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Il topo che amava i libri

1 Feb

  E’ iniziato con un libriccino piuttosto anonimo, prestatomi a Natale da mia sorella. Sulla copertina, però, mi incuriosiva il disegno di un topolino dall’aria malinconica che legge un libro. E, dapprima lettrice distratta, poi sempre più attenta, mi sono innamorata, pagina dopo pagina, del personaggio di Firmino.

 

Firmino è un topo nato in una libreria di Boston negli anni Sessanta. Ha dodici fratellini e lui è il più fragile, poichè mamma Flo, topa ubriacona e disattenta,  ha solo 12 mammelle e Firmino rimane escluso dal nutrimento. Scoraggiato, si accorge che deve inventarsi qualcosa per sopravvivere e comincia ad assaggiare i libri che ha intorno. Scopre che i libri più belli sono i più buoni. E diventa un vorace lettore, cominciando a identificarsi con i grandi eroi della letteratura di ogni tempo.

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E’ il libro d’esordio di Sam Savage, classe 1940, ex professore di filosofia e ora riparatore di biciclette nel South Carolina. Ed è un racconto che si legge con struggente tenerezza, deliziandosi per le citazioni colte e i riferimenti a tutti i libri più amati dagli accaniti lettori, ma anche parteggiando per lo stalunato protagonista, tenero e inadatto alle crudezze del mondo.

Se non lo avete già letto – è stato un caso letterario nel 2008 – ve lo consiglio. Chissà, poi, se incontrando un topolino dal vivo, riuscirò a non strillare dalla paura, pensando possa trattarsi del piccolo eroe del romanzo…mah… E poi, è l’unico topo che possa ospitare in casa, insieme al Topolino di Walt Disney : con quattro gatti in giro, il povero Firmin, se fosse reale, non se la passerebbe bene ad essere mio ospite!

 

Marta

17 Gen

 Ecco il secondo racconto scritto da me per  Ce. Lo. Sai, iniziativa di racconti strampalati con crimini efferati,  ideata da Chiara Xtrex con l’ausilio di un comitato e della brava Gabriella artista provetta, cui si deve la bellezza di questo disegno raffigurato qui sotto.

 

 

 

Marta scoprì di amare la  montagna da quando Luca scoprì di amare i viaggi di lavoro, specie se in compagnia di belle e giovani assistenti. All’inizio  reagì con stizza, delusione, rabbia nei confronti del segreto di Luca, che tanto segreto non era. Poi, da donna saggia abituata ad affrontare gli eventi della vita, iniziò a considerare gli aspetti positivi della situazione.

Che era, nel complesso, una liberazione. Quel marito, sotto molti aspetti,  era diventato ormai più somigliante ad un coinquilino esigente che ad un amante focoso. L’hippie gioioso, il leader politico, lo studente brillante di un tempo, il professionista stimato,  in casa  si era trasformato in un torpido pantofolaio arroccato nei suoi rovelli mentali e poco comunicativo. Tranne nelle lunghe telefonate – di lavoro, come diceva lui – con le sue amanti,  come Marta sapeva ormai.

Così, Marta accettò  la separazione e si costruì un nuovo mondo di amicizie e di interessi. La montagna significava tanto per lei: era così bello salire in alto, così bello che lei non sentiva la fatica e la difficoltà del tragitto. E poi, in cima, più vicino al cielo, i suoi dolori sembravano più leggeri, Luca era lontano, piccolo come un puntino nero o come uno dei tanti sassi che scartava, passo dopo passo, attenta a non inciampare.

E fu proprio nel corso di una discesa, proprio mentre non riusciva a capacitarsi di dover tornare alla vita di tutti i giorni, che Marta inciampò in uno di quei piccoli sassi, piccoli come punti neri, come lievi o grandi problemi. Una mano salda si levò a sostenerla prima che cadesse. Marta si voltò a ringraziare lo sconosciuto soccorritore, ed incontrò lo sguardo di Edoardo. Che non la perdeva d’occhio da un bel pezzo, attratto com’era da lei, anche se Marta non se ne era accorta.

Lei lo giudicò non bellissimo, ma gentile, premuroso e soprattutto solido. Altro che le elucubrazioni mentali di Luca, capace di spaccare il capello in quattro perché nel sugo mancava il basilico e di assentarsi poi dal pranzo per una improvvisa chiamata dall’ufficio, seguita da una crisi di inappetenza. Edoardo il brizzolato la faceva sentire come una regina: sguardi e parole dolci, inviti, vita mondana, infine, quella che la scelta di Luca, effettuata senza  consultare Marta, le aveva precluso.

Finchè dura, pensò Marta, che era una donna realista, sarà un bel periodo. E si abbandonò a quell’embrione di sentimento che iniziava a ricambiare verso Edoardo. Finchè dura, pensò ancora Marta, godrò di questo scampolo di serenità che la vita mi ha offerto, e neppure quasi pensava più all’antico dolore che Luca le aveva causato. Sorrise dopo lungo tempo che ne aveva perso l’esercizio.

Qualche mese dopo. Marta ed Edoardo ancora una volta in alpeggio a toccare le cime delle nuvole, insieme al gruppo. Era stata così orgogliosa di come il suo uomo più di una volta avesse aiutato una giovane escursionista novizia a cavarsi d’impaccio, ad evitarle di cadere nei burroni. Laura era una brunetta sui trent’anni, una vera frana del trekking e mostrava tutta la propria  goffaggine e mancanza di esperienza.

Terminata l’escursione, la brunetta,  ringraziando  Edoardo, lo aveva invitato ad una pizza insieme per la sera. Marta era trasalita, ma Edoardo si era girato verso di lei, proponendole di venire anche lei, e allora Marta, sentendosi ridicola e fuori luogo, aveva declinato l’invito. Tuttavia, tornata a casa, da qualche ora  si sentiva inquieta e così aveva deciso di raggiungerli all’appuntamento fuori città.

Era una sera d’inverno, col freddo che ghiacciava le strade, e Marta giunse al locale, osservando dalle vetrine i due commensali. Davanti al tavolo apparecchiato, c’era Edoardo insieme alla bella escursionista, una vamp sicura di sé,  ora che non era alle prese con le grandi altezze. Laura era tutta presa a guardare negli occhi  Edoardo, e gli teneva la mano. Marta irruppe nel ristorante, e non ebbe bisogno di parole, vedendo una luce diversa ma già conosciuta  nei suoi occhi, la stessa che faceva brillare gli occhi di Luca quando la tradiva. Non le rimaneva altro che una scelta, fuggire.

Qualche minuto dopo Edoardo è fuori del locale con la giovane escursionista che aveva conosciuto quel giorno e che lo aveva così tanto affascinato. E’ seccato e dispiaciuto per essersi fatto scoprire da Marta, che aveva detto che non sarebbe venuta all’appuntamento. E’ successo tutto così all’improvviso, si dice, per sentirsi meno colpevole. Laura non parla, ha quasi un’aria beffarda, certo le sarebbe piaciuto concludere in modo diverso la serata con quel  discreto esemplare di maschio brizzolato. Aleggia tra loro il ricordo dello sguardo di Marta quando li ha sorpresi, che, nel momento in cui si avviano alle rispettive auto e ne trovano fracassati tutti i finestrini, diventa autentica paura.

Marta è in silenzio in piedi nel parcheggio, le mani ferite e piene di schegge di vetro, dei sassi ancora stretti al petto, nel volto la disillusione e il dolore di chi è stata tradita ancora una volta. Il resto della serata si svolge nel freddo scenario di una sera di febbraio, nel ristorante di campagna, tra chiamate di carro attrezzi e sguardi imbarazzati.

Da quella sera, Edoardo esce di scena dalla vita di Marta. Neppure lo incontra casualmente, per le consuete inerpicate di alta montagna. Marta torna alla sua vita normale,  con una nuova filosofia di vita. Pensa agli uomini come alla lussuosa auto di Edoardo: comoda ed elegante, ma non sufficientemente attrezzata per resistere alle sassate e per ripararti  dal freddo, in pieno inverno, in pieno gelo.

(Harielle)

Piaciuta? E tra poco inizierà "Me la Dai", altra raccolta di storie strampalate che descrivano emozioni come l’amore, la tenerezza, la gelosia. Io vi parteciperò ancora, e voi? Dai, iscrivetevi, vi assicuro che vi divertirete un sacco!!!!! 

http://me-la-dai.spaces.live.com/

Un piccolo particolare

9 Gen

Ecco il primo racconto dei due composti da me per  Ce. Lo. Sai, iniziativa di racconti strampalati con crimini efferati,  ideata da Chiara Xtrex con l’ausilio della brava Gabriella artista provetta e la partecipazione di tanti "ammazzasette" simpatici e creativi. Mi sono divertita molto e per l’occasione ho adattato al genere noir alcuni racconti scritti per diletto.

Tra poco inizierà "Me la Dai", altra raccolta di storie strampalate che descrivano emozioni come l’amore, la tenerezza, la gelosia. Io vi parteciperò ancora, e voi? Dai, iscrivetevi, vi assicuro che vi divertirete un sacco!!!!!

 

http://me-la-dai.spaces.live.com/

 

 

                     (disegno creato da Gabriella per il racconto)

 

Era proprio quel piccolo particolare che dava fastidio a Morgana, di tutta la storia. Che queste cose accadessero nell’era del global village , ma che alla fine tutto si svolgesse inevitabilmente come nei romanzi di Jane Austen! E che una donna dovesse comportarsi sempre, in qualunque epoca, prudentemente e giudiziosamente, come l’eroina di Orgoglio e Pregiudizio: inaudito. Come se lui, poi, fosse almeno stato come Mr. Darcy o il capitano Wentworth, per giunta! Morgana lo aveva conosciuto attraverso il suo blog di poesia. Tra reciproci post e commenti inizialmente eterei a versi delicati e colti, ogni giorno il tono di lui tendeva sempre più verso il prosaico, quasi a testimoniare che la poesia è territorio per angeli e non zona per comuni mortali, che provano  pulsioni  senz’altro più terrestri.

 

Ma a Morgana le avances di Jack non davano fastidio, anzi. Di età indefinibile, ma certo dall’apparenza di non meno di quarant’anni, separata e realizzata nel lavoro, l’amore era l’unico particolare che mancava nella sua vita,  fitta di impegni e di interessi. Così accettò di incontrare in person l’ardito commentatore del suo space – dopo ovviamente aver  sbirciato e dato  favorevol parere alle immagini che lui aveva spedito via mail, insieme ai particolari del suo profilo su Facebook, con i dati che lo riguardavano. Lui era Jack – questo era il suo nick, ma aveva fornito a Morgana anche il suo vero nome. In realtà si chiamava Pasquale : non era colpa sua, si disse Morgana, semmai delle tradizioni che imponevano ai genitori di tramandare il nome di famiglia. E Jack-Pasquale per conquistarla aveva scelto la strategia della piena trasparenza, fornendole nome e indirizzo, mancavano solo i dati bancari, sorrideva lei compiaciuta. Questo le era davvero piaciuto molto, rifletteva la donna, in un’epoca come la nostra in cui attraverso un monitor ognuno può inventarsi una identità da fake.

 

Proprio come una eroina di Jane Austen, Morgana si trovò ad avere il batticuore, a quel primo appuntamento, a decidere tra vari abiti, optando infine per un intramontabile tubino dalla riuscita sicura. Lui era lì ad attenderla alla stazione, quasi bello come nelle foto dei post,  con il  laptop a tracolla,  un po’ più grigio e stazzonato delle immagini che aveva pubblicato su internet. Colpa dello stress, del viaggio o dell’upload, che rovina inevitabilmente le foto?  si chiese lei. La città era vuota, ad eccezione di alcuni scalmanati tifosi venuti a seguire la loro squadra del cuore, la stessa della capitale da cui Jack aveva preso il treno. Quanto le piaceva anche il fatto di avere un uomo accanto, disposto ad accantonare il calcio per lei! E ancora nel loro incontro lui, tenero e premuroso, le raccontò la sua vita, i suoi sogni e le sue aspirazioni di uomo vicino ai cinquanta ma non ancora rassegnato ad accantonare la gioventù.

 

Al ristorante, lei, apparentemente eterea e simile nell’aspetto ad una fata, ma dalla mente calcolatrice e dall’istinto ancestralmente riproduttivo, fece poche, appropriate domande, con l’aria di non avere interesse. Una di queste era : “ Sei legato a qualcuna?”. Jack fece una smorfia, posò la forchetta ed agitò la mano con aria dolente, come per scacciare una mosca. Sono sposato alla poesia dell’amore, rispose lui e, nell’enfasi di un brindisi alle liasons passate,  per tutta risposta baciò Morgana. Furono momenti di forte emozione, seguiti da altri di intensa passione, e quando si separarono perché lui doveva prendere l’ultimo treno possibile, si giurarono di rivedersi presto. Con te ho ritrovato lo slancio della mia gioventù, le disse Jack, tra l’onda di tifosi che tornavano a casa dopo il pareggio tra le due squadre. A presto, mio amore, rispose lei, sentendosi come l’eroina di qualche romanzo, pronta a sostenere il peso e la gioia di questa storia a distanza che avrebbe sfidato i chilometri e lo scetticismo dei disfattisti. Si incamminò verso casa festante,  ed appena vi giunse pensò di testimoniargli il suo dichiarato amore con una bella sorpresa. Cosa meglio che inviargli un messaggio proprio su FB, in cui lui le aveva rivelato tutti i particolari della sua vita? Così aprì la pagina web ed apparve il profilo del bel Pasquale aka Jack. Più bello del reale, perché aveva messo le foto dei suoi trent’anni, ma cosa importa, pensò fuggevolmente Morgana. E la prima cosa che vi lesse fu un messaggio da parte di una donna: “Amò, te sei scordato de portà er bijetto pe’ la partita de la Roma, e pure er cellulare. Te scrivo qui pecchè me pare che er compiutere te lo sei portato appresso!  Se sei annato ancora co’ le mignotte, chesta è la vorta che tu’moje te caccia de casa, eh!”

 

Incredula, rilesse molte volte il messaggio. Jack era stato trasparente in tutto tranne che in un piccolo particolare. Era sposato, nel senso che aveva una moglie. E lei, Morgana, nicknameAlidelvento, donna moderna ma anche antica, fata autenticamente sognatrice ma nello stesso tempo conquistatrice, era stata delusa non più che meno come una ingenua eroina dei romanzi dell’800.

 

Per un piccolo particolare…AAArghhhhh….la bella donna dall’etereo sembiante si era trasformata in una Erinni furiosa e scalciante. Possibile che la avesse ingannata così? Che avesse giocato con i suoi sentimenti, con le sue aspettative? Con i suoi uterini progetti di riproduzione quale primipara attempata all’ultima spiaggia? Dopo qualche minuto di silenziosa riflessione, si disse che non c’era altra risposta che un si. E che altra reazione non poteva esserci che una appropriata vendetta.

 

Nel frattempo, nel treno a lunga percorrenza che univa la piccola città di provincia alla caotica capitale, Pasquale era disteso con aria assorta sul sedile: in realtà pensava a qualche scusa da imbastire con quella rompiballe di sua moglie, visto che la partita era finita da tempo e che non aveva potuto chiamarla, dopo aver, nella fretta di partire, dimenticato il cellulare a casa e forse anche l’abbonamento al campionato. Una scopata val bene una litigata, si disse con scarso slancio poetico. Anche per ammazzare il tempo, accese il sofisticato piccolo notebook per mandare alla sospettosa consorte una mail, che magari avrebbe letto prima del suo ritorno a casa. Fece appena in tempo a caricare la home page, settata su Facebook, e prima che lo schermo gli scoppiasse in faccia e gli bruciasse in un fuoco d’ira e di vendetta il viso, i capelli e tutto il resto, intravide un messaggio della moglie, e il riso di Morgana attraverso le fiamme.

 

Poche ore dopo, Morgana, completamente ricomposta, riponeva in un cassetto segreto il suo libro degli incantesimi mortali. Era notte, l’ora delle streghe.

La ricerca della felicità

31 Ott
 

 

 

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 Jesse veniva da una piccola isola dei Caraibi, ed in comune con molti coetanei sognava di andare in America e fare proprio il sogno americano.  La vita sull’isola non era tra le peggiori, ma lui voleva conoscere il resto del mondo, indossare quelle sneakers dal marchio famoso e mangiare al fast food, o sperava di vestire all’ultima moda ed essere in grado di guadagnare un buon salario per aiutare i suoi poveri genitori una volta tornato a casa. 

Jesse parlava di trasferirsi in America, ma soprattutto voleva andare a New York. Per ragazzi come lui, New York rappresentava tutta l’America. Finito il liceo,  il sogno di Jessy si avverò e lui partì per New York. I suoi genitori furono contenti perché per loro questo significava una vita migliore e meno miseria. Restò sbalordito quando arrivò all’aeroporto di New York, in una notte fredda e scura di dicembre. Provenendo da un’ isola dei Caraibi in cui il tempo era sempre bello, persino se pioveva, ebbe un brusco risveglio. Non aveva mai indossato vestiti invernali o una sciarpa e mai aveva fatto esperienza di una temperatura al disotto dello zero con più di cinque piedi di neve per terra.

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 Dopo diversi mesi trascorsi a lavorare come manovale, con molto lavoro duro e sacrificio nel suo primo inverno,  decise di iscriversi al college. Subito realizzò che poteva solo permettersi di pagare per quel poco che aveva guadagnato come aiutante: ricordò una conversazione che aveva avuto con un il proprietario di un negozio di alimentari all’angolo in Queens, figlio di emigrati italiani che gli raccontò la storia di suo padre venuto in America solo con un piccolo commercio, e che con tanti sacrifici aveva mandato tutti i figli all’università.

Continuò a tenere duro e a fare sacrifici finchè un giorno si laureò e conseguì la laurea. All’universitò aveva conosciuto e si era innamorato di  Violette, una donna affascinante e complicata, di origine francese. Si sentiva ormai completamente americano, ormai, sebbene avesse nostalgia della piccola isola e dei suoi genitori e delle sorelle, che vedeva solo qualche settimana in estate. Al brillante Jesse, studente creolo  lavoratore, laureatosi con le borse di studio, conseguito il grado superiore in giornalismo, fu offerto un contratto prestigioso al "Times".

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 Adesso Jesse e Violette potevano essere felici. Lo erano, al punto tale da decidere di avere un bambino. Dopo nove mesi nacque Lili, una bimba bellissima dagli occhi neri come il giaietto e la pelle ambrata delle creole. Ma  con il passare del tempo, qualcosa si stava usurando nel complicato meccanismo del mènage quotidiano tra Jesse e Violette. Incomprensioni e litigi erano all’ordine del giorno. Violette era una persona estremamente chiusa e poco disposta al confronto, puniva Jesse con il silenzio per settimane. Lui, di indole buona, si rifugiava nel suo lavoro e soprattutto nell’amore della sua bambina, che ogni giorno le ricordava sempre più il sorriso delle sue sorelle, lasciate nella piccola isola nel Mar dei Caraibi.

Ed una sera, tornando dalla redazione, Jesse trova la casa vuota, gli armadi svuotati e un biglietto. Violette è partita con la bambina, e lo prega di non cercarla mai più. Jesse, frastornato, cerca di richiamarla, ma il cellulare di Violette è staccato. Dopo qualche ora trascorsa freneticamente a cercare mamma e bimba nel quartiere, si ferma a fare un prelievo bancomat e scopre che il conto in banca comune è stato completamente svuotato, e che l’ultima traccia di pagamento è quella di un biglietto aereo per Parigi, prenotato qualche giorno prima da Violette.

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Jesse è annichilito dalla situazione, niente gli avrebbe fatto mai presagire un distacco così violento dalla sua compagna. Improvvisamente, realizza che senza Violette potrebbe anche riuscire a rifarsi una vita, ma che non potrebbe mai vivere senza la sua bambina. Così, il giorno dopo, senza esitare, lascia il lavoro, vende le poche cose che gli restano e parte per la Ville Lumiere. Dopo una lunga ricerca trova Violette, che gli spiega che non vuole più sentirsi legata a lui, e dopo una battaglia giudiziale, ottiene l’affido condiviso di Lili.

Ora Jesse, ex ragazzo dei Caraibi, ex giornalista del "New York Times"lavora come  sguattero in un Mc Donald. Ha un nuovo amore e guadagna quel che gli basta per pagare l’affitto di una stanza in una banlieu e per portare la piccola Lili, che ormai ha cinque anni, al parco giochi durante i fine settimana in cui ha il permesso di incontrarla. Continua ad inviare il suo curriculum ad ogni giornale, rivista, banca, società di assicurazione, sperando un giorno di trovare un lavoro migliore. Ma è convinto che tempi migliori arriveranno. 

A me,  che gli ho chiesto il segreto di tanto ottimismo, ha elargito un sorriso, e con una strizzatina d’occhio ha risposto: "Lo dice anche la Costituzione Americana: "Ogni uomo ha diritto a perseguire la felicità". Proprio come dice Will Smith nell’ononimo film di Muccino, The pursuit of happiness…

(La storia è vera, i nomi sono stati cambiati per salvaguardare la riservatezza delle persone: questa sotto non è l foto di Jesse, è presa a caso nel web, ma il sorriso è lo stesso 🙂

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