Allama Iqbal : poesie dal Pakistan

Il corso di lingua e cultura italiana, iniziato 6 mesi fa a titolo di volontariato, volge al termine e per commemorare l’esperienza, noi dell’associazione abbiamo deciso di pubblicare gli scritti dei nostri studenti, e di inserire, nel notiziario, anche elementi di storia e letteratura romena e pakistana. Di Eminescu, il più importante poeta romeno, voglio parlarvi in un prossimo post, oggi vi voglio presentare Allama Iqbal, dal Pakistan.

Capita che mentre stai lavorando allo speciale dedicato alle storie dei migranti del corso, ti innamori di una poesia del più celebre poeta pakistano.

Sir Muhammad Iqbal (Sialkot, 9 novembre 1877 – Lahore, 21 aprile 1938) è stato un poeta e filosofo pakistano di origine indiana.
Viene considerato il poeta nazionale pakistano. Muhammed Iqbal (Urdu محمد اقبال) viene spesso titolato che significa “ʿAllāma Iqbal, sapientissimo ” (in arabo: ‏علامہ اقبال‎),[1] per sottolineare la sua grande erudizione. La maggioranza delle sue opere sono state scritte in lingua persiana.
Iqbal conseguì il suo Master of Arts in Filosofia a Lahore, allora parte dell’India britannica. Tra il 1905 e il 1907 studiò giurisprudenza e filosofia a Cambridge, Monaco di Baviera e Heidelberg.
Erano questi gli anni che portarono il poeta Iqbal a paragonare l’Oriente e le sue filosofie con quelle dell’Occidente. Consapevole che la cultura islamica era in declino, sviluppò al suo ritorno in patria il desiderio di riportare la cultura musulmana alle antiche glorie spirituali. Per ottenere ciò predicò la solidarietà islamica.

Silente davvero è la luce lunare, 
Silenti sono i rami degli alberi, 
Silenti i musicanti della valle, 
Silenti le verdi creature dei monti. 
La natura tutta tutta inebriata 
Riposa nel grembo della notte. 
Tale è l’incanto di questo silenzio 
Che persino il Neckar s’è fermato. 
Silente è la carovana delle stelle, 
Una carovana senza le campanelle. 
Silenti le colline, il fiume e la valle: 
La natura s’è persa in contemplazione. 
Oh, mio cuore! anche tu troppo silente, 
Soffoca il dolore nel tuo seno e dormi.

Sempre più affascinata dai versi di Allama Iqbal, poeta pakistano, vi propongo questa poesia come viatico per il fine settimana:

Vengo dal vasto mare, dalle cime de’ monti,
ma non conosco il luogo lontano dove sono nato.
Al triste uccello porto messaggi di Primavera,
in fondo al suo nido riverso gelsomini d’argento.
Rotolo sopra l’erba, e allo stelo del tulipano m’avvinghio,
e colori e profumi gli spremo nell’intimo seno;
e, a che non si pieghi a mie carezze il suo gambo,
soavissimo e lieve mi abbraccio al colle del fiore.
E quando il Poeta lamenta il dolor dell’Amica
alitando a fiotti, mi mescolo ai suoi melodiosi sospiri.

Muhammad Iqbal (Sialkot, attuale Pakistan 1877 – Lahore 1938)

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7 thoughts on “Allama Iqbal : poesie dal Pakistan

  1. Un interessante spaccato di un mondo apparentemente lontano ma che ormai è molto più vicino di quello che comunemente si pensa.
    Complimenti a tutte voi che vi prodigate per far conoscere la nostra lingua agli stranieri

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  2. Il desiderio gira a piedi nudi
    nella pancia dell’uomo, e bussa:
    desiderio di bere, di mangiare, di escreare
    una volta per tutte le chiavi nel burrone.

    Se ti chiudo la porta in faccia sono morto;
    se ti apro è la fame
    di come ti presenti – la tua forma,
    e questa porta fa parte della mia.

    Siamo stati creati, ma non finiti:
    la musica è perfettibile nella canna
    del flauto, ci vuole la falce e la lontananza
    e il desiderio di danzare sul suo piede.

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