Archivio | Meditazioni RSS feed for this section

8 marzo e riflessioni sparse

8 Mar

Simpatica, indipendente, ironica, paziente, intelligente, sensibile, tranquilla ma determinata, e se è carina è meglio.

Generosa,  altruista, non presuntuosa, dolce, allegra, romantica, passionale, interessante, semplice, e se è anche sexy è meglio.

Bella,  simpatica, magra, sensuale, formosa,  sessualmente attiva anche  meglio.

Magnetica,  femminile,  comprensiva,  avvolgente e se materna è meglio.

Aggettivi talvolta in conflitto tra loro che descrivono e scolpiscono il ruolo assegnato alla donna dalla sociietà e nei diversi ruoli.

E noi donne come siamo? Diverse e contraddittorie, forti e coraggiose quasi tutte,col tempo almeno ci si diventa.

Le donne vere non hanno bisogno di un 8 marzo, che ricorda peraltro un triste incidente,  ma della tenerezza, del riconoscimento della loro alterità, del rispetto non a parole ma nei fatti, il che significa cambiare la mentalità di alcuni –pochi ma all’oggetto delle cronache nere – uomini.

Niente mimose, ma una riflessione: come tu mi vuoi? no, accettami come sono…

Ovviamente non si deve mai scadere nel generalismo, nè nello stereotipare gli uomini come oppressori del genere femminile…

Scultura d Etienne Maurice Falconet: Pigmalione e Galatea 

dipinto di Renè Magritte – La galleria

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova

22 Ott

Il vostro angelo è da un po’ che non scrive, tutta presa da una serie di impegni di scuola e di volontariato che la impegnano nell’intera settimana. In più, ho di nuovo il sabato libero dopo due anni di rotazione e spesso nei weekend cerco di andarmene in giro, almeno finchè il freddo non mi scoraggerà.

Ma freddo non fa ancora, e in una luminosa mattina di ottobre quale questa di oggi, ho sentito dentro di me una grande gioia. Il sole splendeva e riscaldava la mia pelle – a fine ottobre ancora portiamo magliette a mezza manica -, le persone per strada camminavano indaffarate, ognuna immersa nei suoi pensieri, io mi affrettavo serenamente verso la mia scuola e…

E mi sono risuonate in mente  come per la prima volta alcuni versi che conoscevo invece fin da ragazza : “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova”. Sono di Agostino di Ippona, un filosofo nato in Algeria convertitosi in età adulta al cattolicesimo e diventato vescovo.  Padre, dottore e santo della Chiesa cattolica, è conosciuto semplicemente come sant’Agostino e detto anche Doctor Gratiae.  Secondo molti studiosi anche laici è stato «il massimo pensatore  del primo millennio e certamente anche uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto». Le Confessioni sono la sua opera più celebre, e da esse è tratto il primo verso che vi ho citato.

Questo Agostino mi era simpatico perchè era stato un gaudente scavezzacollo fino a 33 anni, e nella sua filosofia Il passaggio attraverso la fase del dubbio non è un semplice incidente di percorso, ma fu determinante per fargli trovare la via della sua fede.  Secondo Agostino la consapevolezza della propria ignoranza  spinge a indagare il mistero; eppure non si cercherebbe la verità se non si fosse certi almeno inconsciamente della sua esistenza.

Ma torniamo alla mattinata di oggi che mi ha fatto comprendere quanta meraviglia ci circonda ogni giorno. sono le piccole cose a cui non diamo importanza le vere e più importanti. L’amore dei nostri cari, il sorriso di un amico, l’affetto che ci circonda, la bellezza del creato intorno a noi. Il gatto o il cane che ti salta in braccio ogni mattina affamato di coccole e che non si ferma anche se vai di fretta. La vicina di casa gentile che ti chiede come va. I tuoi studenti che ogni giorno vedi crescere in mentalità e consapevolezza. Gioie che ti fanno recitare mentalmente quei versi che da ragazza mi parevano strani e che ora da adulta comprendo.
ardi t’amai,
bellezza così antica,
così nuova,
tardi t’amai!

Ed ecco,
tu eri dentro di me
ed io fuori di me
ti cercavo
e mi gettavo
deforme
sulle belle forme
della tua creazione…

Tu hai chiamato
e gridato,
hai spezzato la mia sordità,
hai brillato
e balenato,
hai dissipato la mia cecità,
hai sparso la tua fragranza
ed io respirai,
ed ora anelo verso di te;
ti ho gustata
ed ora
ho fame e sete,
mi hai toccato,
ed io arsi
nel desiderio
della tua pace

(AGOSTINO di IPPONA,  Le Confessioni, X, 27)

Un caro abbraccio a tutti e a presto

Harielle

Il dipinto dell’Angelo è di Lorenzo Lotto

Sant’Agostino è stato eseguito dal Perugino

La musica che vi accoglie è il Gayatri Mantra, un mantra di guarigione e di gioia, che insieme all’Angelo benedicente porterà serenità a voi che leggete

Magnifica Essenza

17 Gen

magritte_il_vestito_di_notte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dove tu hai inizio, dove tu hai fine, dove tu mi dai quel gemito che cerco;

dove la foglia morta cade e non tocca terra, dove lo spirito echeggia nell’immenso eco,

esso viene ripetuto sempre e sempre, senza mai fermarsi.

Oh, perfezione imperfetta, non si sa dove inizi, non si sa dove finisci, nulla ci crea, nulla ci distrugge, ma allora dove va a finire tutto?

Allora non siamo mai nati, e non siamo mai morti.

Perché, perché, perché ci dobbiamo limitare all’esistere, perché non possiamo vivere nella nostra imperfezione,

che ci toglie ciò che ci completa, che ci strugge, in un gelido silenzio di solitudine,

ciò che cerchiamo, ciò che noi vogliamo è la nostra essenza eterea…

diri

Anima mia, sono tornato

18 Apr

Anima mia, dove sei? Mi senti? Io parlo, ti chiamo … ci sei?

Sono tornato, sono di nuovo qui.
Ho scosso dai miei calzari la polvere di ogni paese e sono venuto da te, sono a te vicino;
dopo lunghi anni di lunghe peregrinazioni sono ritornato da te.
Vuoi che ti racconti tutto ciò che ho visto, vissuto, assorbito in me?
Oppure non vuoi sentire nulla di tutto il rumore della vita e del mondo?
Ma una cosa devi sapere: una cosa ho imparato,
ossia che questa vita va vissuta.

Questa vita è la via, la via a lungo cercata verso ciò che è inconoscibile e che noi chiamiamo divino. Non c’è altra via.
Ogni altra strada è sbagliata.
Ho trovato la via giusta, mi ha condotto a te, anima mia.
Ritorno temprato e purificato. Mi conosci ancora?
Quanto a lungo è duratala separazione! Tutto è così mutato.
E come ti ho trovata?

Com’è stato bizzarro il mio viaggio! Che parole dovrei usare per descrivere per quali tortuosi sentieri una buona stella mi ha guidato fino a te?
Dammi la mano, anima mia quasi dimenticata.
Che immensa gioia rivederti, o anima per tanto tempo disconosciuta! La vita mi ha riportato a te.
Diciamo grazie alla vita perché ho vissuto, per tutte le ore serene e per quelle tristi, per ogni gioia e ogni dolore.
Anima mia, il mio viaggio deve proseguire insieme a te.
Con te voglio andare ed elevarmi alla mia solitudine.

parole e mandala di Carl Gustav Jung (dal “Libro Rosso”)

Torna, caro ideale

14 Apr

Quanto bisogno abbiamo dell’ideale, del concetto astratto

di ciò che è buono e giusto?

Perchè l’essere umano ritorna  ricorrentemente al Mondo delle Idee platoniano

e al mito della caverna, specie quando la realtà non lo soddisfa?

Abbiamo davvero dentro di noi una impronta dell’archetipo, del modello originario

del Bello e del Buono e l’abbiamo persa?

E l’amore che inseguiamo da una vita,è forse anch’esso una proiezione di quella pura  bellezza intravista nel mondo delle Idee?

Quanti interrogativi si affacciano mentre ascolto questa versione rivisitata

da Mina di una romanza di Tosti.

Torna, caro ideale, torna.

Io ti seguii come iride di pace
Lungo le vie del cielo;
Io ti seguii come un’amica face
de la notte nel velo.

E ti sentii ne la luce, ne l’aria,
nel profumo dei fiori;
e fu piena la stanza solitaria di te,
dei tuoi splendori.

In te rapita, al suon de la tua voce
Lungamente sognai,
e de la terra ogni affanno, ogni croce
in quel sogno scordai.

Torna, caro ideal,

torna un istante

a sorridermi ancora,
e a me risplenderà nel tuo sembiante
una novella aurora.
una novella aurora.

Torna, caro ideal, torna, torna!

ROMANZA DI F. TOSTI

quadro attribuito a Piero della Francesca, La città ideale,  dipinto tra 1480 e il 1490

e conservato nella Galleria Nazionale di Urbino

Di pensieri o nuvole, che poi è lo stesso

23 Ago

“Quando la tua mente fluttua, esistono due entità: una sono le nuvole, i pensieri, gli oggetti, le immagini; l’altra è la consapevolezza, la mente stessa. Se presti troppa attenzione alle nuvole, agli oggetti, ai pensieri e alle immagini, hai dimenticato il cielo. Hai dimenticato il padrone di casa, hai prestato troppa attenzione all’ospite. Questi pensieri e immagini vaganti non sono altro che ospiti. Se ti focalizzi su di essi, diventi immemore del tuo essere. Sposta l’attenzione dagli ospiti al padrone di casa, dalle nuvole al cielo. Fallo praticamente.”
 

Osho avrà sicuramente ragione, come accade spesso di trovare risposte a domande nelle sue parole. Ma è così bello in questi giorni di sacrosanto ozio fermarsi a guardare le nuvole, quelle poche e benevole che sovrastano una fine dell’estate infuocata. “Cloudspotting” come terapia dell’anima, modo per ritrovarsi bambini. Eccone una a forma di elefante, l’altra sembra una teiera, questa assomiglia alla gattina Aisha. Da quanto tempo non facevo così? Forse da quando la mia bambina era piccina, ed insieme facevamo mille giochi, che mi riportavano all’infanzia. Poi quel tempo si è trasformato in qualcos’altro, e lei è diventata grande, domani parte per la Scozia con i suoi amici e io resto a pensare…

Guardare le nuvole significa astrarsi, curare le ferite dell’anima, i piccoli dolori che minano il quotidiano. E inevitabilmente finisci per guardare il cielo, questa smisurata immensità che ci sovrasta, “ove per poco
Il cor non si spaura”, come diceva il mio adorato Leopardi. Vanno, vengono, come i pensieri. Per questo le nuvole ci piacciono tanto…

DANZA VENTO

Ho in sogno in una tasca: Salifou il carpentiere

22 Mag

Ho un sogno in una tasca, ho un sogno in ogni toppa del mio abito e lo voglio sognare ancora una volta.


 Voi che passate lasciatemi stare: in fondo guardate solo al mio aspetto, al mio viso devastato, a  quegli stracci che coprono un corpo un tempo  bello e virile.

Ho un sogno anch’io, non lo credi anche tu, bella signora dagli occhi verdi che mi passi davanti sul marciapiede, rabbrividendo davanti a me? Ha un sogno anche il venditore di braccialetti e monili africani che a te fa paura.

Si,  sono lo straniero che spaventa, sono l’uomo nero che viene dal sud del mondo, sono il barbone informe che osserva senza fretta i passanti  che corrono verso treni che li attendono.

Il mio sogno è per metà memoria per metà regressione, tanto che spesso non riesco a ricordare se sia realtà, passato, fantasia quel che è accaduto.

So che un tempo ero Salifou il carpentiere e vivevo ai margini della bella città sul mare, Abidjan,  in Costa d’Avorio. Ero giovane e forte, almeno lo ero fino a poco tempo fa. Nel mio quartiere ero ascoltato e facevo opinione, perché non riuscivo a sopportare l’ingiustizia che mette l’uomo contro l’altro uomo, che rende i fratelli diseguali. Protestavo contro un governo disonesto e corrotto, organizzavo le manifestazioni di piazza con artigiani e studenti, coltivando la speranza di un domani diverso. Cantavamo come fossimo eterni, suonavamo reggae e hip hop per le strade. Amavo Nadja e lei non si accorgeva neppure di me.  Avevamo anche allora un sogno, e ci fu spezzato.

Prima presero Camara, che era il nostro capo, un cantante reggae, la buona musica che tutti ascoltavamo e che parlava di ritorno alle nostre radici africane. Lo uccisero mentre usciva dal letto caldo di una donna, ancora col sorriso del dopo una buona scopata. Poi uccisero Nadja, che era l’unica donna a manifestare con noi, e prima di ucciderla le fecero rimpiangere di esser nata femmina. Le brigate della morte presero a girar per le campagne cercando studenti e manifestanti.

Poi presero me, e pensai che mi avrebbero ucciso presto, ma non fu così. Mi tennero giorni e notti in un buco scavato nella terra, estraendomi fuori come un lombrico quando volevano interrogarmi. Volevano che parlassi dei miei contatti, che facessi nomi, che denunciassi gli altri. Ci sono state volte che avrei voluto farlo, ma qualcosa mi ha trattenuto dallo sputare quei nomi, forse le immagini del corpo di Nadja straziato dalle violenze, forse il pensiero che sarei presto tornato alla terra da cui tutti siamo nati.


Un giorno – non so se fosse mattina o pomeriggio – mi hanno tirato ancora fuori dal buco, mi hanno capovolto un secchio d’acqua addosso e qualcuno mi ha sussurrato : “Scappa”. Ho corso senza forze, senza fiato,  con tanto dolore al viso, senza sapere dove andassi, poi ho riconosciuto un villaggio vicino casa mia, in cui abitavano dei cugini. Mi hanno soccorso, mi hanno spiegato che mio padre aveva venduto il suo podere ai miei aguzzini e che aveva comprato non solo la mia libertà ma anche un passaporto falso e un biglietto per la Francia.

Senza poter neppure salutare la famiglia, due giorni dopo ero a Parigi,  dove contattavo dei connazionali che mi dicevano  subito di allontanarmi ancora da questo paese, perché presto gli squadroni della morte mi avrebbero trovato anche qui. Ho preso ancora un treno con gli ultimi soldi rimastimi, e sono arrivato in Italia. Ho chiesto asilo politico e da allora vivo in attesa della risposta,  in un hotel demolito sul lido del mare, tra alghe in decomposizione e rumore delle onde.


Eccomi qui, belle signore che passeggiate per il Corso o che correte alla stazione, eccomi qui, uomo arrivato che hai paura dell’uomo nero, del barbone, del povero, del mendicante, dell’immigrato. Sono un rifugiato, eppure ho un sogno per ognuno dei tagli che mi fecero sul viso, le cui cicatrici vi turbano. Ho un sogno per ognuno degli strappi del mio abito liso, per ciascuna delle ferite e del dolore che porto dentro.

Libertà si chiama il mio sogno, ed è un sogno che ha fame di giustizia, patria, democrazia.

Salifou il carpentiere vende sogni.

 

© Harielle Rosy De Luca (da una storia vera, purtroppo)  All rights reserved

Racconto vincitore della 5a Rassegna Interculturale di Teatro di Narrazione – Roma

L’opera sarà rappresentata, insieme alle altre opere selezionate,

il 27 maggio alle 21 presso il Piccolo Teatro dell’Assurdo di Roma

http://www.lartemusa.it/pagina_evento.php?id=290

Lo straniero

10 Apr


  
Nel mondo della parola,
nel mondo della fantasia,
avevo tracciato il tuo volto,
avevo sognato il tuo odore, terra nuova.

Luna d’oro, l’avevo immaginata,
nella notte del deserto;
come rosa di corallo
divampa tra le mie mani.

Nel mondo della parola,
Nel mondo della fantasia,
cercavo il tuo volto, cercavo il tuo odore, terra nuova.

his golden eyes Pictures, Images and Photos

L’avevo disegnata sulla trama dei ricordi
di una storia mai finita,
un lungo viaggio che iniziò
da parole di fiaba.

Parole mai dette.
Parole e speranze scritte con la sabbia
sulle ali del vento.
  
  

 

 

Parole e speranze finite

in una notte di primavera
in una tempesta di mare
quando tu, terra nuova, sembravi ormai vicina

Primavera

26 Mar

Ogni primavera è una speranza ,

come sogno che si ripete alle porte del giorno,

è un racconto già noto che si veste di nuovo

Ogni primavera è un cammino

come passi  in un viale profumato di trifogli

è un giardino colorato di farfalle

Ogni primavera è una sorpresa

come amore che rinnova le promesse

è un invito alla  felicità

HARIELLE

My Beautiful Laundrette

19 Mar



Sembra legge naturale che tutto invecchi, ma a quanto pare, i prodotti tecnologici di nuova invenzione sono più senescenti di quelli di vecchia data. Ho posseduto una lavatrice per quasi 25 anni e mi ha servito ottimamente, resistendo ad amoreggiamenti declinati al passato remoto e prossimo,  traslochi, cambi pannolini sopra di lei, ripetuti assalti felini, lavaggi di scarponcini e ammenicoli sportivi fangosi ottimamente centrifugati e da lei resi. Ad ottobre è arrivata al termine, più che altro la carrozzeria e il cestello avrebbero resistito volentieri almeno altri 5 anni, ma i cuscinetti ammortizzatori e altri accessori, costosi da riparare, hanno decretato il momento di andare in pensione della Bianca, così la chiamavo…ehm… 😆

A ottobre quindi Bianca è stata rimpiazzata da una efficiente lavasciuga di ultimo grido, che mi ha richiesto un mese di assiduo e intensivo studio per capire come funzionasse. Alla fine, mi sono attestata su  3-4 programmi che sembravano più in sintonia con le mie aspettative di utente e ho dovuto pian piano abituarmi al suo fischio da aereo in decollo quando fa la centrifuga e  imparare ad asciugare i panni senza averli in cambio ritorti come l’urlo di Munch. Ma…

Neppure sei mesi, dopo, La Nuova (è ancora presto per affezionarsi a questo elettrodomestico e darle un nome che sostituisca nella memoria la fidata Bianca) si rompe. Il maledetto pannello elettrico va in tilt ogni volta che si carica la lavatrice e blocca la porta. Chiamata l’assistenza – fortunatamente è in garanzia – mi dicono che è un problema comune alle lavatrici asciugatrici di quel modello e che nei prossimi 10-15 giorni ci penseranno a portare il pezzo da sostituire. Aaargh! E io, come faccio???? urlo…come nel quadro di Munch…ma…

Lavanderia a gettoni, si chiama il nuovo punto relax del vostro angelo. Vicino casa, parcheggio  agevole, lavatrici enormi, mega asciugatrici, comode poltroncine per leggere durante l’attesa,  tv sempre accesa con maxischermo per chi vuol seguire e tante persone colorate da incontrare e con cui scambiare due parole.

In questi giorni ho incontrato casalinghe perfezioniste che preferiscono la resa migliore della lavatrice professionale per certi loro bucati preziosi, vagabonde svitate e brillanti che girano il mondo, senegalesi studiosi  serissimi che non sanno come eliminare macchie di inchiostro da lenzuola, romene in carriera ma senza lavatrice a casa (esattamente come me ma senza la carriera), una coppia gay tenerissima in procinto di andare a convivere (si, come nel film da cui ho tratto il titolo del post, libro omonimo di Koureishi),  studentini universitari fuorisede alle prime armi e che avevano bisogno di una mamma,  pakistani che preparano un matrimonio e vengono con i loro abiti tradizionali da non sciupare…

Un mondo colorato e profumato di bucato: il gestore  è un ex impiegato ministeriale che ha lasciato la carriera per dedicarsi al franchising e alla libertà di orario della laundrette. Mentre aiuta gli imbranati come me e gli studentelli a dosare detersivo e tempi di lavaggio, discute di politica e di filosofia, commenta le sue ultime lettere inviate a L’Espresso circa un determinato articolo…eh, si, basta poco e il mondo sembra diverso…

Questa settimana ho avuto l’influenza, ma domani mattina…vado in laundrette 😀

Ah…visto che ormai mi son fatta una cultura, leggete questo consiglio ecologico:

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: