La giustizia spiegata ai quindicenni

Di sabato mattina le lezioni di diritto non possono per default essere troppo pesanti, soprattutto in una seconda superiore composta da quindicenni assonnati ed in pieno sviluppo ormonale, convinti di sapere già tutto della vita e desiderosi di assaggiarne il succo.

Così, dopo dieci – dico 10 – minuti dedicati alla spiegazione delle funzioni della magistratura e alla distinzione tra giustizia penale e civile, chiedo alla classe  di farmi degli esempi per vedere se hanno afferrato il concetto.

” E’ semplice , prof” – dice F., biondina dai grandi occhi, perennemente distratta, ma a quanto pare non oggi. ” Se litighi con il vicino di casa  per il parcheggio condominiale, è giustizia civile, se Corona viene condannato, è giustizia penale”.

Alla parola “Corona” – pof – tutti gli occhi ancora intrisi del sonno mattutino si spalancano di colpo, come se la mano invisibile di Adam Smith (economista che alcuni dei miei cari quindicenni ancora considerano una sorta di Harry Potter dai magici poteri) avesse spruzzato elisir di caffeina nell’aula. Tutti vorrebbero commentare il fatto del giorno, ed io invece non voglio diventare una copia della Barbara d’Urso, cui mi accomuna solo l’origine e il lieve accento napoletano.

Chiedo così ai ragazzi di esprimere solo il loro parere da giuristi in erba quali sono. “Proessorè” – esordisce S., con aria trionfante – me faccia dì che quel povero ragazzo è solo ‘na vittima”. E a questa affermazione molte testoline castane e bionde assentiscono con aria saggia, qualcuno dice “E’ così” ”  ‘Na vittima?” – mi faccio trascinare io dal rotondo dialetto romanesco ” E perchè?”

E da questo momento in poi è tutto un alzare le mani, vociare, voler dire la propria. La sintesi è questa: in un mondo di ladri e assassini in cui viviamo, con quello che poi per giunta fanno i politici, i giudici se la prendono con uno che 

1- per le ragazze è un gran figo e così bello che ha fatto pure cadere in amore la Belèn, e aveva soldi, molti soldi

2- per i ragazzi, aveva tutto quello che si vuole raggiungere, macchine di lusso, donne e soldi, molti soldi.

Lo sconforto mi assale, ma con tono neutrale chiedo ai ragazzi: “Ma secondo voi una persona che fotografa un personaggio famoso che sta con una donna diversa dalla moglie, per poi estorcergli denaro minacciando di rivelare a sua moglie il tradimento, a parte che commette un grave reato penale che si chiama estorsione, secondo voi agisce moralmente in modo corretto?”

“Beh – soppesa la questione L. , con l’aria di saperla lunga sull’argomento “sa che le dico, prof? E’ un saggio, uno che fa così”

Sto per ribattere “Ah, si?” quando interviene I. “Ma si, perchè lui, anziché rovinare il noto calciatore,  vendendo ai giornali scandalistici le foto, ha cercato di salvare la famiglia”  “Facendosi dei soldi in modo illecito?” incalzo io . “Ma che illecito, proessorè” risponde ancora S. ” lui cercava di far del bene e di farsi del bene”

 

Ho indetto un mini referendum per alzata di mano e la tesi del povero fotografo benefattore dell’umanità è stata di gran lunga la più votata, con disagio dei pochi che, quasi vergognandosene, hanno alzato la mano per dire che no, ricattare è un brutto reato e merita di essere punito con la prigione.

A questo punto ho ripreso la parola e ho parlato del reato di estorsione e della morale, poi ho proposto ai pargoli un giochino. Associare ai colori del semaforo dei giudizi di valore. Verde, se la morale e la legge vanno di pari passo. Giallo, se il fatto non è illecito per la legge ma non è rispettoso della morale, per esempio tradire il coniuge. Rosso, se il fatto vìola insieme sia la legge che la morale.

La campanella ci interrompe sul più bello ed io sconvolta passo nell’altra classe, una terza di ragazzini più tranquilli e studiosi. Mi guardano sorpresi quando li interpello per conoscere il loro parere sul caso Corona. “Prof, è un cretino e un farabutto” sintetizza per tutti O, il più vivace ed estroverso della classe, mentre molte teste fanno il cenno affermativo. “Quindi per voi non è un eroe?”

“Macchè, è solo uno s…” dice la studentessa G. che si interrompe sulla prima lettera dell’aggettivo sostantivato per rispetto della sua insegnante.  “Ma davvero dobbiamo parlare di lui, prof?  Ne parlano già tutti i programmi tv” chiede G, studentessa romena. ” Si, oggi lei ci aveva promesso di spiegare le obbligazioni con la lavagna multimediale” conclude l’appello S. dai grandi occhiali, e molti annuiscono.

Un gran sorriso da parte mia, e un “grazie, ragazzi, mi sento meglio ora”… mentre raccolgo occhiate del genere “che avrà la prof di diritto oggi?” e partiamo con le slides.

Per fortuna, non siamo tutti uguali…non solo tronisti, ma anche piccoli giuristi crescono 🙂

 

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23 thoughts on “La giustizia spiegata ai quindicenni

  1. I ragazzi crescono e crescono insieme a loro anche i pensieri da un anno all’altro fanno cambiamenti enormi ecco perchè occorre loro una guida che li faccia pensare e ragionare sicuramente i tuoi ragazzi quindicenni il prossimo anno saranno diventati studenti più adulti e più maturi la loro proff. è bravissima Un caro saluto a te e a tutti i tuoi studenti ciaoooooooo

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    1. Si, loro per fortuna da un anno all’altro maturano, non come certi imbecilli che commemorano la giornata della memoria esaltando i dittatori, per quelli non c’è rimedio…e gente come il fotografo è esaltata proprio da certi esempi…un bacio, Gabry

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  2. Mi auguro che almeno la metà dei ragazzi della prima classe a fine anno rifletta e abbandoni il disonesto in questione al destino che s’è cercato perchè questo soprattutto devono capire i 15enni di oggi: il ricatto, l’estorsione, la disonestà portano (o dovrebbero portare…) dritto al carcere e divenire tali per esplicita e propria volontà è la scelta di vita più stupida che si possa fare. Altro che divetto e furbetto…

    Ciao Harielle, continua a fare lezioni di giustizia, di diritto, di legalità : ce n’è tanto bisogno.

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    1. Cara Marirò, sai meglio di me per aver contatto con i giovani quanto sia forte il ruolo dei mass media e di certe trasmissioni…mi chiedo come mai, sapendo di avere tanta responsabilità nell’influenzare questi ragazzi fino a stravolgere in loro il senso della normalità, non si diano uno statuto autoregolato…ma forse, la risposta è che preferiscono così…meglio l’utile idiota che il cittadino consapevole…che tristezza. Un abbraccio

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  3. Sono molto perplesso sulle generazioni che stanno crescendo, che stiamo crescendo. Ci sono entrambe le “linee di pensiero” che tu hai riportato qui. Però a volte ho la paura che la prima, quella che giustifica l’illecito purché porti a un vantaggio personale, quella che mette da parte la morale, sia quella dominante. D’altra parte, con gli esempi che ci sono in giro…
    Speriamo bene, e lavoriamo perché non sia così.

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  4. Che sollievo leggere la seconda parte del tuo racconto….Ero già, non dico rassegnata, ma quasi a pensare di quanto sia potente il martellamento mediatico che fanno. Poi ho pensato che questo osannare dei cretini in ragazzini che tutti vogliono più grandi di quanto non lo siano, sia una forma di insicurezza e sfida che li porta a comportarsi così. Lo sanno bene il valore che si può dare a certa gente, ma devono dire all’incontrario per dimostrare di essere grandi. Visti gli esempi che ci sono in giro e che piovono dall’alto.
    Ti faccio un esempio: Quanti sbuffi e contrasti con le mie figlie quando insegnavo loro come comportarsi, io non sapevo più cosa fare ed ora…ripetono esattamente, con le proprie figlie.quanto io ho fatto con loro. Roba da…. ma i ragazzini sono delle spugne e assorbono tutto, io credo che occorre dare il cosiddetto buon esempio e trasmettere sani valori, ora brontolano, ma restano però in loro e lo dimostreranno quando saranno più grandi.
    Angelo continua così, tu sei sulla strada giusta, i tuoi alunni captano quello che vuoi dire loro.
    Abbraccio.

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  5. Esemplare quanto scrivi a proposito del diverso concetto tra ciò che sta nelle regole e quelle che stanno fuori. Non parlo ovviamente di giusto o errato, perché potrebbe essere soggettivo, quanto la diversa percezione del caso Corana tra i due gruppi di ragazzi. Piuttosto mi soffermo sulle regole, più oggettive e quindi più facilmente riconducibili entreo binari ben definiti.
    Se le regole esistono, e le leggi appunto sono regole per antonomasia, si devono rispettare, indipendentemenyte dal censo.
    Esempio se rubo una gallina e finisco in priogione, anche chi ruba un milione di euro deve finire in prigione. Purtroppo si da il caso inverso. Chi ruba tanto se ne sta fuori, e il poveraccio no.
    Felice serata
    Un caro abbraccio

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  6. Questi ragazzi mi sconcertano perchè capaci di cambiare da un anno all’altro. In fondo tra quelli di seconda e terza c’è solo un anno di differenza eppure le riflessioni e gli interventi diversissimi fra loro. Consolati Rosy, sperando che la massa sia come quelli di terza.Sono fortunati ad averti come insegnante. Ciao e buon lavoro . Un abbraccio grande.

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  7. Il 29 dicembre risposi al tuo post su Ruby parlando di Ugo, il gattino di mia figlia.Oggi Ugo ha raggiunto Ruby nel paradiso dei micetti, aveva 16 anni ed un linfoma, tanto amore da dare ma era stanco, ha reagito finchè ha potuto ed ora si riposa. Volevo dirtelo perchè so che capisci cosa si prova…..

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