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Citazione

Giorni d’autunno

30 Nov

Brevi giorni d’autunno
liberi da pensieri,
soli che muoiono
versando prodighi raggi
sulla terra tremante di pioggia.
Precoci fiori d’arancio
vacillano sottili nel primo freddo
nel silenzio d’incanto
di una mattina d’autunno.
Serenità o sofferenza in pari misura vibrano
in connessione con la natura intera.
E’ il peso del mondo
Che in tutte le cose
invoca amore
Harielle  © 2014

Poesia dall’India: Sahir Ludhianvi

19 Ott

Avere amici da quasi ogni parte del mondo è diventato consueto, grazie ad uno degli aspetti positivi della globalizzazione, che, come avevano preconizzato Marshall Mc Luhan e anche il nostro Franco Fortini,  avrebbe davvero accorciato il mondo.

Amici veri, anche se magari ci si è incontrati di persona 1 – 2 volte in 10 anni, ma ormai i social e i cellulari colmano distanze un tempo impensabili. Di quelli che ti allargano la mente.

E così quando il mio amico indiano G, nativo del Punjab,  mi ha segnalato la poesia di un poeta suo conterraneo, ho voluto tradurla dall’inglese  in cui l’aveva a sua volta tradotta – il poeta in originale scrive in urdu, lingua che accomuna diversi paesi, India, Pakistan e parte dell’Iran – e conoscere contemporaneamente una autore, ancora  in parte sconosciuto nel nostro paese.

Ecco i versi, spero vi piaccia come è piaciuta a me, più che altro  mi ha colpita per il senso di positività verso le avversità della vita e per l’attenzione alla ricerca di se stessi….

Buona settimana dal vostro Angelo

O compagno, mio confidente, compagno di bicchiere, non essere cupo,

è vero  che il tuo destino è difficile … ma non essere arrabbiato, non essere triste,

anche se  ci sono rocce ad ogni passo

quando il  torrente  inizia il suo viaggio nulla potrà mai fermare la sua strada

 

Non importa quanto duramente i venti li colpiscano in forma di tempeste ,

Eppure i cuscini di nuvole flagellati dalla pioggia mai si piegano alla sconfitta

 

Mio compagno, mio confidente, compagno di bicchiere, non essere cupo,

è’ vero  che il tuo destino è difficile … ma non essere arrabbiato, non essere triste,

Ci sono difficoltà nella via di ogni Ricerca,

Ma ogni Ricerca porta colori ai propri desideri

 

Migliaia di stelle e la luna vengono uccise

Poi una mattina di speranza sorride nei cieli

O  compagno, mio confidente, compagno di bicchiere, non essere cupo,

è’ vero  che il tuo destino è difficile , ma non essere arrabbiato, non essere triste

mai

poesia di Sahir Ludhianvi

francobollo commemorativo emesso dal governo indiano nel 2013

Centratura

4 Ott

Tra lavoro a scuola e corsi di aggiornamento al pomeriggio,

corsi di yoga e cristalloterapia nel tempo libero.

riesco a stento a mantenere aggiornato il mio blog.

Mi piace leggervi, però, e vi posto un caro saluto.

L’essenziale è essere centrati su se stessi e in sintonia con il mondo intero.

Namastè dal vostro Angelo

 

“… non c‘è bisogno di lasciare la casa per vedere meglio.

Non c’è bisogno di sbirciare dalla finestra.

Vivi invece al centro del tuo essere.

Per fare bisogna essere…”

(Lao-Tse)

 

Serenità

21 Set

Pensieri di domenica settembrina appena iniziata,

e una domanda : che cosa è per voi la serenità?… s me questa poesia mette serenità,

per esempio

A me un paese di sole
una casa leggera
un canto di fontana giù nel cortile.
E un sedile di pietra
e schiamazzo di bimbi.

Un po’ di noci in solaio
un orticello
e giorni senza nome
e la certezza di vivere.


(David Maria Turoldo)

 

 

(Ho trovato questa poesia nel profilo FB  di un amico e leggendone i versi, mi sono commossa.

Non solo per la delicata sintesi del concetto di serenità, ma anche pensando all’autore,

David Maria Turoldo, religioso inquieto e poeta, una personalità che mi ha sempre affascinato.

Io aggiungerei al quadretto di serenità la presenza delle persone care e dei miei gatti

Voglio postare questa poesia per donarla come un fiore a chi mi leggerà.

Un sereno saluto a tutti voi 🙂  )

L’incanto sempiterno della Grecia

9 Ago

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Erano tre anni che non tornavo in Grecia e quest’anno non ho resistito al richiamo delle “sacre sponde”. 

Luoghi incantevoli, baciati dal mare e da un’aura di millenaria saggezza che ti impregna totalmente.

Atene e Santorini sono luoghi di incantevole bellezza.

E rispetto alla volta scorsa, ho trovato il paese meno povero, meno disperato, in lieve ripresa economica: non c’erano più quelle case rotte, anche in centro di Atene, quei segnali di preoccupazione e di insofferenza acuta della popolazione e dei commercianti verso la classe politica e il paese che tre anni fa erano endemici.

Lascio spazio alle foto senza altri commenti, e posto una poesia di Soririos Pastakas, poeta greco contemporaneo, su questo paeseaffascinante.

A tutti voi un augurio di buona estate dal vostro angelo Harielle 🙂

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Grecia papàki

 

La   Grecia viaggia a quaranta all’ora

come un   papàki sul lungomare.

La   massima velocità possibile

coincide   con la possibilità

dello   sguardo innamorato:

di   registrare, di saziarsi,

di   ricordare. La luce nelle minime

sue inclinazioni,   l’ondeggiare

del   mare, la direzione del vento.

 

La   Grecia e il suo passeggero

che la   abbraccia, chiudono

gli   occhi insieme:

non   saprà mai che cosa fosse

lui   per lei, nemmeno lei

tutto   quello che le deve.

 

Grazie   alle basse velocità

la   Grecia è il solo paese

dove   il tramonto

verso   Sùnio, o al ritorno,

può   durare una vita intera.

 

SOTIRIOS PASTAKAS

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All’estate appena iniziata

25 Giu

Silenzio!
Hanno chiuso le verdi persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena gli uccelli, poi tacciono,
vinti dal sonno.
Sembrano estinti gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio… Quand’ecco da tutti gli alberi
un suono s’accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.

Umberto Saba

 

Concorso letterario “Liberi” sezione poesie

15 Giu

Ecco la poesia vincitrice del concorso “Liberi”, conclusosi il 12 giugno 2014, e di cui ho parlato nello scorso post, è intitolata

OPHELIA

Amor non corrisposto la guidò alle onde,
cieca, fidando solo nella follia amica,
da ella fin lì si lasciò portare.

Seduta sull’umido ramo, 
rapita dall’indifferenza liquida del fiume.
Acqua salmastra, riflesso di baci rubati e
di promesse infrante.
Acqua traditrice, volto verdastro dell’invocato oblio.

In essa fiori di campo lasciò cadere,
la testa di ghirlande adorna.
Novella sposa mai più, già pronta per la tomba.

I piedi lambirono l’acqua, gelida madre,
e poi le gambe, il ventre, e si lasciò cadere.
Acida divenne la pallida pelle, 
finché solo una ciocca ribelle rimase a fluttuare,
come rame sul nero fondale.

versi di Marian Ronchetti
poesia vincitrice del concorso “Liberi” di Tivoli ed. 2014
quadro di John Everett Millais

 

La mia esperienza nella giuria di un premio letterario

13 Giu

premio licebri locandine

E’ da un po’ che non scrivo nel blog, un po’ perchè per gli insegnanti il periodo tra maggio e giugno è densissimo di impegni, un po’ perchè sono stata molto occupata nel ruolo di presidente della giuria del premio letterario “Liberi”, indetto dalla mia associazione culturale “Libernauti” di Villa Adriana, in quel di Tivoli.

I Libernauti condividono la passione per i libri, e partendo dalla condivisione di esperienze di lettura personali, “navigano” insieme e liberamente nel mondo … della cultura e del comunicare. Da ormai 4 anni ci incontriamo a Villa Adriana,  frazione di Tivoli in cui è sita la famosa Villa di Adriano, località archeologica protetta dall’Unesco e casa dell’imperatore romano di origine ispanica che volle circondarsi di tutte le bellezze che aveva incontrato nel corso dei suoi viaggi e riunirle nella sua aurea domus nella valle dell’Aniene.

Il concorso è  stato aperto a tutti e si  è articolato in due sezioni:
– A) Poesia inedita in lingua italiana o dialetto a tema libero – B) Immagini e parole a tema libero
Consiste nell’associazione di un’immagine inedita (fotografia, pittura, disegno, clip ecc.) e di un insieme di parole (una frase, una poesia, un aforisma, un proverbio ecc.). 

E, ultimata la fase di raccolta, è iniziato da gennaio il lavoro dell’organizzazione e delle giurie. Due giurie tenute all’oscuro dei nomi dei partecipanti fino alla fase ultima, in cui è avvenuta la “rivelazione” del mistero dei nomi associati alle vostre creazioni. Un lavoro di squadra in cui ogni valutazione è stata espressa con serenità ed equilibrio. Abbiamo ricevuto poesie e immagini da tutta Italia e da tutte le età, tra i vincitori della sezione “Immagini e parole” ci sono state due ragazze di 17 anni.

E ieri, nella cornice suggestiva di un’altra delle Ville di Tivoli, Villa Gregoriana, immortalata dalle pagine di Goethe durante il Grand Tour, con il patrocinio del FAI, si è svolta la premiazione. La poesia vincitrice è intitolata Ophelia ed è ispirata al personaggio shakesperiano dell’Amleto. L’immagine vincitrice è invece quella che vedete qui sotto, e tratta in modo efficace e sintetico il tema scottante dell’immigrazione.

Microsoft Word - IMMIGRAZIONE1.doc

 (Immigrazione – di Maurizio Maraldi da Forlimpopoli, primo premio Concorso Liberi Immagini e parole Tivoli 2014)

Nel prossimo post vi proporrò le poesie finaliste e vincitrici, non appena otterrò il consenso degli autori. 

E’ stata una bella esperienza, la mia, per la prima volta dall’altra parte di una giuria letterario – artistica, presidente e parte pulsante di una organizzazione ben orchestrata. Abbiamo discusso, valutato, inviato infinità di mail e di messaggi per tutte le volte che eravamo indecisi o che propendevamo per un’immagine o un’altra, per una poesia o un’altra. E’ stato soprattutto bello “entrare” nella mente e nell’intuizione creativa degli autori, partecipare, anche se di riflesso, al loro mondo.

Poesie, immagini, sensazioni, pensieri, emozioni, vibrazioni…in ultima sintesi, la vita, come frammento di un discorso amoroso. come dice  Roland Barthes in due citazioni che si adattano alla nostra competizione letteraria:

32 - foto copia

 (L’amore e le sue stagioni, Mara Scipioni, 2° premio Immagini e parole Concorso Liberi

Tivoli 2014)

La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare.

Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più a ripetersi esistenzialmente.

Layout 1

 (La chiave, Cosmina Dobrea, 3° premio Immagini e parole Concorso Liberi

Tivoli 2014)

 

Per la giornata dedicata alle mamme: a Sofia

11 Mag

Photobucket

 

Eh si, Sofia, ne è passato di tempo da quando te ne sei andata.
Sei  lontana, ma non distante, solo nei  sogni ormai sei impalpabile, per quanto ti insegua non riesco mai a raggiungerti.
Abbiamo trascorso insieme pochi anni, ma le memorie le tengo strette tutte insieme come un mazzo di fiori preziosi, e non ti dimentico mai.
Quando ti ricordo così semplice mi sento ormai più grande di te, più esperta, meno ingenua: sarà poi vero?
 
Di te ho ereditato alcune caratteristiche: il sorriso, anche se il tuo era più bello, una dolcezza nei modi acquisita negli anni, e le mani affusolate. Da adulta ho  di proposito optato per la tua professione, piantando in asso quel lavoro di avvocato che volevi per me, proprio per sentirmi più vicina al tuo mondo, ricordando quelle mattine in cui, piccolissima, seguivo seduta in un angolino quella maestrina sempre paziente nell’insegnare a leggere e a scrivere a classi anche di 45 bambini.
 
Eri piccola e delicata come uno scricciolo, e spesso di notte mi alzavo fingendo di aver avuto un incubo, per poter dormire insieme a te e al babbo. Avevo paura che tu potessi scomparire, andartene. Avevo un giusto presentimento, perché sei davvero volata via all’improvviso, e da allora la mia vita non è stata più la stessa. Vorrei che davvero esistesse un mondo dopo la morte solo per poterti rivedere, riabbracciare, stringerti. E non sbaglierei come fece Orfeo con Euridice, no, io no, stanne sicura, Sofia.
 
Ti parlo da anni tutti i giorni, è incredibile pensare che dopo tutto questo tempo che non ci sei più abbia sempre qualcosa da dirti. Eppure è così: può essere un frigorifero che si rompe, o le telefonate con le mie sorelle, le tue figlie, o il nuovo ragazzo di Alice,  ma ogni giorno il pensiero va a te, dolce mio angelo, piccola mamma sempre profumata di caramello e rose, allegra e birichina mentre ti rotolavi nei prati prima di noi figliole, o che stiravi in silenzio e all’improvviso scoppiavi in una risata, per via di qualche pensiero buffo che ti era venuto in mente. 
 
Eh si, Sofia, come dicevi tu, la festa della mamma è un’occasione per vendere cioccolatini, ma quanto sono felice di avertene regalato qualcuno. Io che non riesco a venire al cimitero a mettere fiori su una fredda lapide, perché non è lì che ti trovo, mentre ti sento nei boschi, nei libri di fiabe, nelle rose appassite che conservavi nei libri, nelle piccole cose che conservo di te, la spilla verde di strass, il basco e la sciarpa marroni.  Io che un giorno di tanti anni fa,quando ti avevo già persa , sentendo per strada la “Donna Cannone”  (non per le dimensioni: tu eri magrissima, mamma) di De Gregori scoppiai a piangere sui versi che mi parlavano dell’irreparabile, al punto che non posso ancora ascoltare quella canzone senza commuovermi
 
“Cosi la donna cannone
quell’enorme mistero volò
sola verso un cielo nero nero s’incamminò”
 
Io che sono la tua primogenita, che ti amo non solo perchè sei mia madre, ma perché siamo così legate, in un abbraccio che supera la morte e attraversa le nostre vite e che da te si estende verso mia figlia, che porta il tuo nome come secondo e  ti assomiglia così tanto, verso mia nipote Sofia, tua omonima, in una catena di donne e di amore che tu hai messo in moto per prima e che ti avvolge e ti trascende, 
 
mamma
Photobucket
(Sofia)

Sono stata la spina

Che stillava latte del tuo seno di rosa
Sono la fronda senza sostegno della tua rama fiorita
Sillaba suggellata delle tue labbra di sale
Lichene che si aggrappa alla roccia salmastra

Madre di desiderio
Misericordia e perdono
Senza di te la vita è stata
Dolore

Harielle

 

A Sofia, anima bella, che attende di darmi la mano un giorno, lì,  oltre il velo dell’apparenza.

Questi fiori, questi sogni : poesia finlandese

6 Mag

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  Nel cuore del dente di leone

c’è una cellula di pietra

il vento parla, i sogni sono sugli alberi.


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Ancora tanto da creare 
prima che si trasformino in pietra
questi fiori,questi sogni,questa lingua,
e il mio volto nella lingua
 

TOMI KONTIO

poeta finlandese, romantico suburbano

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GRAZIE AL MIO AMICO JAAKKO PER LA POESIA 

 TESTO ORIGINALE PER CHI CONOSCE IL FINLANDESE (NON IO, CHE NON SONO MAI RIUSCITA AD ANDARE OLTRE IL TERVE, CHE SIGNIFICA CIAO)

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