Bocciature a scuola, un bene o un male?

 

Tempo di scrutini, tempo di agitazione nel mondo della scuola. Fino ad ora in questo blog non ho parlato della cosiddetta e famigerata “buona scuola” del governo di Renzi, non certo per mancanza di opinioni, ma perchè talmente avvilente e squalificante tale cosiddetta riforma  appare, che l’unica risposta possibile è quella a livello sindacale e di movimento. Nel post invece vorrei parlare della valutazione e della cosiddetta “bocciatura” degli studenti, argomento quanto mai attuale in questi giorni.

Quest’anno scolastico è terminato in modo ancor più convulso, con il blocco degli scrutini per protesta nei giorni 9 e 10 giugno e il successivo rinvio degli stessi in orari anche impossibili nei giorni successivi, un tour de force per arrivare in tempo e garantire l’apertura delle procedure degli esami di Stato che iniziano per le commissioni esaminatrici già il 15 giugno. Come forse sapete, insegno in un istituto superiore.

Tuttavia, una cosa positiva c’è stata in questo dilazionamento dei tempi: essendo comunque  quasi tutti presenti anche se autosospesi dal servizio negli orari degli scrutini sospesi per sciopero, si è parlato informalmente e più a lungo del solito della valutazione degli studenti. Si sono scatenate le solite discussioni interminabili tra  prof propensi a salvare l’alunno a tutti i costi e quelli come me che invece ritengono giusta una distinzione rispetto agli obiettivi raggiunti.

Le motivazioni dei docenti sono spesso diverse e legate al proprio vissuto personale, ho notato. E durante gli scrutini succede sovente che un gruppo di professori di materie diverse si accapiglino, discutano, perorino cause pro o contro, come in un’arena. Sarà lo studente Tale capace di sostenere un esame di maturità anche se è arrivato a giugno con 4 insufficienze gravi? Sarà la studentessa Caia, anche lei pervenuta alla valutazione finale con tanti 3 e 4 troppo sconvolta dalla mancata promozione, al punto che potrebbe fare qualche gesto sconsiderato? E giù una sfilza di idee e di considerazioni, di pressioni  operate dal dirigente scolastico di turno sugli indecisi e infine il voto.

La mia opinione è maturata in quasi trent’anni di esperienza scolastica, ho iniziato a insegnare appena laureata e non cambierei questa professione con niente, forse solo se mi dedicassi a tempo pieno all’altra mia passione che esercito nel campo del volontariato, aiutare i migranti.

 Nella scuola come nella vita, ritengo che a volte occorra anche accettare di impiegare un po’ di tempo in più per raggiungere un obiettivo. E lo dice una che sui Bes (acronimo tutto scolastico che sta per bisogni educativi speciali ) e l’inclusione si è ampiamente formata e che dialoga moltissimo, quotidianamente, con gli studenti.

Si rischia altrimenti di incappare in un buonismo generico, e su questo piano anche le promozioni facili derivano dalla stessa mentalità, perché nell’immaginario collettivo aiutare uno studente significa automaticamente dargli la promozione anche se immeritata, mentre è vero il contrario, perché mandare uno studente senza basi in una classe successiva significa danneggiarlo, sottoporlo ad un lavoro e ad uno stress che non sarà capace di sostenere, oltre a provocare una grave ingiustizia nei confronti di coloro che hanno ottenuto la promozione con le loro forze.

L’errore secondo me è attribuire una valenza sociale negativa alla mancata promozione, che invece dovrebbe essere considerata con serenità e sempre nell’interesse dello studente, un anno in più talvolta può contribuire alla crescita e alla assunzione di responsabilità. 

Quando ero ancora una giovanissima insegnante, ricordo che questa cosa me la insegnò il mio alunno O.  Non studiava mai, e per questo arrivò alla maturità invece che nei 5 anni prescritti, quando ormai aveva 21 anni. Eppure, una volta uscito di scuola con il minimo previsto si iscrisse ad Economia e Commercio , e ora è il giovane presidente dell’ordine dei commercialisti del distretto. Mi incontrò qualche anno fa e ringraziò me e i miei colleghi per aver avuto pazienza con lui: “Avevo bisogno di più tempo” , mi disse.

In effetti, non sono assolutamente contraria alle promozioni, ma ritengo che sia importante seguire il percorso di crescita, sia personale che scolastico, di ogni alunno in modo serio e consapevole.         E come nella vita si deve imparare a fronteggiare un ostacolo, in questo ci si può imbattere anche nella scuola superiore. Che non a caso termina con l’esame detto “di maturità”.

Parola imbarazzante, infatti è stata sostituita con il generico termine “esame di Stato”. Mah….

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3 thoughts on “Bocciature a scuola, un bene o un male?

  1. penso che occorra molta professione e molta intelligenza nel saper valutare un alunno conoscerlo bene valutare l’ambiente in cui vive sicuramente voi insegnanti avete una grande responsabilità perchè è semplice bocciare,ma promuovere è più difficile. La promozione aiuta secondo me l’allievo a responsabilizzarsi, ma sopratutto a non fargli perdere quegli anni che potrebbero pesare per il suo futuro qualsiasi esso sia, Ciao dolcissima e brava Harielle sono sicura che tu saprai fare le scelte giuste in bocca al lupo buona domenica

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  2. Ho insegnato per tre anni in un istituto superiore quando il sei era quasi un obbligo – allora c’erano ancora i voti -. Però onestamente non era la mia strada e ho preferito abbandonare il tutto – ero a tempo inderminato e sarei divenatato di ruolo con un corso burletta.- per affrontare un mondo ignoto lontano da casa. Col senno del poi, scelta azzeccata ma non è di questo che voglio parlare. Gli alunni potevano essere i miei fratelli minori, perché tra me e loro c’erano pochi anni. però ritenevo poco educativo dare il sei anche a chi non lo meritava per due motivi. Il primo avrei tolto l’incentivo a chi si applicava, anche se stentava a raggiungere la sufficienza, Il secondo era che poi uscito dalla scuola sarebbe stato un frustrato.
    Certo la bocciatura per qualcuno poteva essere una tragedia, per altri una giusta sferzata per maturare – sono d’accordo sul termine ‘maturità’ dato a quell’esame finale -. Quindi cerchavo di aiutare, chiedendo la collaborazione dei compagni per chi faticava e nonostante tutto la scuola non era adatta a lui. Per altri ero più rigoroso, perché sprecavano tempo e qualità.
    Quindi capisco le tue parole e le condivido.
    Una serena domenica.
    Un abbraccio

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  3. Hai perfettamente ragione. Al secondo anno sup. fui promosso per grazia ricevuta, ma ero talmente zoppicate in un paio di materie che l’anno dopo organizzai per bene la mia bocciatura. Da ripetente i risultati furono buoni 😉

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