Delizie d’inverno, candele e tisane

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Quest’inverno dal clima così altalenante, che si divide tra giornate quasi primaverili ed altre dal clima freddissimo (qui abbiamo registrato anche -6 al mattino), ha portato conseguenze non positive sulla mia salute, facendomi ammalare di raffreddore e raucedine almeno tre volte da settembre, ovvero da quando è ricominciato l’anno scolastico. Trovandomi già in periodo di chiusura quadrimestre non ho potuto prendere nemmeno un giorno di malattia durante la settimana per non far mancare ai miei studenti la possibilità di farsi interrogare e di recuperare le insufficienze prima degli scrutini di febbraio. Ho quindi deciso di trascorrere l’intero weekend a casa, confortata dal tepore dei caloriferi e dalla lettura di qualche simpatico libro. Il libro, godibilissimo, mi è stato consigliato dalla mia personal book advisor, mia sorella Caterina, che è una guru della lettura e che sarebbe stata un’ottima editor in una casa editrice. Si intitola Amori, crimini ed una torta al cioccolato, l’autrice è Sally Andrews, ed. Guanda. E’ ambientato nella Repubblica Sudafricana e la sua lieve narrazione non fa affatto pensare ai crimini del titolo, ma semmai alle torte al cioccolato e al tè che le protagoniste bevono in quasi tutti i momenti dello svolgimento del racconto.

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Così, invece di un tè, ho deciso di dedicarmi una tisana, tra le tante che ho in casa e che riservo ai momenti di relax totale, quelli in cui scelgo di non bere tè,  caffè o bevande eccitanti ma di “farmi del bene” con erbe salutari. Ho scelto la Tisana delle Fate, che mi è stata regalata da mia figlia, recatasi in gita la scorsa estate in un piccolo paese negli Abruzzi. Gli ingredienti sono tiglio, erica, calendula, petali di girasole e rosa, ciliegia e lampone. Il sapore è dolce e delicato nello stesso tempo, con una lieve predominanza delle note di lampone…buonissima…

E siccome non so star senza far nulla, ho preparato delle candele sciogliendo la cera e un po’ di oli essenziali profumati negli stampini da muffin. Ecco i risultati nella foto: candele a forma di cuore o tonde, candele con fiori o con una spruzzata di porporina, all’aroma di eucalipto o di limone….

candele

Un augurio di serena settimana a tutti voi.

Ah…il mio raffreddore? E’ quasi passato 🙂

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In loving memory di Gabriel Garcia Marquez

“Il colonnello Aureliano Buendía comprese a malapena che il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine” (cit. da Cent’anni di solitudine)

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Da pochi minuti ho appreso che l’autunno del patriarca della letteratura sudamericana, Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel e grande scrittore, si è concluso. Una vita lunga, 87 anni, coronata di successi e di lotta, l’ultima delle quali contro la malattia.

Amo moltissimo Marquez, da quando, anni fa, lessi “Cent’anni di solitudine”, che considero il suo libro più bello. Per me, lettrice accanita, è il libro più bello che abbia mai letto. Intriso di magia e malinconia, fiabesco e nello stesso tempo crudo, ci trasporta in una dimensione magica e nello stesso tempo realistica. I personaggi dei romanzi di Gabo sono tutti sopra le righe. La famiglia Buendia in Cent’anni di solitudine, la vicenda amorosa di Florentino e Fermina, ne L’amore ai tempi del colera, la morbosa e tormentata atmosfera di Dell’amore e di altri demoni, il ritratto di Simon Bolivar in Il generale e il suo labirinto, L’autunno del patriarca, e tanti altri.

Ritratti di donne e uomini avvolti nelle spire della vita, che è un po’ cruda realtà, un po’ incantesimo.

Ci lasci i tuoi scritti, le tue parole, la tua memoria.

Adìos, Gabo, e grazie ❤

Contavo di rileggere presto Cento anni di solitudine, lo ricomincerò oggi stesso, forse è l’omaggio più bello che possa farsi ad uno scrittore che se ne va- E il generale nel suo labirinto oggi ci ha lasciati.

We are such stuff, as dreams are made on

Questo post è dedicato al sogno, ed il titolo è un famoso verso di Shakespeare che può essere tradotto in “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”. La frase è pronunciata da Ariel della Tempesta, lo spiritello dispettoso servo del mago Prospero, e sottolinea che, quali esseri umani, non possiamo fare a meno di sognare.

Ma c’è spazio per i sogni nella nostra vita odierna? Spesso siamo così presi dagli impegni di ogni giorno che al mattino, appena aperti gli occhi, dimentichiamo i lievi sogni che di notte ci hanno accompagnato. Eppure il sogno esiste, impalpabile cortina che somiglia vagamente al velo di Maya, che ci dà l’illusione di carpire un segreto che appartiene all’inconscio profondo dell’umanità.

Il sogno affascina l’uomo dall’antichità: l’arte di interpretarne il significato è antica quanto la storia. Già i Sumeri, seguiti dai Greci,  praticavano l’arte dell’incubazione, consistente nel dormire in un bosco sacro agli dei per fini propiziatori o augurali. Nella Bibbia, ma anche nel Corano, le diafanie, apparizioni divine o le profezie degli angeli, avvengono spesso in sogno. Per la psicanalisi freudiana sono  fantasie rimosse dall’area della coscienza durante il giorno, ma che vengono rappresentate come in una specie di teatro durante la notte.

Tutto sommato, non siamo che sostanza impalpabile, rivestita volta di illusioni o di utopie, talvolta fortificata da convinzioni e da  speranze, ma sempre sogni siamo….we are such stuff as dreams are made on… ed il sogno più bello da svegli è la poesia.

 

Noi siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni e

la nostra breve vita è circondata dal sonno

(Ariel della Tempesta)

 

Oh, notte beata! Temo che, essendo di notte,
 tutto questo non sia altro che un sogno, troppo dolce e troppo
lusinghiero per esser fatto di sostanza reale
                                                                                                          (Romeo)

 

Mio Dio,  potrei essere confinato in un guscio di noce,

e considerarmi il re di uno spazio infinito ,se non facessi brutti sogni
 (Amleto)

 

SOGNI D’ORO…CHE SIA NOTTE O SIA GIORNO  😀

Metti una serata… con Erri de Luca

E si, finalmente ce l’abbiamo fatta, con gli amici della mia associazione culturale “Libernauti”,  ad ospitare il fascinoso principe degli scrittori italiani nella nostra sede.

Con i Libernauti, sigla coniata per indicare l’incontro di  liberi naviganti del pianeta libro, ci si riunisce ogni giovedì sera per parlare di libri, ma non solo, unico collante è l’amore per la lettura e per la cultura. Tra noi ci sono parrucchieri, grafici, infermieri, registe, tenori, casalinghe, medici, insegnanti, sindacalisti, psicanaliste,  fotografi, rettori, impiegate, e le età adulte sono variamente rappresentate, si da avere una base “dura” di 20-25 persone per ogni incontro.

Da tempo stavamo provando a contattare qualche scrittore di grido, e per puro caso, dopo tanti tentativi andati a vuoto,  Erri De Luca ha risposto e ha accettato di venire ad incontrare i Libernauti, che a loro volta hanno esteso l’invito alla più vasta platea pubblica di Tivoli. Così, in una serata di due settimane fa si è parlato di guerra, di sogni, di ebraico antico, di politica come idea partecipativa. Io ero in prima fila e lo avevo a 50 cm di distanza 🙂

erri de luca a villa adriana

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Lo scrittore napoletano si è mostrato semplice e schivo nelle sue affermazioni, come sempre, rispondendo con gentilezza e ironia alle tante domande del pubblico. Anche io avevo la mia domandina, naturalmente. Prendendo a spunto la poesia “Valori”, che vi posto di seguito,  gli ho chiesto quali nuovi valori intendesse aggiungere, e lui ha sorriso e ha detto che i valori possono sempre essere aggiornati e che c’ erano tante altre  liste di valori che gli studenti delle scuole avevano creato interpretando il messaggio contenuto nella poesia.

Peccato che al termine della conferenza pubblica non ci sia stata la sperata cena con i membri dell’associazione, come promesso prima, ma il grande Erri doveva partire il giorno dopo per la Spagna e non poteva trattenersi di più. Però una foto i Libernauti sono riusciti a strapparla, ed eccola qui! Che bella emozione…

(indovinate dove sono io nella foto e nei video…)

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

Erri De Luca, da “Opera sull’acqua e altre poesie”, 2002

Una strada da qui al mare

Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se,
per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume
– immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.

Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita.
E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente,
si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare.
Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente umano.
Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno.
Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio,
in questa terra che non vuole parlare.
Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

Alessandro Baricco, Oceano mare

Ho in sogno in una tasca: Salifou il carpentiere

Ho un sogno in una tasca, ho un sogno in ogni toppa del mio abito e lo voglio sognare ancora una volta.


 Voi che passate lasciatemi stare: in fondo guardate solo al mio aspetto, al mio viso devastato, a  quegli stracci che coprono un corpo un tempo  bello e virile.

Ho un sogno anch’io, non lo credi anche tu, bella signora dagli occhi verdi che mi passi davanti sul marciapiede, rabbrividendo davanti a me? Ha un sogno anche il venditore di braccialetti e monili africani che a te fa paura.

Si,  sono lo straniero che spaventa, sono l’uomo nero che viene dal sud del mondo, sono il barbone informe che osserva senza fretta i passanti  che corrono verso treni che li attendono.

Il mio sogno è per metà memoria per metà regressione, tanto che spesso non riesco a ricordare se sia realtà, passato, fantasia quel che è accaduto.

So che un tempo ero Salifou il carpentiere e vivevo ai margini della bella città sul mare, Abidjan,  in Costa d’Avorio. Ero giovane e forte, almeno lo ero fino a poco tempo fa. Nel mio quartiere ero ascoltato e facevo opinione, perché non riuscivo a sopportare l’ingiustizia che mette l’uomo contro l’altro uomo, che rende i fratelli diseguali. Protestavo contro un governo disonesto e corrotto, organizzavo le manifestazioni di piazza con artigiani e studenti, coltivando la speranza di un domani diverso. Cantavamo come fossimo eterni, suonavamo reggae e hip hop per le strade. Amavo Nadja e lei non si accorgeva neppure di me.  Avevamo anche allora un sogno, e ci fu spezzato.

Prima presero Camara, che era il nostro capo, un cantante reggae, la buona musica che tutti ascoltavamo e che parlava di ritorno alle nostre radici africane. Lo uccisero mentre usciva dal letto caldo di una donna, ancora col sorriso del dopo una buona scopata. Poi uccisero Nadja, che era l’unica donna a manifestare con noi, e prima di ucciderla le fecero rimpiangere di esser nata femmina. Le brigate della morte presero a girar per le campagne cercando studenti e manifestanti.

Poi presero me, e pensai che mi avrebbero ucciso presto, ma non fu così. Mi tennero giorni e notti in un buco scavato nella terra, estraendomi fuori come un lombrico quando volevano interrogarmi. Volevano che parlassi dei miei contatti, che facessi nomi, che denunciassi gli altri. Ci sono state volte che avrei voluto farlo, ma qualcosa mi ha trattenuto dallo sputare quei nomi, forse le immagini del corpo di Nadja straziato dalle violenze, forse il pensiero che sarei presto tornato alla terra da cui tutti siamo nati.


Un giorno – non so se fosse mattina o pomeriggio – mi hanno tirato ancora fuori dal buco, mi hanno capovolto un secchio d’acqua addosso e qualcuno mi ha sussurrato : “Scappa”. Ho corso senza forze, senza fiato,  con tanto dolore al viso, senza sapere dove andassi, poi ho riconosciuto un villaggio vicino casa mia, in cui abitavano dei cugini. Mi hanno soccorso, mi hanno spiegato che mio padre aveva venduto il suo podere ai miei aguzzini e che aveva comprato non solo la mia libertà ma anche un passaporto falso e un biglietto per la Francia.

Senza poter neppure salutare la famiglia, due giorni dopo ero a Parigi,  dove contattavo dei connazionali che mi dicevano  subito di allontanarmi ancora da questo paese, perché presto gli squadroni della morte mi avrebbero trovato anche qui. Ho preso ancora un treno con gli ultimi soldi rimastimi, e sono arrivato in Italia. Ho chiesto asilo politico e da allora vivo in attesa della risposta,  in un hotel demolito sul lido del mare, tra alghe in decomposizione e rumore delle onde.


Eccomi qui, belle signore che passeggiate per il Corso o che correte alla stazione, eccomi qui, uomo arrivato che hai paura dell’uomo nero, del barbone, del povero, del mendicante, dell’immigrato. Sono un rifugiato, eppure ho un sogno per ognuno dei tagli che mi fecero sul viso, le cui cicatrici vi turbano. Ho un sogno per ognuno degli strappi del mio abito liso, per ciascuna delle ferite e del dolore che porto dentro.

Libertà si chiama il mio sogno, ed è un sogno che ha fame di giustizia, patria, democrazia.

Salifou il carpentiere vende sogni.

 

© Harielle Rosy De Luca (da una storia vera, purtroppo)  All rights reserved

Racconto vincitore della 5a Rassegna Interculturale di Teatro di Narrazione – Roma

L’opera sarà rappresentata, insieme alle altre opere selezionate,

il 27 maggio alle 21 presso il Piccolo Teatro dell’Assurdo di Roma

http://www.lartemusa.it/pagina_evento.php?id=290

Sweet memories

I ricordi non stanno mai fermi. Ci sono giorni

in cui se ne vanno cosi’ lontano che li crediamo

partiti per sempre.

Sono realta’, ma una realta’

evocata, mentale, e non c’e’ grande differenza

fra il ricordo di un sogno e il ricordo di una realta’,

non sono piu’ causa di ansiosa oppressione

del cuore, ma di dolcezza.

(MARCEL   PROUST)

He’s got a smile that it seems to me

Reminds me of childhood memories

Where everything was as fresh as the bright blue sky

Now and then when I see his face

He takes me away to that special place

And if I stare too long, I’d probably break down and cry

Whoa, oh, oh, sweet child o’ mine

Whoa, oh, oh, oh, sweet love of mine

GUNS ‘N’ ROSES, SWEET CHILD O’ MINE