Unioni civili e pari diritto all’amore: l’amore conta

10 anni fa per la prima volta visitai Madrid, una delle mie città preferite da allora in poi.

Era da poco stato eletto Zapatero e in città si respirava un’aria di speranza, di fiducia nel cambiamento.

Da pochi giorni era stata varata la legge sulle unioni civili.

L’hotel assegnatomi dall’agenzia turistica era a pochi passi dalla Gran Via, l’arteria principale che attraversa tutto il centro, e il quartiere in cui si trovava era il Checua, che scoprii essere noto come il quartiere gay.

Camminando per le strade con mia figlia, all’epoca scolaretta delle scuole medie,  incontravamo spesso coppie dello stesso sesso che si tenevano per mano, ridevano abbracciate, sorridevano spensierate senza dover più nascondere al mondo i loro sentimenti.

Certo, disseminati per le stradine c’erano anche locali che annunciavano strip tease e peep show maschili, quelli non li abbiamo visitati quindi non saprei dirvi, mentre rimasi colpita da come mia figlia assorbisse con naturalezza e tranquillità scene normali di esternazione dei sentimenti cui non eravamo abituate nel nostro Paese.

Anni dopo, il migliore amico di mia figlia, un quasi fratello con cui è cresciuta insieme e con cui ha condiviso tutti gli ordini e gradi di scuole fino al liceo – solo all’università hanno seguito scelte diverse – ha dichiarato il suo orientamento sessuale e ha presentato a familiari e parenti il suo fidanzato. Un bravo ragazzo, studente come lui e sempre sorridente, dolce e affettuoso.

Anche in questo caso, ogni volta che li vedo insieme (peraltro escono spesso con mia figlia e il suo ragazzo)  ritrovo quella spontaneità e naturalezza incontrata anni prima a Madrid. In quella città sono tornata più volte e l’ho vista abituarsi alle unioni civili, ora nemmeno più mostrate così in pubblico, perchè come assorbite dalla coscienza collettiva, sdoganate, diremmo noi italiani che abbiamo un talento nell’inventare neologismi.

Ho anche  visto la Spagna piegarsi e poi lentamente risollevarsi in seguito all’attentato di Atocha, alla crisi economica, ai cambiamenti politici conseguenti, ma questo è un altro argomento di cui magari parlerò in un altro post.

La conclusione del mio intervento è semplice, lineare come un sillogismo dettato dal rasoio di Occam. Se più o meno in tutti gli Stati dell’Unione Europea esistono leggi che tutelano le unioni tra coppie gay, perchè nel nostro il varo di una normativa similare a livello nazionale stenta a decollare? Esistono attualmente solo delibere di singoli comuni, su registri civili, tra cui Roma.

Si tratterebbe di un passo avanti di significativa civiltà e di raggiungimento di pari opportunità, che il Paese che  un tempo menava vanto di essere culla del diritto romano e dell’innovazione giuridica coraggiosa dovrebbe ormai compiere.

Lasciando a tutti la libertà di scegliere, di essere, di poter essere se stessi. Senza polemiche, ostentazioni, finzioni, prevaricazioni.

Pensando solo che esiste il diritto all’amore.

Perché, per citare il Liga, l’amore conta . Ed è universale, trasversale, sempre uguale, per tutti.

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5 thoughts on “Unioni civili e pari diritto all’amore: l’amore conta

  1. La stranezza è che le resistenze maggiori si annidano tra chi, più o meno, ha rapporti omo. Vedi i tanti scandali che hanno visto protagonisti personale religioso.
    Quanto il rapporto omo è naturale, senza forzature, francamente non mi da fastidio. Però ci sono delle volte che l’ostentazione è più rivolta a mettersi in mostra o a fare polemica. Beh, in questi casi non sono molto d’accordo.
    Quello che hai citato nel post è del tutto condivisibile e mi sembra del tutto naturale.
    Felice sera
    Un abbraccio

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    1. Si, infatti, come dici tu, le ostentazioni sanno di forzatura, ma ritengo che avvengano proprio perchè c’è un risentimento verso le assurde limitazioni imposte dalla legge. In effetti ora in Spagna, a 10 anni dalla legge, nessuno si scandalizza più per le coppie gay e quindi nessuno si sente in dovere di scandalizzare con atteggiamenti fuori le righe. Buona giornata!

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