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La giustizia spiegata ai quindicenni

27 Gen

Di sabato mattina le lezioni di diritto non possono per default essere troppo pesanti, soprattutto in una seconda superiore composta da quindicenni assonnati ed in pieno sviluppo ormonale, convinti di sapere già tutto della vita e desiderosi di assaggiarne il succo.

Così, dopo dieci – dico 10 – minuti dedicati alla spiegazione delle funzioni della magistratura e alla distinzione tra giustizia penale e civile, chiedo alla classe  di farmi degli esempi per vedere se hanno afferrato il concetto.

” E’ semplice , prof” – dice F., biondina dai grandi occhi, perennemente distratta, ma a quanto pare non oggi. ” Se litighi con il vicino di casa  per il parcheggio condominiale, è giustizia civile, se Corona viene condannato, è giustizia penale”.

Alla parola “Corona” – pof – tutti gli occhi ancora intrisi del sonno mattutino si spalancano di colpo, come se la mano invisibile di Adam Smith (economista che alcuni dei miei cari quindicenni ancora considerano una sorta di Harry Potter dai magici poteri) avesse spruzzato elisir di caffeina nell’aula. Tutti vorrebbero commentare il fatto del giorno, ed io invece non voglio diventare una copia della Barbara d’Urso, cui mi accomuna solo l’origine e il lieve accento napoletano.

Chiedo così ai ragazzi di esprimere solo il loro parere da giuristi in erba quali sono. “Proessorè” – esordisce S., con aria trionfante – me faccia dì che quel povero ragazzo è solo ‘na vittima”. E a questa affermazione molte testoline castane e bionde assentiscono con aria saggia, qualcuno dice “E’ così” ”  ‘Na vittima?” – mi faccio trascinare io dal rotondo dialetto romanesco ” E perchè?”

E da questo momento in poi è tutto un alzare le mani, vociare, voler dire la propria. La sintesi è questa: in un mondo di ladri e assassini in cui viviamo, con quello che poi per giunta fanno i politici, i giudici se la prendono con uno che 

1- per le ragazze è un gran figo e così bello che ha fatto pure cadere in amore la Belèn, e aveva soldi, molti soldi

2- per i ragazzi, aveva tutto quello che si vuole raggiungere, macchine di lusso, donne e soldi, molti soldi.

Lo sconforto mi assale, ma con tono neutrale chiedo ai ragazzi: “Ma secondo voi una persona che fotografa un personaggio famoso che sta con una donna diversa dalla moglie, per poi estorcergli denaro minacciando di rivelare a sua moglie il tradimento, a parte che commette un grave reato penale che si chiama estorsione, secondo voi agisce moralmente in modo corretto?”

“Beh – soppesa la questione L. , con l’aria di saperla lunga sull’argomento “sa che le dico, prof? E’ un saggio, uno che fa così”

Sto per ribattere “Ah, si?” quando interviene I. “Ma si, perchè lui, anziché rovinare il noto calciatore,  vendendo ai giornali scandalistici le foto, ha cercato di salvare la famiglia”  “Facendosi dei soldi in modo illecito?” incalzo io . “Ma che illecito, proessorè” risponde ancora S. ” lui cercava di far del bene e di farsi del bene”

 

Ho indetto un mini referendum per alzata di mano e la tesi del povero fotografo benefattore dell’umanità è stata di gran lunga la più votata, con disagio dei pochi che, quasi vergognandosene, hanno alzato la mano per dire che no, ricattare è un brutto reato e merita di essere punito con la prigione.

A questo punto ho ripreso la parola e ho parlato del reato di estorsione e della morale, poi ho proposto ai pargoli un giochino. Associare ai colori del semaforo dei giudizi di valore. Verde, se la morale e la legge vanno di pari passo. Giallo, se il fatto non è illecito per la legge ma non è rispettoso della morale, per esempio tradire il coniuge. Rosso, se il fatto vìola insieme sia la legge che la morale.

La campanella ci interrompe sul più bello ed io sconvolta passo nell’altra classe, una terza di ragazzini più tranquilli e studiosi. Mi guardano sorpresi quando li interpello per conoscere il loro parere sul caso Corona. “Prof, è un cretino e un farabutto” sintetizza per tutti O, il più vivace ed estroverso della classe, mentre molte teste fanno il cenno affermativo. “Quindi per voi non è un eroe?”

“Macchè, è solo uno s…” dice la studentessa G. che si interrompe sulla prima lettera dell’aggettivo sostantivato per rispetto della sua insegnante.  “Ma davvero dobbiamo parlare di lui, prof?  Ne parlano già tutti i programmi tv” chiede G, studentessa romena. ” Si, oggi lei ci aveva promesso di spiegare le obbligazioni con la lavagna multimediale” conclude l’appello S. dai grandi occhiali, e molti annuiscono.

Un gran sorriso da parte mia, e un “grazie, ragazzi, mi sento meglio ora”… mentre raccolgo occhiate del genere “che avrà la prof di diritto oggi?” e partiamo con le slides.

Per fortuna, non siamo tutti uguali…non solo tronisti, ma anche piccoli giuristi crescono 🙂

 

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