A Patrizia, Altrove

Ripubblico un articolo di questo blog scritto a caldo per la morte della mia amica Patrizia, di cui oggi ricorre il 5^ anniversario della scomparsa. All’epoca dalle mie parti insolitamente nevicava: dopo 5 anni chi l’ha amata ha ancora ilgelo nel cuore.

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove
Morgan, Altrove

E’ il post che non avrei mai voluto scrivere, quello che annuncia che la tua battaglia contro la devastante malattia che ti colpì un anno e mezzo fa, è andata persa.

Stamattina, quando ho ricevuto la chiamata, ho visto sul display del portatile il tuo numero e mi sono rallegrata per un attimo, “Patrizia sta meglio, mi vuole parlare” mi sono detta, anche se sapevo che da quando lunedì scorso eri tornata dall’ospedale non stavi bene, ma non era la prima volta che queste infauste previsioni si sbagliavano, la tua tenacia è sempre stata fortissima.

Stavi male, non riuscivi più a camminare se non con l’uso del bastone, eppure incedevi con la schiena eretta.

Ed ora che ti ho vista sdraiata su un letto con tua madre e tuo marito a tenerti il viso e le mani, sembri una bambola di cera dall’aria assente ma non più sofferente.  Elegante come sempre, composta come al solito, anche nella morte. Ho tante cose ancora da dirti, e credo te le dirò sempre, nel silenzio dell’anima, sento già da subito che sarai un altro angelo che mi accompagnerà nella vita. Un angelo dal carattere schietto che ti dice  senza perifrasi : “Stai facendo una st****ata, lascia perdere, amica mia” e che ti dimostra il suo affetto più con le azioni che con le parole.

Mi hai inserito, io sola con la mia bambina e senza parenti vicini a me, nella tua famiglia variegata e composita, facendomi sentire parte di essa. Alice sapeva che, quando io ero al lavoro, avesse dovuto perdere le chiavi, poteva rivolgersi a te. Venti anni di amicizia senza mai un litigio o un minimo dissenso. Piccole abitudini condivise, piccole celie, come quando in estate venne a trovarti mia sorella da Novara  tu ti vantavi che l’orzo fatto da te fosse molto migliore di quello che facevo io, per punzecchiare me, caffeinomane incallita.

Non avrei mai voluto ascoltare quella voce al telefono che mi diceva quanto temevamo da tempo. Dopo i fiori raccolti, i fiori piantati, hai deciso di andare altrove, come recita il brano di Morgan, il cantante che amavi tanto.

Addio, Patrizia, dolce amica mia, sei stata per me famiglia, rifugio, consolazione, casa.

Ti amerò per sempre, cuore mio…stammi vicina, come vicino a te ora, tra i tanti fiori, è un bouquet di rose bianche, il mio ultimo regalo.

Buon 2017

2017

E’ cosi’: ci affacciamo all’ultimo giorno di dicembre con l’animo sospeso tra un velo di malinconia, sottile come brina per la fine dell’anno, e un brivido di eccitazione e … anche di paura per il nuovo periodo che verrà.

Auguro ai miei cari, ai miei amici, ai miei studenti, a me stessa che il sole ci illumini sempre, che i sogni si realizzino, che la luce che è dentro di noi guidi il nostro cammino, talvolta difficile e faticoso, ma sostenuto sempre dall’Amore .

                                      Buon 2017 a tutti dal vostro angelo Harielle

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Creazioni manuali e feedback familiari

tisana-contro-tosse

E’ inverno e  nonostante le giornate, lavorative e non, siano scandite da ritmi piuttosto frenetici, mi viene voglia di rintanarmi di più in me stessa, di stare  al calduccio con una tazza di tè, e da un po’ di tempo mi è venuta in mente l’idea di di riprendere in mano i lavoretti di maglia che non ho mai completato, eppure stanno lì da anni a chiedere perché.

Così, da qualche giorno ho ripreso in mano l’uncinetto con l’idea di rispolverare le ammuffite abilità e ho constatato con sorpresa che queste, come quando si torna in bici dopo tempo, sono subito ritornate alla mente:incredibile!

uncinetto

Parlandone entusiasticamente con Cat, la mia sorella mediana, ho subito ricevuto il feedback in lessico familiare per dirlo alla Natalia Ginzburg, dell’impatto delle mie incursioni nel campo della manualità sul resto della famiglia. ” Ah, bene, adesso ci riempirai quanto meno di presine per la cucina, come lo scorso anno di candele, e l’anno ancora prima di cestini di carta riciclata, e ancor prima il restauro di mobili rovinati  🙂 ”

Il tono era tra lo scanzonato e il rassegnato. L’altra sorella, Anna, diplomaticamente non si è ancora pronunciata, ma sicuramente, ordinata com’è ( non riesco a pensare come possiamo essere diverse in questo) avrà cominciato a pensare dove stoccare le new entries 😀

restauro-mobili

Ebbene si, forse perché sono nata sotto la stella dei Gemelli, segno curioso e incostante nell’applicazione, mi piace cambiare e spaziare negli hobbies a cui mi dedico con passione fino ad un certo punto, salvo arrivare a stancarmi e ricominciare dopo un po’ con altre occupazioni. Nelle foto che vedete potete ammirare,si fa per dire perché non sono perfette, alcune delle mie creazioni manuali.

candele

Questa volta, con il ritorno di fiamma della passione per l’uncinetto, mi riprometto di terminare il lavoro lasciatomi da uhm, quanti anni? diciamo almeno 10 anni da mia nonna, che fiera ultranovantenne in pensione da quando aveva 60 anni, si era dedicata dalla mia nascita in poi a tutti i lavori di maglia e uncinetto con tutte le varianti possibili, arrivando nel corso del tempo anche a sferruzzare vestitini per mia figlia.

Uno dei suoi ultimi Natali mi consegnò un centrotavola in cotone ecru,quelli che già allora avevano un vago gusto rètro e che ora ho visto parecchio apprezzati nei mercatini vintage.”Finiscilo tu, Rosè” mi disse, facendomi comprendere con stupore due cose:1) che mi considerava degna di terminare il lavoro, pur avendomi rimproverata per una vita per la mia sciatteria nei lavori di maglia e 2) che, più realisticamente,  tra le varie nipoti e conoscenti si poteva affidare solo a me, unica che pur pasticciando, l’aveva seguita nel suo hobby 🙂

copritavolo

Nell’arco del tempo, ogni tanto ho completato qualche giro di questo copritavolo per tavolo tondo, che ormai non vanno più di moda, e i cui giri nella parte finale, richiedono un tempo lunghissimo di completamento. Ha ragione mia sorella Cat, io sono più un tipo da presine per la cucina, da cappellini, da copritazza, da maglioncini per figlia e nipoti neonati (altri cimenti di tempi passati)

Però, magari nelle feste di Natale,davanti alla tv e al calduccio, qualche giro all’uncinetto voglio darlo, al centrotavola. Che uso già  per le grandi occasioni, perché non si vede mica che manca il completamento. E mi piace farlo ogni volta immaginando lo sguardo corrucciato e insieme sorridente di mia nonna dalla nuvoletta che vede la nipotastra pasticciona seguire i suoi consigli e cimentarsi in quella che era la sua arte…era? chissà se in Paradiso  si sferruzza?

I miei amici blogger di sesso maschile si saranno annoiati,mi sa, ma se hanno letto fino in fondo avranno imparato qualcosa di più sull’universo femminile….buona settimana dal vostro angelo, in questa foto più giovane con figlia piccola, insieme alla mitica nonna Caterina

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Anni sfogliati come petali di margherita

Giorni di riflessione, di umore malinconico alla notizia della scomparsa di una ex compagna di classe al liceo. Ed è già la terza del gruppo che ci lascia, e non siamo in età di naturale estinzione, vi assicuro.

Vengono  spontanei il desiderio e l’urgenza di  rileggere quei giorni di scuola, a cavallo tra gli anni ’70 e 80, vissuti velocemente e dispersi via come petali di margherita,in cui senza saperlo si viveva uno dei periodi più controversi e vivi della storia recente.

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Siamo cresciuti a rock & reggae, a musica degli Inti Illimani e cantautori italiani . Giorni in cui si andava a scuola contestandone le istituzioni, perché avevi docenti come la professoressa Alfano,  che non volevano leggere in classe Pasolini, in quanto “persona immorale”.  Anni in cui sotto i banchi circolavano i versi di Neruda e Garcia Lorca in spagnolo, libretti intriganti come “Porci con le ali”(che oggi fa sorridere anche mia figlia), il libro rosso di Mao e “la Porta stretta” di Gide, tanto per citare qualche titolo.

Anni di alti e bassi per adolescenti  come noi che hanno conosciuto l’ideale nella politica, a  14 anni,e che da allora, rimanendone affascinati, anche da adulti non si sono più ritrovati ad essere usati da qualsivoglia ideologia come una pedina silenziosa. 

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Anni durissimi in cui anche tu combattevi la battaglia verso il tuo corpo che cresceva e nel quale non ti riconoscevi più, verso il desiderio di conoscere ed essere sempre più testimone del tempo, verso genitori e nonne che avevano vissuto si la guerra  ma che non capivano  la guerra di ogni giorno, mamme malate che non sapevi che poi ti avrebbero lasciato presto, ahimè, anche loro rose sfiorite in fretta di cui non hai fatto in tempo ad assaporarne l’odore.  I giorni del terrorismo, la paura delle cariche della polizia o dei fascisti con i manganelli, entrambi senza pietà verso i soggetti più indifesi, vale a dire gli studenti come noi. 

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Erano anni in cui uscivamo con ragazzi bellissimi ma problematici, che erano o dolcissimi,  o così persi che non avrebbero più ritrovato la chiave per uscire dal loro labirinto di specchi. Anni  in cui si alternavano baci e sigarette scambiate, un cui stringevamo amicizie di banco e di vita che avrebbero lasciato il segno per sempre, in cui comunque si dica, la versione di greco e di latino si faceva sempre insieme e si riusciva abbastanza  bene a scuola, quasi senza studiare, a dispetto dei prof (un esempio precoce di cooperative learning, si direbbe oggi)

E su tutto, dappertutto, c’era la musica, quella musica dal rock americano  al reggae giamaicano,da Guccini, a De Andrè e De Gregori, musica che ti girava intorno, come la colonna sonora di anni meravigliosi e difficili, che ti avrebbero forgiato e creato il nucleo di quello che ancora siamo , di ciò, per dirla alla Montale “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. 

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Poi sarebbero  arrivati l’università, il lavoro, la famiglia, i figli, le responsabilità di una vita intera da adulta. Quei ragazzi sarebbero diventati filosofi, docenti, dottori, professori universitari, bancari, avvocati, linguisti.

Ma quel che siamo ancora oggi non è diverso da quel viso adolescente pieno di vita e di ideali, no. Ed è figlio di quegli anni. Quei petali di margherita non sono stati sprecati nel vento. Grazie a chi ha condiviso quel pezzo di strada con me. A chi c’è e a chi c’è ancora, seppure nelle Sfere Celesti. E dentro al cuore.

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Siediti ai bordi dell’aurora

Oggi, tramite whatsapp, una persona cara mi ha inviato questa breve poesia come augurio di buona domenica.

L’autore è Swami Vivekananda, un mistico indiano vissuto nell’800, i cui versi sono ancora adesso densi di bellezza e di significato.

L’ho trovata bella e confortante, così ho pensato di condividerla con voi tutti, amici di blog.

Per augurarvi buona settimana e ritrovarci seduti, anche virtualmente, ai bordi dell’aurora.

“Siediti ai bordi dell’aurora,
per te sorgerà il Sole.
Siediti ai bordi della notte,
per te brilleranno le stelle.
Siediti ai bordi del torrente,
per te canterà l’usignolo.
Siediti ai bordi del silenzio,
Dio ti parlerà. ”

Swami Vivekananda

stepchild adotion e unioni civili: alcune considerazioni

Al family day si invoca il diritto naturale contro la stepchild adotion in votazione al Parlamento. Eppure, come la storia insegna, niente c’è di più insulso della pretesa argomentazione del diritto naturale. Era diritto naturale anche il matrimonio cum manu dei Romani, che in pratica autorizzava il pater familias a cedere la figlia al più conveniente – per lui o per il marito – offerente. Ed è ancora così in alcuni Stati del mondo.  Era diritto naturale,  diventato civile,  l’istituto della dote maritale. Era considerato diritto naturale e persino costituzionale, fino al 1946, che le donne non potessero votare, perchè, cito da discussione parlamentare della fine dell’800 ” si sarebbero dati due voti così:al loro marito o al di loro confessore”. Era diritto naturale e persino civile che nel matrimonio fino al 1975 la donna dovesse badare ai figli e alla famiglia e il marito al sostentamento economico. Era nel diritto naturale e persino penale che l’adulterio fosse reato solo per la donna e che esistesse il delitto d’onore. Nella triste parentesi del nazismo e del fascismo, sulla base di un preteso diritto naturale, sono state varate leggi razziali contro ebrei, zingari e anhe omosessuali.

Svegliamoci, Italia: se è vero che un bambino nascerà sempre da un uomo e una donna, questo non è diritto naturale, è solo un fatto, come è un fatto che uomo e donna sono diversi fisicamente. Ma esiste anche l’adozione, e questo è un fatto non naturale ma giuridico. L’istututo giuridico dell’adozione può legittimamente estendersi a comprendere la stepchild adotion, come viene oggi definita con termine giornalistico. L’ordinamento giuridico scaturisce dalla sensibilità dei popoli e dalle sue rinnovate esigenze nel tempo. E se abbiamo modificato il diritto costituzionale e di famiglia negli anni , possiamo farlo  anche adesso, attribuendo pari opportunità alle coppie omosessuali. Senza togliere niente a nessuno, senza sminuire le convinzioni radicate degli altri.

Si può vivere affiancati e rispettosi di tutte le opinioni, senza togliere fiato agli altri che la pensano differentemente. Come mio costume non voglio scatenare polemiche ma solo offrire il mio pensiero, sempre rispettoso degli altri ma sempre sincero e affilato.

 

 

Delizie d’inverno, candele e tisane

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Quest’inverno dal clima così altalenante, che si divide tra giornate quasi primaverili ed altre dal clima freddissimo (qui abbiamo registrato anche -6 al mattino), ha portato conseguenze non positive sulla mia salute, facendomi ammalare di raffreddore e raucedine almeno tre volte da settembre, ovvero da quando è ricominciato l’anno scolastico. Trovandomi già in periodo di chiusura quadrimestre non ho potuto prendere nemmeno un giorno di malattia durante la settimana per non far mancare ai miei studenti la possibilità di farsi interrogare e di recuperare le insufficienze prima degli scrutini di febbraio. Ho quindi deciso di trascorrere l’intero weekend a casa, confortata dal tepore dei caloriferi e dalla lettura di qualche simpatico libro. Il libro, godibilissimo, mi è stato consigliato dalla mia personal book advisor, mia sorella Caterina, che è una guru della lettura e che sarebbe stata un’ottima editor in una casa editrice. Si intitola Amori, crimini ed una torta al cioccolato, l’autrice è Sally Andrews, ed. Guanda. E’ ambientato nella Repubblica Sudafricana e la sua lieve narrazione non fa affatto pensare ai crimini del titolo, ma semmai alle torte al cioccolato e al tè che le protagoniste bevono in quasi tutti i momenti dello svolgimento del racconto.

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Così, invece di un tè, ho deciso di dedicarmi una tisana, tra le tante che ho in casa e che riservo ai momenti di relax totale, quelli in cui scelgo di non bere tè,  caffè o bevande eccitanti ma di “farmi del bene” con erbe salutari. Ho scelto la Tisana delle Fate, che mi è stata regalata da mia figlia, recatasi in gita la scorsa estate in un piccolo paese negli Abruzzi. Gli ingredienti sono tiglio, erica, calendula, petali di girasole e rosa, ciliegia e lampone. Il sapore è dolce e delicato nello stesso tempo, con una lieve predominanza delle note di lampone…buonissima…

E siccome non so star senza far nulla, ho preparato delle candele sciogliendo la cera e un po’ di oli essenziali profumati negli stampini da muffin. Ecco i risultati nella foto: candele a forma di cuore o tonde, candele con fiori o con una spruzzata di porporina, all’aroma di eucalipto o di limone….

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Un augurio di serena settimana a tutti voi.

Ah…il mio raffreddore? E’ quasi passato 🙂