Buon 2017

2017

E’ cosi’: ci affacciamo all’ultimo giorno di dicembre con l’animo sospeso tra un velo di malinconia, sottile come brina per la fine dell’anno, e un brivido di eccitazione e … anche di paura per il nuovo periodo che verrà.

Auguro ai miei cari, ai miei amici, ai miei studenti, a me stessa che il sole ci illumini sempre, che i sogni si realizzino, che la luce che è dentro di noi guidi il nostro cammino, talvolta difficile e faticoso, ma sostenuto sempre dall’Amore .

                                      Buon 2017 a tutti dal vostro angelo Harielle

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Creazioni manuali e feedback familiari

tisana-contro-tosse

E’ inverno e  nonostante le giornate, lavorative e non, siano scandite da ritmi piuttosto frenetici, mi viene voglia di rintanarmi di più in me stessa, di stare  al calduccio con una tazza di tè, e da un po’ di tempo mi è venuta in mente l’idea di di riprendere in mano i lavoretti di maglia che non ho mai completato, eppure stanno lì da anni a chiedere perché.

Così, da qualche giorno ho ripreso in mano l’uncinetto con l’idea di rispolverare le ammuffite abilità e ho constatato con sorpresa che queste, come quando si torna in bici dopo tempo, sono subito ritornate alla mente:incredibile!

uncinetto

Parlandone entusiasticamente con Cat, la mia sorella mediana, ho subito ricevuto il feedback in lessico familiare per dirlo alla Natalia Ginzburg, dell’impatto delle mie incursioni nel campo della manualità sul resto della famiglia. ” Ah, bene, adesso ci riempirai quanto meno di presine per la cucina, come lo scorso anno di candele, e l’anno ancora prima di cestini di carta riciclata, e ancor prima il restauro di mobili rovinati  🙂 ”

Il tono era tra lo scanzonato e il rassegnato. L’altra sorella, Anna, diplomaticamente non si è ancora pronunciata, ma sicuramente, ordinata com’è ( non riesco a pensare come possiamo essere diverse in questo) avrà cominciato a pensare dove stoccare le new entries 😀

restauro-mobili

Ebbene si, forse perché sono nata sotto la stella dei Gemelli, segno curioso e incostante nell’applicazione, mi piace cambiare e spaziare negli hobbies a cui mi dedico con passione fino ad un certo punto, salvo arrivare a stancarmi e ricominciare dopo un po’ con altre occupazioni. Nelle foto che vedete potete ammirare,si fa per dire perché non sono perfette, alcune delle mie creazioni manuali.

candele

Questa volta, con il ritorno di fiamma della passione per l’uncinetto, mi riprometto di terminare il lavoro lasciatomi da uhm, quanti anni? diciamo almeno 10 anni da mia nonna, che fiera ultranovantenne in pensione da quando aveva 60 anni, si era dedicata dalla mia nascita in poi a tutti i lavori di maglia e uncinetto con tutte le varianti possibili, arrivando nel corso del tempo anche a sferruzzare vestitini per mia figlia.

Uno dei suoi ultimi Natali mi consegnò un centrotavola in cotone ecru,quelli che già allora avevano un vago gusto rètro e che ora ho visto parecchio apprezzati nei mercatini vintage.”Finiscilo tu, Rosè” mi disse, facendomi comprendere con stupore due cose:1) che mi considerava degna di terminare il lavoro, pur avendomi rimproverata per una vita per la mia sciatteria nei lavori di maglia e 2) che, più realisticamente,  tra le varie nipoti e conoscenti si poteva affidare solo a me, unica che pur pasticciando, l’aveva seguita nel suo hobby 🙂

copritavolo

Nell’arco del tempo, ogni tanto ho completato qualche giro di questo copritavolo per tavolo tondo, che ormai non vanno più di moda, e i cui giri nella parte finale, richiedono un tempo lunghissimo di completamento. Ha ragione mia sorella Cat, io sono più un tipo da presine per la cucina, da cappellini, da copritazza, da maglioncini per figlia e nipoti neonati (altri cimenti di tempi passati)

Però, magari nelle feste di Natale,davanti alla tv e al calduccio, qualche giro all’uncinetto voglio darlo, al centrotavola. Che uso già  per le grandi occasioni, perché non si vede mica che manca il completamento. E mi piace farlo ogni volta immaginando lo sguardo corrucciato e insieme sorridente di mia nonna dalla nuvoletta che vede la nipotastra pasticciona seguire i suoi consigli e cimentarsi in quella che era la sua arte…era? chissà se in Paradiso  si sferruzza?

I miei amici blogger di sesso maschile si saranno annoiati,mi sa, ma se hanno letto fino in fondo avranno imparato qualcosa di più sull’universo femminile….buona settimana dal vostro angelo, in questa foto più giovane con figlia piccola, insieme alla mitica nonna Caterina

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Villa d’Este: un giorno di scuola speciale

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La Villa d’Este di Tivoli è un capolavoro del Rinascimento italiano e figura nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ho la fortuna di vivere e lavorare in questa cittadina d’arte, che oltre a questo monumento,ospita altre due bellezze artistiche: la Villa di Adriano,anch’essa patrocinata dall’UNESCO,  e la Villa Gregoriana,finanziata dal FAI.

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Nel post precedente avevo parlato della mia classe “speciale”, un piccolo gruppo di ragazzi dai 15 ai 17 anni, una classe che piano piano si è impoverita di elementi, perché ha fama di essere terribile e alcuni genitori hanno chiesto per i propri figli il cambio di sezione al dirigente scolastico. Diciamo che l’inizio dell’anno scolastico è stato di impatto: tutti urlavano, non stavano attenti, si rivolgevano agli insegnanti con il “tu”, non rispettavano nessuna regola, insomma. Gli insegnanti che dovevano sostituire anche per una sola ora  i colleghi assenti per un giorno,  rifiutano la supplenza. Eppure….c’era, c’è qualcosa in questi ragazzi che spingeva noi, il gruppo di insegnanti a loro assegnati, ad andare avanti. Così abbiamo deciso di portarli in giro per lezioni vive, piuttosto che chiuderli in classe. E ieri li ho accompagnati al nostro salotto buono, Villa d’Este. Una giornata di pioggia, anzi di diluvio, eppure ci siamo divertiti tantissimo insieme.  L’intuizione che avevamo avuto era giusta;questi ragazzi, che psicologi e docenti etichettano con sigle diverse, ADHD,  DSA,  BES,  con deficit di attenzione, divario socio-culturale ed altri, hanno bisogno di essere ascoltati, prima di tutto. E intendo dire che hanno bisogno di essere sentiti prima di  pretendere da loro di ascoltare passivamente delle lezioni frontali.

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E così, mentre A. sciamava allegramente per la Villa facendo il cavallo impazzito e rischiando di scivolare, ho scoperto il talento di S. per la fotografia, le foto che vedete sono sue, e sono veramente bellissime. l. è un’atleta a livello nazionale ma si stressa perché non riesce a compensare l’impegno fisico con quello scolastico, mentre R. ha il papà malato di tumore che ha perso il lavoro per potersi curare. Il più vivace di tutti è G., che fermava tutti i turisti, soprattutto un gruppo di canadesi che girava in calzoncini corti, per socializzare e battere il cinque.

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Eppure,in compagnia di questi adolescenti, abbiamo ritrovato il valore del gruppo e del piacere di fare lezione dal vivo. Si sono soffermati dapprima con fastidio, poi con interesse, ad ammirare gli appartamenti affrescati , poi quando è spiovuto un po’ abbiamo ascoltato insieme la fontana dell’organo, azionata dal fiume Aniene, attraverso un meccanismo antico recentemente restaurato. Infine siamo scesi alle famose fontane con cascate e  via per il corridoio delle 99 cannelle, fino a risalire nuovamente all’appartamento.

lrm_export_20161125_154745 E, dopo una lezione bagnata ma fortunata, ci siamo salutati un po’ raffreddati, ma soddisfatti. Villa d’Este è un capolavoro, ma sono certa che a fine anno lo saranno anche i miei piccoli  adolescenti 12 alunni 🙂

Per ulteriori informazioni sulla Villa, ecco qui il  link, e se capitate da queste parti, vi farò volentieri da guida 😀

Il vostro angelo Harielle, insegnante felice

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Compleanno

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E così, preciso quanto un altro giro di giostra, un altro compleanno è andato.

E’ stata una giornata intensa in cui sono stata circondata dall’affetto dei miei cari, mia figlia Alice Irene, mia sorella Anna che c’è sempre e non vuole comparire su FB, il cognato-fratello Mauro, i nipoti Sofia, Valerio, Federico. L’augurio a più riprese 🙂 dell’altra sorella Caterina, più lontana, dell’altro cognato/fratello Peppe, dei nipoti Graz e Max.

Le telefonate delle amiche, i tanti auguri, una valanga, dei miei amici di Facebook da tutte le parti del mondo e in tutte le lingue, dei miei colleghi, dei miei studenti. Dei miei amici di blog che sono anche amici e non solo virtuali presenze.

La sorpresa mattutina del Doodle di Google, dedicato a me……Che dire?

Grazie di cuore a tutti.

Forse ci scriverò una poesia, forse mi basterà pensare al vostro affetto, all’arcobaleno colto per caso per strada, ai fiori della mia bouganville, ai gatti che mi dormono accanto sul divano, felici di essere al mondo.

E per una volta lo “spirto ruggente” che è dentro di me sorride e guarda al domani.

Che non sappiamo cosa sarà, ma che senz’altro vale la pena di scoprire. 

Giorni d’autunno

Brevi giorni d’autunno
liberi da pensieri,
soli che muoiono
versando prodighi raggi
sulla terra tremante di pioggia.
Precoci fiori d’arancio
vacillano sottili nel primo freddo
nel silenzio d’incanto
di una mattina d’autunno.
Serenità o sofferenza in pari misura vibrano
in connessione con la natura intera.
E’ il peso del mondo
Che in tutte le cose
invoca amore
Harielle  © 2014

Serenità

Pensieri di domenica settembrina appena iniziata,

e una domanda : che cosa è per voi la serenità?… s me questa poesia mette serenità,

per esempio

A me un paese di sole
una casa leggera
un canto di fontana giù nel cortile.
E un sedile di pietra
e schiamazzo di bimbi.

Un po’ di noci in solaio
un orticello
e giorni senza nome
e la certezza di vivere.


(David Maria Turoldo)

 

 

(Ho trovato questa poesia nel profilo FB  di un amico e leggendone i versi, mi sono commossa.

Non solo per la delicata sintesi del concetto di serenità, ma anche pensando all’autore,

David Maria Turoldo, religioso inquieto e poeta, una personalità che mi ha sempre affascinato.

Io aggiungerei al quadretto di serenità la presenza delle persone care e dei miei gatti

Voglio postare questa poesia per donarla come un fiore a chi mi leggerà.

Un sereno saluto a tutti voi 🙂  )

Praga tra sogno e realtà

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Settembre, è tempo di transumanza, diceva il poeta

Per noi abitanti e lavoratori di città, è tempo in cui si migra dalle vacanze al luogo di lavoro, con un pensiero malinconico ai posti da poco visitati e lasciati con rimpianto.

Per me  ad agosto è stata la mia prima volta a Praga.

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La torre dell’orologio astronomico

 

Praga è una città in cui storia e leggenda sono destinate ad incrociarsi ad ogni angolo.

Esistono tanti aneddoti misteriosi che contribuiscono a renderla ancora più affascinante.

Capitale cinquecentesca   del regno asburgico e ritrovo di alchimisti, patria del rabbino Loewi e del mitico Golem eroe del ghetto, città natale di Franz Kafka e sormontata dal Castello, le cui mura furono immortalate dallo scrittore nell’omonimo romanzo, patria di defenestratori ma anche di eroi civili come Jan Palach e Jan Zajic, suicidi nel 1969 in piazza S. Venceslao per protesta contro la repressione della Primavera di Praga.

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Praga di notte, veduta del castello

Mi è piaciuta perchè si può girare a piedi e raggiungere ogni posto del centro in pochi minuti, mi hanno intrigato i suoi angoli, architettonicamente sempre diversi, le sue case da bambola. Il cimitero ebraico con le migliaia di lapidi ammassate une sulle altre costituisce un luogo di enorme suggestione, le sinagoghe sono un monito eterno contro l’intolleranza. Il Castello domina la città con la sua mole e l’imponenza della Chiesa di S. Vito, il ponte Carlo attraversa la Moldava con passo placido e raffinato, e sotto di esso si stende la piccola isola di Kampa, ritrovo di pub e birrerie. La torre delle polveri, il Rudoplhinum, l’orologio astronomico, persino il muro moderno dedicato a John Lennon.

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Il Cimitero ebraico di Praga

E’ stato bello potersi permettere, anche a causa di un cambio favorevolissimo nonostante i prezzi turistici, di assistere ad un concerto di musica classica  quasi ogni sera dei giorni della mia permanenza lì. Di assaggiare la cucina locale, frequentare le piccole pasticcerie eleganti e fragranti di spezie, bere la birra nazionale, leggerissima e sobria, conoscere i suoi abitanti, sempre pronti ad accorrere in soccorso e chiedere se potevano essere d’aiuto a quella turista un po’ affannata con le mappe. Questa notevole gentilezza degli abitanti – e vi assicuro, a noi italiani è sconosciuta e inusitata (nessuno di noi se vede che dei turisti sono quasi pronti ad attraversare sulle strisce rallenta 50 metri prima per agevolare l’intenzione, anche a semaforo pedonale rosso) è una cosa che mi colpì anche 3 anni fa a Bratislava e che, nonostante la divisione geopolitica, evidentemente è matrice comune dei fratelli della Repubblica Ceca.


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Pasticceria tipica

Si avverte una nota di fondo però sempre malinconica e triste, in questa capitale mitteleuropea, come se fosse perennemente intrisa in una sorta di languore, di ennui, di spleen. Saranno le nebbie che anche in estate avvolgono i ponti, la tristezza avita del ghetto ebraico, nonostante ora sia uno dei quartieri più eleganti della città, quel senso di precarietà e di arbitrio dell’ esistenza che nei suoi scritti Kafka ha trasmesso. Forse anche per questo Praga resta un luogo affascinante, che ti cattura, ma che non si fa incasellare in una categoria predefinita, lasciando permanere il senso del mistero e dell’ineffabilità. La matrice della vita, in fondo.

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la piazza dedicata a Franz Kafka e la sua abitazione

 

 

 

Un caro saluto dal vostro angelo della città, ancora col il cuore affacciato sulla Moldavia 😉

 

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Il ponte Carlo, perennemente in preda del vento