Buon 2017

2017

E’ cosi’: ci affacciamo all’ultimo giorno di dicembre con l’animo sospeso tra un velo di malinconia, sottile come brina per la fine dell’anno, e un brivido di eccitazione e … anche di paura per il nuovo periodo che verrà.

Auguro ai miei cari, ai miei amici, ai miei studenti, a me stessa che il sole ci illumini sempre, che i sogni si realizzino, che la luce che è dentro di noi guidi il nostro cammino, talvolta difficile e faticoso, ma sostenuto sempre dall’Amore .

                                      Buon 2017 a tutti dal vostro angelo Harielle

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Anni sfogliati come petali di margherita

Giorni di riflessione, di umore malinconico alla notizia della scomparsa di una ex compagna di classe al liceo. Ed è già la terza del gruppo che ci lascia, e non siamo in età di naturale estinzione, vi assicuro.

Vengono  spontanei il desiderio e l’urgenza di  rileggere quei giorni di scuola, a cavallo tra gli anni ’70 e 80, vissuti velocemente e dispersi via come petali di margherita,in cui senza saperlo si viveva uno dei periodi più controversi e vivi della storia recente.

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Siamo cresciuti a rock & reggae, a musica degli Inti Illimani e cantautori italiani . Giorni in cui si andava a scuola contestandone le istituzioni, perché avevi docenti come la professoressa Alfano,  che non volevano leggere in classe Pasolini, in quanto “persona immorale”.  Anni in cui sotto i banchi circolavano i versi di Neruda e Garcia Lorca in spagnolo, libretti intriganti come “Porci con le ali”(che oggi fa sorridere anche mia figlia), il libro rosso di Mao e “la Porta stretta” di Gide, tanto per citare qualche titolo.

Anni di alti e bassi per adolescenti  come noi che hanno conosciuto l’ideale nella politica, a  14 anni,e che da allora, rimanendone affascinati, anche da adulti non si sono più ritrovati ad essere usati da qualsivoglia ideologia come una pedina silenziosa. 

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Anni durissimi in cui anche tu combattevi la battaglia verso il tuo corpo che cresceva e nel quale non ti riconoscevi più, verso il desiderio di conoscere ed essere sempre più testimone del tempo, verso genitori e nonne che avevano vissuto si la guerra  ma che non capivano  la guerra di ogni giorno, mamme malate che non sapevi che poi ti avrebbero lasciato presto, ahimè, anche loro rose sfiorite in fretta di cui non hai fatto in tempo ad assaporarne l’odore.  I giorni del terrorismo, la paura delle cariche della polizia o dei fascisti con i manganelli, entrambi senza pietà verso i soggetti più indifesi, vale a dire gli studenti come noi. 

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Erano anni in cui uscivamo con ragazzi bellissimi ma problematici, che erano o dolcissimi,  o così persi che non avrebbero più ritrovato la chiave per uscire dal loro labirinto di specchi. Anni  in cui si alternavano baci e sigarette scambiate, un cui stringevamo amicizie di banco e di vita che avrebbero lasciato il segno per sempre, in cui comunque si dica, la versione di greco e di latino si faceva sempre insieme e si riusciva abbastanza  bene a scuola, quasi senza studiare, a dispetto dei prof (un esempio precoce di cooperative learning, si direbbe oggi)

E su tutto, dappertutto, c’era la musica, quella musica dal rock americano  al reggae giamaicano,da Guccini, a De Andrè e De Gregori, musica che ti girava intorno, come la colonna sonora di anni meravigliosi e difficili, che ti avrebbero forgiato e creato il nucleo di quello che ancora siamo , di ciò, per dirla alla Montale “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. 

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Poi sarebbero  arrivati l’università, il lavoro, la famiglia, i figli, le responsabilità di una vita intera da adulta. Quei ragazzi sarebbero diventati filosofi, docenti, dottori, professori universitari, bancari, avvocati, linguisti.

Ma quel che siamo ancora oggi non è diverso da quel viso adolescente pieno di vita e di ideali, no. Ed è figlio di quegli anni. Quei petali di margherita non sono stati sprecati nel vento. Grazie a chi ha condiviso quel pezzo di strada con me. A chi c’è e a chi c’è ancora, seppure nelle Sfere Celesti. E dentro al cuore.

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stepchild adotion e unioni civili: alcune considerazioni

Al family day si invoca il diritto naturale contro la stepchild adotion in votazione al Parlamento. Eppure, come la storia insegna, niente c’è di più insulso della pretesa argomentazione del diritto naturale. Era diritto naturale anche il matrimonio cum manu dei Romani, che in pratica autorizzava il pater familias a cedere la figlia al più conveniente – per lui o per il marito – offerente. Ed è ancora così in alcuni Stati del mondo.  Era diritto naturale,  diventato civile,  l’istituto della dote maritale. Era considerato diritto naturale e persino costituzionale, fino al 1946, che le donne non potessero votare, perchè, cito da discussione parlamentare della fine dell’800 ” si sarebbero dati due voti così:al loro marito o al di loro confessore”. Era diritto naturale e persino civile che nel matrimonio fino al 1975 la donna dovesse badare ai figli e alla famiglia e il marito al sostentamento economico. Era nel diritto naturale e persino penale che l’adulterio fosse reato solo per la donna e che esistesse il delitto d’onore. Nella triste parentesi del nazismo e del fascismo, sulla base di un preteso diritto naturale, sono state varate leggi razziali contro ebrei, zingari e anhe omosessuali.

Svegliamoci, Italia: se è vero che un bambino nascerà sempre da un uomo e una donna, questo non è diritto naturale, è solo un fatto, come è un fatto che uomo e donna sono diversi fisicamente. Ma esiste anche l’adozione, e questo è un fatto non naturale ma giuridico. L’istututo giuridico dell’adozione può legittimamente estendersi a comprendere la stepchild adotion, come viene oggi definita con termine giornalistico. L’ordinamento giuridico scaturisce dalla sensibilità dei popoli e dalle sue rinnovate esigenze nel tempo. E se abbiamo modificato il diritto costituzionale e di famiglia negli anni , possiamo farlo  anche adesso, attribuendo pari opportunità alle coppie omosessuali. Senza togliere niente a nessuno, senza sminuire le convinzioni radicate degli altri.

Si può vivere affiancati e rispettosi di tutte le opinioni, senza togliere fiato agli altri che la pensano differentemente. Come mio costume non voglio scatenare polemiche ma solo offrire il mio pensiero, sempre rispettoso degli altri ma sempre sincero e affilato.

 

 

Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso: la via del cuore

” Copriti, che ti si vede il cuore”

Quante volte senza volerlo “copriamo” il nostro cuore? Innumerevoli, finendo per nascondere a noi e agli altri i nostri sentimenti, persino quelli che più potrebbero farci onore. In una società che è continuamente occupata a fare cose, a produrre, a dimostrare di essere “utile”, l’abbandonarsi al sentimento, alla comunicazione empatica sembra sempre più strano.

Spesso si finge di essere più “duri” di quello che si è anche per paura di essere a propria volta feriti. In questo modo si distorce la comunicazione con gli altri e si alimenta una spirale di reciproco sospetto e di ostilità, per non parlare della competizione, specialmente negli ambienti di lavoro.

Ascoltare invece il nostro bambino interiore porta senz’altro grandi benefici dapprima alla persona, portando alla luce sensazioni e bisogni esistenti nel nostro inconscio ma represse, e successivamente all'”altro da sè” con cui siamo in relazione: parenti, coniuge, figli, amici , conoscenti, colleghi, e via via così, allargando le cerchie di relazioni.

Un individuo più felice è in grado di mettersi in gioco avviando per primo una comunicazione empatica, in cui la compassione, intesa nel senso etimologico “cum patior”, soffro con, sia la chiave di volta di un reciproco riconoscimento della condizione umana e del senso di solidarietà e di rispetto tra le persone.

Alcuni piccoli passi sono rappresentati dalle pratiche del “caffè sospeso”, in vigore a Napoli e pian piano adottato in altre città, e dalla filosofia di vita racchiusa nello slogan ” Praticate gentilezza a casaccio e atti di bellezza privi di senso”, proveniente dagli Stati Uniti ed imitato già da qualche anno in tutto il mondo.

“In una gelida giornata invernale a San Francisco, una donna  arriva al casello del pedaggio per il ponte sulla baia. “Pago per me e per le sei auto dietro di me”, dice con un sorriso. Uno dopo l’altro, i successivi sei automobilisti che arrivano al casello, dollari in mano, si sentono dire: “Una signora lì davanti ha già pagato il biglietto per lei. Buona giornata”. La donna dell’auto aveva letto qualcosa su un biglietto attaccato ad un nastro adesivo al frigorifero di un amico: “Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso”. La frase risuonò profondamente in lei e la ricopiò. Ora la frase si sta diffondendo, su adesivi, sui muri, in fondo alle lettere e ai biglietti da visita, sulle pagine di facebook, sui blog, sugli articoli. Ma soprattutto nella vita reale.

A Portland, nell’Oregon, un uomo infila una moneta nel parchimetro di uno sconosciuto appena in tempo per non fargli prendere la multa. (A Portland c’è un parchimetro per ogni posto auto) A Patterson, nel NewJersey, una dozzina di persone con secchi e stracci e bulbi di tulipano calano su una casa cadente e la ripuliscono da cima a fondo mentre i fragili e anziani proprietari stanno a guardare, sbalorditi e sorridenti. A Chicago un adolescente è intento a spalare un vialetto d’accesso quando lo coglie l’impulso: che cavolo, non mi vede nessuno, pensa, e spala anche il vialetto del vicino. Praticare gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso: un’anarchia positiva, un disordine, un disturbo piacevole.

Gli atti di bellezza privi di senso si diffondono: a Roma un uomo anziano pianta giunchiglie, oleandri e altre piante verdi lungo la strada, aiutato da un giovane extracomunitario. A Seattle un uomo si autonomina unico addetto al servizio d’igiene e vaga per le colline di cemento raccogliendo spazzatura in un carrello da supermercato.” (cito dal blog di Anne Herbert)

Dicono che non si possa sorridere senza rallegrarsi un po’; allo stesso modo non si può compiere una gentilezza a casaccio senza sentirsi come se i propri guai fossero più leggeri, se non altro perché il mondo è diventato un luogo leggermente migliore. E l’ecologia mentale spetta proprio a ciascuno di noi, schiudendo il cuore agli altri e faendo sorridere il bambino interiore che è sempre dentro di noi.

Buona settimana dal vostro Angelo Harielle 😀

Compleanno

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E così, preciso quanto un altro giro di giostra, un altro compleanno è andato.

E’ stata una giornata intensa in cui sono stata circondata dall’affetto dei miei cari, mia figlia Alice Irene, mia sorella Anna che c’è sempre e non vuole comparire su FB, il cognato-fratello Mauro, i nipoti Sofia, Valerio, Federico. L’augurio a più riprese 🙂 dell’altra sorella Caterina, più lontana, dell’altro cognato/fratello Peppe, dei nipoti Graz e Max.

Le telefonate delle amiche, i tanti auguri, una valanga, dei miei amici di Facebook da tutte le parti del mondo e in tutte le lingue, dei miei colleghi, dei miei studenti. Dei miei amici di blog che sono anche amici e non solo virtuali presenze.

La sorpresa mattutina del Doodle di Google, dedicato a me……Che dire?

Grazie di cuore a tutti.

Forse ci scriverò una poesia, forse mi basterà pensare al vostro affetto, all’arcobaleno colto per caso per strada, ai fiori della mia bouganville, ai gatti che mi dormono accanto sul divano, felici di essere al mondo.

E per una volta lo “spirto ruggente” che è dentro di me sorride e guarda al domani.

Che non sappiamo cosa sarà, ma che senz’altro vale la pena di scoprire. 

Per Novella Torregiani

ULTIMO FIORE – poesia di Novella Torregiani

Dischiude la terra intorno
braccia di carbone:
amaro sortilegio
-ombra infernale-
la terra-nido è arido deserto.
Stremati i miseri amanti:
nella buia landa
le porge il fiore di speranza
inutilmente.
S’innalza giammai rassegnato
il giovine amante
al cielo di catrame
grida maledizioni.
Spegne amore anelito vitale:
muore l’ultimo rosso fiore.

Cara, carissima Novella, ci siamo conosciute qui, nel blog, circa 10 anni fa: la poesia e l’amore per Giacomo Leopardi ci accomunava, e tu, recanatese, eri 

dal cuore sempre giovane e dagli occhi pieni di poesia, quella poesia che ti veniva facile, spontanea, diretta, insieme alle altre arti che padroneggiavi con maestria.

Ecco, Maestra è la parola che ti si addice. Non posso credere che te ne sia andata in un giorno di quasi primavera come questo, tra il profumo della brezza marina eil vento tra i monti della tua terra tanto amata, confortata dai versi del tuo, del nostro amato poeta Giacomo.

Amica mia, anima bella, GRAZIE per il piacere della tua amicizia, per la condivisione, per la fiducia che hai sempre mostrato verso di me e i miei versi. Non posso credere, davvero, che Tu ci abbia lasciati, e abbraccio immensamente TE e la tua meravigliosa famiglia in questo dolore che ci accomuna.

E’ solo un arrivederci, Maestra, il tempo, si sa, è pura illusione, e il mio pianto ora è solo lo sciogliersi dell’anima, e a chi piange, si sa, gli angeli son vicini.

GRAZIE INFINITE , la tua Hariellina, come solevi chiamarmi con la grazia che ti contraddistingueva. Non ti dimenticherò, quindi non ti dirò addio….

 chi volesse conoscere meglio l’arte di questa poetessa clicchi sul link

Poesia dall’India: Sahir Ludhianvi

Avere amici da quasi ogni parte del mondo è diventato consueto, grazie ad uno degli aspetti positivi della globalizzazione, che, come avevano preconizzato Marshall Mc Luhan e anche il nostro Franco Fortini,  avrebbe davvero accorciato il mondo.

Amici veri, anche se magari ci si è incontrati di persona 1 – 2 volte in 10 anni, ma ormai i social e i cellulari colmano distanze un tempo impensabili. Di quelli che ti allargano la mente.

E così quando il mio amico indiano G, nativo del Punjab,  mi ha segnalato la poesia di un poeta suo conterraneo, ho voluto tradurla dall’inglese  in cui l’aveva a sua volta tradotta – il poeta in originale scrive in urdu, lingua che accomuna diversi paesi, India, Pakistan e parte dell’Iran – e conoscere contemporaneamente una autore, ancora  in parte sconosciuto nel nostro paese.

Ecco i versi, spero vi piaccia come è piaciuta a me, più che altro  mi ha colpita per il senso di positività verso le avversità della vita e per l’attenzione alla ricerca di se stessi….

Buona settimana dal vostro Angelo

O compagno, mio confidente, compagno di bicchiere, non essere cupo,

è vero  che il tuo destino è difficile … ma non essere arrabbiato, non essere triste,

anche se  ci sono rocce ad ogni passo

quando il  torrente  inizia il suo viaggio nulla potrà mai fermare la sua strada

 

Non importa quanto duramente i venti li colpiscano in forma di tempeste ,

Eppure i cuscini di nuvole flagellati dalla pioggia mai si piegano alla sconfitta

 

Mio compagno, mio confidente, compagno di bicchiere, non essere cupo,

è’ vero  che il tuo destino è difficile … ma non essere arrabbiato, non essere triste,

Ci sono difficoltà nella via di ogni Ricerca,

Ma ogni Ricerca porta colori ai propri desideri

 

Migliaia di stelle e la luna vengono uccise

Poi una mattina di speranza sorride nei cieli

O  compagno, mio confidente, compagno di bicchiere, non essere cupo,

è’ vero  che il tuo destino è difficile , ma non essere arrabbiato, non essere triste

mai

poesia di Sahir Ludhianvi

francobollo commemorativo emesso dal governo indiano nel 2013