Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano

Emily Dickinson:

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano.
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano

Stamattina ho  ripensato a questi versi dopo una conversazione con un mio alunno, un ragazzo diciassettenne roso dal dispiacere per la malattia della madre.

Davide, chiamiamolo così, è uno studente recentemente arrivato dalla capitale nella mia cittadina e trasferitosi  al terzo anno del corso economico dopo aver lasciato il liceo scientifico. Nonostante il fatto che per lui le materie di indirizzo siano nuove, ha dimostrato subito di essere in grado di adattarsi alla nuova scuola e ai nuovi compagni, diventando in breve un punto di riferimento per i suoi compagni di classe.  Stamattina, durante il break dell’intervallo, Davide mi ha confidato che la madre soffre di una malattia degenerativa e che lui, figlio unico, è angosciato per la progressiva perdita fisica e per il fatto che spesso deve caricarsi delle incombenze domestiche, ma che soprattutto ha paura di perdere il centro dei suoi affetti familiari.

Mi è tornato in mente subito il periodo della mia infanzia ed adolescenza, alla malattia cardiaca di mia madre che in diversi anni l’ha portata a spegnersi lentamente, a quegli anni in cui io crescevo e facevo anche tutte le cose che le ragazzine fanno, come per esempio avere il fidanzatino o gli amici, ma contemporaneamente vivevo anche quella sottile angoscia della paura di perdere la mia mamma, sempre più piccola e debole, e nonostante tutto, il faro che guidava la mia vita.

La donna che ascoltava Davide era tornata per un momento quella ragazzina, ma poi si è ripresa. Riconoscendo negli occhi del mio studente l’angoscia, mi sono sorpresa delle cose che gli ho detto per dargli coraggio. Gli ho detto che doveva guardare sua madre con speranza, perchè lei si sarebbe rispecchiata nello sguardo del figlio e avrebbe trovato il coraggio di andare avanti. Che nella malattia c’è anche un lato che ci spinge ad evolvere la nostra sensibilità e la nostra coscienza, perchè attraverso il dolore degli altri impariamo a conoscere il male in noi stessi. Che bisogna coltivare pensieri positivi e ad affidarsi al destino.

Mentre Davide mi ringraziava con parole che solo per modestia taccio qui, eravamo entrambi con le lacrime agli occhi. Ed io ho finalmente capito di essere cresciuta, di aver superato il grande dolore della mia vita e di avere imparato una lezione dalla vita. E, come dice la mia poetessa preferita, se potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano.

If I can stop one Heart from breaking

I shall not live in vain
If I can ease one Life the Aching
Or cool one Pain
Or help one fainting Robin
Unto his Nest again
I shall not live in Vain

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9 thoughts on “Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi, non avrò vissuto invano

  1. Nessuno vive invano se si pone all’ascolto degli altri,e tu l’hai fatto molto più di quanto tu pensi. Hai rivissuto l’esperienza di ragazzina e solo guardandoti, dentro attraverso gli occhi di quel ragazzo, ti sei finalmente liberata e cresciuta un altro poco.
    Ammiro la tua personalità e la tua voglia di metterti in gioco e mi sono emozionata.
    Abbraccio.

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  2. Quando il cuore si è aperto agli altri, come lo è il tuo, sia consapevolmente che inconsapevolmente si donano gocce di vita a chi ne è assetato. A volte basta anche il solo ascolto, se fatto con vera com-passione, a volte con quelle parole che sono come una medicina per il cuore malato…..
    Grande Harielle, sono contenta di averti conosciuto, anche se solo su queste pagine…..

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  3. Una storia che fa pensare e riflettere, perché non è facile per una ragazza crescere in fretta tra vita da adolescente e impegni familiari. Tanto meno è facile per un ragazzo mentalmente meno plasmabile alle incombenze cosidette femminili.
    Ognuno di noi trae dal suo intimo quelle parole che servono al momento e tu ci sei riuscita pienamente.
    Stare accanto a una persona, che si ama, mentre si ripiega su se stessa per colpa di una grave malattia è triste ma ci consente di acquisire quella sensibilità che poi riusciamo a trasmettere negli altri.
    Felice serata
    Un abbraccio

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  4. Come ti capisco Zietta… e come capisco Davide… avevo 18 anni quando la mamma se n’è andata e non è stato facile.
    Anch’io amo Emily Dickinson e questa poesia penso rispecchi in pieno quello che è per me il mio lavoro ora.
    Ti abbraccio fortissimo… ti voglio bene!

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