino casa mia, in cui abitavano dei cugini. Mi hanno soccorso, mi hanno spiegato che mio padre aveva venduto il suo podere ai miei aguzzini e che aveva comprato non solo la mia libertà ma anche un passaporto falso e un biglietto per la Francia.

Senza poter neppure salutare la famiglia, due giorni dopo ero a Parigi,  dove contattavo dei connazionali che mi dicevano  subito di allontanarmi ancora da questo paese, perché presto gli squadroni della morte mi avrebbero trovato anche qui. Ho preso ancora un treno con gli ultimi soldi rimastimi, e sono arrivato in Italia. Ho chiesto asilo politico e da allora vivo in attesa della risposta,  in un hotel demolito sul lido del mare, tra alghe in decomposizione e rumore delle onde.


Eccomi qui, belle signore che passeggiate per il Corso o che correte alla stazione, eccomi qui, uomo arrivato che hai paura dell’uomo nero, del barbone, del povero, del mendicante, dell’immigrato. Sono un rifugiato, eppure ho un sogno per ognuno dei tagli che mi fecero sul viso, le cui cicatrici vi turbano. Ho un sogno per ognuno degli strappi del mio abito liso, per ciascuna delle ferite e del dolore che porto dentro.

Libertà si chiama il mio sogno, ed è un sogno che ha fame di giustizia, patria, democrazia.

Salifou il carpentiere vende sogni.

 

© Harielle Rosy De Luca (da una storia vera, purtroppo)  All rights reserved

Racconto vincitore della 5a Rassegna Interculturale di Teatro di Narrazione – Roma

L’opera sarà rappresentata, insieme alle altre opere selezionate,

il 27 maggio alle 21 presso il Piccolo Teatro dell’Assurdo di Roma

http://www.lartemusa.it/pagina_evento.php?id=290

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17 thoughts on “Ho in sogno in una tasca: Salifou il carpentiere

  1. commovente …e nello stesso tempo fa venire un senso di rivolta per le ingiustizie e la cattiveria feroce subite dai tanti sud del mondo … quelli che io e te amiamo,
    come amiamo la diversità, inestimabile riucchezza …

    Non verremo alla meta ad uno ad uno,
    ma a due a due. Se ci conosceremo
    a due a due, noi ci conosceremo
    tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
    un giorno rideranno
    della leggenda nera dove un uomo
    lacrima in solitudine.
    Paul Eluard

    Ti abbraccio …

    elisa

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  2. Ciao, la drammatica realtà di certe condizioni in cui vivono alcuni popoli, spesso non viene per nulla presa in considerazione da chi vive in una certa agiatezza.
    Spesso dietro il volto di chi vende la sua mercanzia sui marciapiedi delle nostre città, vi sono storie drammatiche, storie che per il nostro modo di vivere, rasentano l’incredulità. Eppure sono delle realta tristissime e questo tuo racconto, splendido pur nella sua drammaticità, ne descrive una di quelle.
    Ti auguro una serena notte, con amicizia, Vito

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  3. questa storia è assurda e ingiusta! e tu hai saputo descriverla in maniera molto commovente… probabilmente dopo aver letto tutto questo fare i complimenti sembra fuori luogo, ma… io te li faccio lo stesso. ^_^

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  4. leggerla fa venire i brividi e ci rende piccoli piccoli con i nostri arrovellamenti per le piccole quotidanità spesso altezzose e distanti.
    Che il sogno di Salifou, e non solo il suo, possa realizzarsi.
    A volte mi chiedo perchè l’uomo è capace di tanta ferocia animalesca sui propri simili.

    Complimenti per il testo magnificamente scritto.
    ciao

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  5. Ho il cuore stretto in una morsa per questa storia vera che sicuramente è una delle innumerevoli storie di vite difficili, di sacrifici inenarrabili.Complimenti perchè hai anche tu una straordinaria capacità di saper raccontare i sentimenti e farli vivere.
    Ciao Harielle.

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  6. mi unisco a Maria Rosaria nel chiedere perchè tanta ferocia l’uomo avrebbe già dovuto cambiare in tanti secoli ma rimane una belva sempre. Spero tanto che Salifou trovila libertà e possa cicatrizzare le ferite che porta nel cuore grazie per avercela raccontata in un modo splendido complimenti ciaooooo

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  7. Anche se ho sentite tante, storie dolorose eppure così piene di umanità e anche di speranza, nonostante tutto ogni volta provo una stretta al cuore.
    Perchè deve essere così difficile capire che ognuna di queste persone non è venuta qui per fare un viaggio ma per fuggire da situazioni tragiche, dove la vita è appesa ad un filo, dove ogni giorno puoi essere preso, imprigionato, torturato……
    Grazie Harielle, per aver dato voce a tutti i Salifu del mondo!

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  8. …..le brutture del mondo non smetteranno mai di lasciar segni dentro di me…..
    eppure un mondo migliore esiste…può esistere…..
    ci credo ancora….

    ti abbraccio caro angelo….ti ho nel cuore…

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  9. Una storia di sogni da realizzare, speranze ma soprattutto di realtà, una comune realtà in alcune aree del mondo anche non tanto lontane da noi.
    Un racconto vivo.

    Sono passato per gli auguri e mi sento fuori posto.

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  10. Ciao Rosy, anche a nome di Vincenza ti faccio i miei più sinceri auguro di BUON COMPLEANNO!!!
    Qui oggi è una giornata grigia e afosa, mi auguro che da te ci sia un meraviglioso sole.
    Ancora tantissimi auguri, con amicizia,
    Vito e Vincenza.

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  11. Ho visto la tua “icona” avatar da Naz. Io sono Marghian.
    marghemarg.wordpress. com
    Qui trovi molto di piu’ che cliccando sul nome che appare sopra- o sotto – il commento.
    Ciao.
    Marghian

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  12. 🙂 harielle!!!!!! Ciao. Chiaro che la mia non era una “pretesa”…..ma ci sei venuta e..:) mi fa tanto piacere!!!!!!
    Ah, Pink Fòoyd..la canzone!!! A me piace tantissimo. Sai come la chiamo ora? “manon”! Mi dirai: “ma..non?”
    Si!!!! Una dozzina di anni fa, forse piu’, la “manon lescaut” fu resa in “telefilm a puntate.
    *Colonna sonora? “Shine…on your…crazy diamond”-senza il testo naturalmente…con la musica suonata che c’e!!!-.

    Ma su questa canzone io non posso esprimermi in termini di “preferita”, se mai di “preferite”: i miei gusti musicali spaziano da Mozart a Bob Marley, da Puccini a Baglionim dai Qween a Milva, dai pink floyd ai cantanti melodici ed alla musica etnica.
    Diciamo che “manon” e’ una delle mie preferite… del genere.
    Ah, altro mio amore musicale..il country!!!!
    La.. prestetazone, gia’…. 🙂 la devo ancora scrivere-quella del post, che ricalchera’ cio’ che ho scritto a naz, commento sopra-.

    Ciao Harielle e..grazie!!!!
    Marghian

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  13. 🙂 OOps….non e’ che per “presentazione ( e non “presetazione” come ho scritto io!!!) intendevi il PROFILO? (“about marghian” Salve, sono Margh…mi sa che e’ proprio cosi’,ed i ho “capito”: presentazione..nel post!!!).
    La storia del perche’ io chiamo scherzosamente ia canzone “manon” mi e’ rimasta impressa per un fatto curioso, infatti una sera, all’epoca, mi trovavo in piazza con degli amici.
    Da una certa distanza sentii alcuni ragazzi dirsi “avete visto…*manon lescaut con i pink floyd?! C’e anche stasera, alle 21…”- Ed io “mah…???!!!”
    Rientrato a casa, la tele accesa, sentii la musica dei Pink e vidi la scena di “manon” e “lui” che si baciano, in un angolo. A quel punto esclamai: “Ora capisco!!!!!!” Ciao Harielle!
    Marghian

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