Villa d’Este: un giorno di scuola speciale

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La Villa d’Este di Tivoli è un capolavoro del Rinascimento italiano e figura nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ho la fortuna di vivere e lavorare in questa cittadina d’arte, che oltre a questo monumento,ospita altre due bellezze artistiche: la Villa di Adriano,anch’essa patrocinata dall’UNESCO,  e la Villa Gregoriana,finanziata dal FAI.

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Nel post precedente avevo parlato della mia classe “speciale”, un piccolo gruppo di ragazzi dai 15 ai 17 anni, una classe che piano piano si è impoverita di elementi, perché ha fama di essere terribile e alcuni genitori hanno chiesto per i propri figli il cambio di sezione al dirigente scolastico. Diciamo che l’inizio dell’anno scolastico è stato di impatto: tutti urlavano, non stavano attenti, si rivolgevano agli insegnanti con il “tu”, non rispettavano nessuna regola, insomma. Gli insegnanti che dovevano sostituire anche per una sola ora  i colleghi assenti per un giorno,  rifiutano la supplenza. Eppure….c’era, c’è qualcosa in questi ragazzi che spingeva noi, il gruppo di insegnanti a loro assegnati, ad andare avanti. Così abbiamo deciso di portarli in giro per lezioni vive, piuttosto che chiuderli in classe. E ieri li ho accompagnati al nostro salotto buono, Villa d’Este. Una giornata di pioggia, anzi di diluvio, eppure ci siamo divertiti tantissimo insieme.  L’intuizione che avevamo avuto era giusta;questi ragazzi, che psicologi e docenti etichettano con sigle diverse, ADHD,  DSA,  BES,  con deficit di attenzione, divario socio-culturale ed altri, hanno bisogno di essere ascoltati, prima di tutto. E intendo dire che hanno bisogno di essere sentiti prima di  pretendere da loro di ascoltare passivamente delle lezioni frontali.

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E così, mentre A. sciamava allegramente per la Villa facendo il cavallo impazzito e rischiando di scivolare, ho scoperto il talento di S. per la fotografia, le foto che vedete sono sue, e sono veramente bellissime. l. è un’atleta a livello nazionale ma si stressa perché non riesce a compensare l’impegno fisico con quello scolastico, mentre R. ha il papà malato di tumore che ha perso il lavoro per potersi curare. Il più vivace di tutti è G., che fermava tutti i turisti, soprattutto un gruppo di canadesi che girava in calzoncini corti, per socializzare e battere il cinque.

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Eppure,in compagnia di questi adolescenti, abbiamo ritrovato il valore del gruppo e del piacere di fare lezione dal vivo. Si sono soffermati dapprima con fastidio, poi con interesse, ad ammirare gli appartamenti affrescati , poi quando è spiovuto un po’ abbiamo ascoltato insieme la fontana dell’organo, azionata dal fiume Aniene, attraverso un meccanismo antico recentemente restaurato. Infine siamo scesi alle famose fontane con cascate e  via per il corridoio delle 99 cannelle, fino a risalire nuovamente all’appartamento.

lrm_export_20161125_154745 E, dopo una lezione bagnata ma fortunata, ci siamo salutati un po’ raffreddati, ma soddisfatti. Villa d’Este è un capolavoro, ma sono certa che a fine anno lo saranno anche i miei piccoli  adolescenti 12 alunni 🙂

Per ulteriori informazioni sulla Villa, ecco qui il  link, e se capitate da queste parti, vi farò volentieri da guida 😀

Il vostro angelo Harielle, insegnante felice

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IT’S DE-LOVELY: ALLA SCOPERTA DI COLE PORTER

Una domenica fa, di quelle dei primi giorni di aprile, che si sa “è dolce dormire” e che ti fa venir ancora voglia di trascorrere il pomeriggio festivo a guardare la tv mentre ozi sul divano in compagnia del tuo gatto, ho scoperto un delizioso film ispirato alla vita e alla musica di Cole Porter, dal titolo ispirato ad uno dei suoi successi, De-lovely.

Sono cresciuta con la musica dagli anni ’70 ai ’90 del secolo scorso, nel segno del rock psichedelico, della musica dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin, di David Bowie, di Janis Joplin, Jimi Hendricks, dei Nirvana e dei Pearl Jam, dei dimenticati Inxs che mi piacevano tanto e soprattutto, per me almeno, del reggae di Bob Marley e dei suoi seguaci.

Cole Porter era un nome che conoscevo, certo, ma di cui sapevo ben poco, relegandolo nella musica dei tempi dei miei genitori, musica da “matusa”, come sentivo dire dai miei cugini “grandi” che erano impegnati nelle contestazioni studentesche del 1968 mentre io li osservavo con occhi sgranati e un po’ invidiosi. Poi venne il tempo anche per me di unirmi a quelle variopinte e idealistiche compagnie, convinte di cambiare il mondo a tempo di musica e di slogan, e forse, un po’ e per un po’ ci siamo riusciti.

Comunque, di Cole Porter e della sua musica sapevo ben poco, e così seguire il film De-lovely del 2004 è stato davvero una de-liziosa scoperta, dalla musica alla vicenda personale di vita del compositore statunitense e della sua compagna di vita Linda, con la quale diede vita a un sodalizio di amore ma anche di amicizia, che comprendeva anche le liasons omosessuali di Porter, conosciute e approvate da Linda. La colonna sonora del film è interpretata da diverse star della musica, da Robbie Williams che canta il brano al quale è intitolato il film e il mio post, ad Alanis Morrisette che interpreta “Let’s do it” una sorta di marcetta in cui il ritmo progressivamente diventa travolgente al ritmo di “Birds do it, bees do it….Even educated fleas do it, Even lazy jellyfish, do it, Let’s do it, let’s fall in love” (Gli uccelli e le api lo fanno…persino le pulci ammaestrate e le pigre meduse lo fanno, facciamolo, innamoriamoci). Ci sono poi i brani più famosi, Begin the beguine interpretato da Sheryl Crow e Night and Day, cantata dall’attore protagonista che interpreta Cole Porter, un fantastico Kevin Kline. Ma la mia preferita è Let’s misbehave, un testo scanzonato unito ad una musica allegra suonata da Elvis Costello, il musicista e performer inglese che ho avuto il piacere di seguire qualche anno fa dal vivo.

E’ proprio vero che la musica è spesso anche la colonna sonora della vita. Per me lo è stato, e magari sarà l’argomento di un altro post. Per Cole Porter, come sottolinea la sceneggiatura del film, molti suoi brani puntellavano i momenti giocosi e quelli bui della sua esistenza, iniziati soprattutto con la rovinosa caduta da cavallo che gli comportò ben 30 operazioni e una amputazione, fino alla perdita dell’amata Linda, per la quale scrisse “Every Time we say goodbye”.

Insomma, se vi dovesse capitare in tv di trovare questo film, registratelo o vedetelo subito, ve lo consiglio, così come vi suggerisco di andare subito ad ascoltare su youtube qualcuno dei titoli che vi ho fornito durante il post.

Buon fine settimana a tutti dal vostro Angelo Harielle 

I ragazzi che salvavano i libri

RAGAZZI LIBRIE’ da un po’ di tempo che non scrivo su questo blog, ma non certo per mancanza di spunti da commentare, anzi, proprio per troppi impegni sia personali, che lavorativi.

Sono successe molte cose in questi mesi. La mia classe “tremenda”, quella di cui avevo parlato in un post autunnale,  che potete rileggere qui, è cambiata. Sono stati i libri a salvarla. E si. 

Avete tempo per leggere una storia? Una di quelle storie che sembrano banali, che sono tratte dalla vita di tutti i giorni, ma che poi diventano determinanti, fatali, virali, come dicono i miei studenti  🙂

Ebbene, la mia scuola, come tutte,  è un luogo di studio, ma anche di aggregazione sociale e di divertimento….e c’è una biblioteca. Piena di libri , circa 6500 volumi, come tutte le biblioteche dovrebbero essere, con una prof fissata per i libri che le fa da direttore…e quella sono io , con un collega distaccato dal servizio che mi aiuta

Un giorno, qualche mese fa,  sono stati gettati per sbaglio dei libri. Erano il lascito di un generoso donatore che ha portato a scuola la sua intera biblioteca privata. Di questi tempi, con l’aria che tira, una donazione di libri è una manna piovuta dal cielo!

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Disperazione somma mia e del mio collega,  ma per fortuna, il danno era recuperabile…e così ho chiesto  aiuto alla mia classe super riottosa  per recuperare i volumi prima che venissero gettati al macero.

E in quella mattina fredda di gennaio si è verificato un incontro provvidenziale tra una scolaresca, fino ad allora considerata ribelle e poco interessata,  e 100 libri. Libri di scuola, volumi di estetica, romanzi, poesie, volumi di scienze….

E così , in modo spontaneo e non programmato, per almeno 1- 2 ore a settimana,da  questo incontro è nato il desiderio di continuare la conoscenza dei libri e di imparare, estendendo l’invito anche ai ragazzi non avvalentisi della materia di religione, le competenze e i fondamenti della biblioteconomia per poi applicarli nella gestione della biblioteca. Li ho chiamati “I ragazzi che salvavano i libri”, parafrasando il titolo del romanzo di Markus Zusak “La bambina che salvava i libri”. 

E lo scorso fine settimana la classe intera è stata ospite di una manifestazione cittadina inserita nelle iniziative del maggio dei libri, “SeminarLibri”, di cui vi parlerò in un prossimo post, ricevendo i compimenti di bibliotecari e della responsabile della cultura del comune di Tivoli.

Post scriptum: la classe dei ragazzi che salvavano i libri non è poi così “terribile”, sappiatelo!

Loro hanno salvato dei libri, ma sono certa che anche i libri abbiano salvato loro…

 Ed eccoci qui, i ragazzi che salvavano i libri ed io, davanti alla biblioteca d’istituto rimessa a nuovo., tutti con un libro in mano 🙂

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La mia esperienza nella giuria di un premio letterario

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E’ da un po’ che non scrivo nel blog, un po’ perchè per gli insegnanti il periodo tra maggio e giugno è densissimo di impegni, un po’ perchè sono stata molto occupata nel ruolo di presidente della giuria del premio letterario “Liberi”, indetto dalla mia associazione culturale “Libernauti” di Villa Adriana, in quel di Tivoli.

I Libernauti condividono la passione per i libri, e partendo dalla condivisione di esperienze di lettura personali, “navigano” insieme e liberamente nel mondo … della cultura e del comunicare. Da ormai 4 anni ci incontriamo a Villa Adriana,  frazione di Tivoli in cui è sita la famosa Villa di Adriano, località archeologica protetta dall’Unesco e casa dell’imperatore romano di origine ispanica che volle circondarsi di tutte le bellezze che aveva incontrato nel corso dei suoi viaggi e riunirle nella sua aurea domus nella valle dell’Aniene.

Il concorso è  stato aperto a tutti e si  è articolato in due sezioni:
– A) Poesia inedita in lingua italiana o dialetto a tema libero – B) Immagini e parole a tema libero
Consiste nell’associazione di un’immagine inedita (fotografia, pittura, disegno, clip ecc.) e di un insieme di parole (una frase, una poesia, un aforisma, un proverbio ecc.). 

E, ultimata la fase di raccolta, è iniziato da gennaio il lavoro dell’organizzazione e delle giurie. Due giurie tenute all’oscuro dei nomi dei partecipanti fino alla fase ultima, in cui è avvenuta la “rivelazione” del mistero dei nomi associati alle vostre creazioni. Un lavoro di squadra in cui ogni valutazione è stata espressa con serenità ed equilibrio. Abbiamo ricevuto poesie e immagini da tutta Italia e da tutte le età, tra i vincitori della sezione “Immagini e parole” ci sono state due ragazze di 17 anni.

E ieri, nella cornice suggestiva di un’altra delle Ville di Tivoli, Villa Gregoriana, immortalata dalle pagine di Goethe durante il Grand Tour, con il patrocinio del FAI, si è svolta la premiazione. La poesia vincitrice è intitolata Ophelia ed è ispirata al personaggio shakesperiano dell’Amleto. L’immagine vincitrice è invece quella che vedete qui sotto, e tratta in modo efficace e sintetico il tema scottante dell’immigrazione.

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 (Immigrazione – di Maurizio Maraldi da Forlimpopoli, primo premio Concorso Liberi Immagini e parole Tivoli 2014)

Nel prossimo post vi proporrò le poesie finaliste e vincitrici, non appena otterrò il consenso degli autori. 

E’ stata una bella esperienza, la mia, per la prima volta dall’altra parte di una giuria letterario – artistica, presidente e parte pulsante di una organizzazione ben orchestrata. Abbiamo discusso, valutato, inviato infinità di mail e di messaggi per tutte le volte che eravamo indecisi o che propendevamo per un’immagine o un’altra, per una poesia o un’altra. E’ stato soprattutto bello “entrare” nella mente e nell’intuizione creativa degli autori, partecipare, anche se di riflesso, al loro mondo.

Poesie, immagini, sensazioni, pensieri, emozioni, vibrazioni…in ultima sintesi, la vita, come frammento di un discorso amoroso. come dice  Roland Barthes in due citazioni che si adattano alla nostra competizione letteraria:

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 (L’amore e le sue stagioni, Mara Scipioni, 2° premio Immagini e parole Concorso Liberi

Tivoli 2014)

La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare.

Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai più a ripetersi esistenzialmente.

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 (La chiave, Cosmina Dobrea, 3° premio Immagini e parole Concorso Liberi

Tivoli 2014)

 

In, out e zen, un sorriso e una risata

Certe volte piccoli banali insignificanti episodi di vita, anche quella cosiddetta “virtuale” di internet, ci mettono davanti a situazioni grottesche che, estrapolate dal loro contesto di origine, ci fanno capire come non siamo molto cresciuti , intendo come umano genere,  dai tempi delle caverne. Alla Hobbes, per intenderci, da homo homini lupus

Cose che ti fanno sorridere, che ti danno anche la misura dei comportamenti, e che ti fanno riflettere.

E questo mi porta a parlare di cosa sia  in e cosa sia out, distinzione che si usava anni fa che ora è stata sostituita da diverse espressioni.

E  a parlare dello zen, che è meglio.

Cosa per me è in: la sincerità, l’eleganza, la buona fede, l’onestà, il parlar chiaro, non sottomettersi, ma anche non eccedere.

Cosa è per me out: la prepotenza, la doppiezza, l’ ipocrisia, la falsità, l’essere sempre d’accordo per paura

Ma se queste sono qualità o difetti, la virtù più importante è essere zen.

Ecco una breve sintesi:

  • L’occasione contraria potrebbe essere un’occasione per trovare delle novità. Ricordarsi chi si è, spingere il pedale sui talenti;
  • Non perdere l’ascolto degli altri, primi tra tutti gli amici e pari merito gli estranei (non fa male fare qualche pulizia primaverile, ove necessario) ;
  • Non smettere di investire sull’evoluzione interiore. Cercare tutto ciò che dà felicità, anche le piccole cose
  • Di fronte a chi si lamenta e basta, abbiate uno sguardo amorevole ma un filtro deciso. Non potete fare nulla per chi ama piangersi addosso, se non un piccolo gesto per mostrare qualcosa che han smesso di vedere;
  • Siate dolci con voi stessi. Dirigete volontariamente l’attenzione su ciò che vi è utile;
  • Cercate di restare vigili. E con gentilezza non cedete alla prepotenza
  • Osservate i pensieri o le persone che vi infastidiscono. Non sono un ostacolo, ma i “materiali” che compongono una chiave preziosa per evolvere

condivisione dal sito di  One Drop Foundation per gentile concessione

Il mio blog in questi giorni, nonostante lo sfoltimento che ho operato, ha avuto una escalation di followers, tutte new entries che hanno blog  interessanti e di qualità, non di meno lo sono quelli dei miei amici di sempre, quelli veri e sinceri.

Ringrazio tutti con gioia

Ho effettuato un restyling che rimandavo da tempo, da quando, 2 anni fa ormai,  era mancata l’amica del cuore P. e non avevo più voglia di scrivere. Ma lei mi direbbe “Fattece una risata, Ro’  “, con la sua dolce cadenza romanesca. La mia sorellina K, teacher leader di yoga della risata, sarebbe d’accordo con P. , nello yoga della risata si raggiunge uno stato catartico attraverso una sana e liberatoria risata. E solo chi sa ridere conquista il mondo…

Un abbraccio dal vostro angelo

Incontro

“E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lui,
la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
Il sole che calava già rosseggiava la città
già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
come un istante “deja vu”, ombra della gioventù, ci circondava la nebbia…”

Chi non ricorda questa indimenticabile canzone di Francesco Guccini? E’ lo sfondo sonoro malinconico e struggente del post di stasera, che riguarda un incontro tra due persone che da ragazzi si sono amati e poi persi, e poi, tra le onde della vita e i rovesci del destino, si sono incontrati di nuovo, ritrovando l’amicizia di un tempo…

Lui era A.: il mio primo amico, il mio primo ragazzo, compagno di giochi e confidente, eravamo al ginnasio quando ci conoscemmo. Ballavamo insieme alle feste e mio padre lo guardava con aria un po’ torva perchè – ora lo capisco, allora mi dava fastidio – era la prima volta che qualcuno provava a corteggiare la sua bambina. Erano  i tardi anni ’70, anni durissimi e insieme fantastici. Tutto era una scoperta a Napoli quegli anni: le manifestazioni, gli spettacoli improvvisati, i raduni estemporanei che facevamo la mattina anzichè andare a scuola a casa della mia amica del cuore, dedicandoci a suonare con flauto e chitarra gli Inti Illimani, che all’epoca spopolavano. A. ed io stavamo bene insieme, eravamo coetanei, avevamo gusti comuni e ridevamo molto. Poi, come avvengono anche oggi le cose tra ragazzi, ci perdemmo di vista, non fummo più insieme, ma l’affetto rimase.

Passano gli anni, le stagioni, i cicli. Ci perdemmo di vista ma ogni tanto cercavo notizie di A. attraverso gli amici rimasti a Napoli, e seppi che aveva abbracciato la professione di medico, che si era trasferito al nord, che si era sposato con la fidanzatina che mi sostituì da quando ci lasciammo, un anno minore di noi, e che aveva una figlia. Mesi fa, complice il più noto social network, ci siamo risentiti e in novembre ci siamo rivisti, approfittando di un congresso medico in cui lui era coinvolto nella capitale.

Una sera in cui abbiamo ripercorso i vecchi tempi, in cui dopo cena gli ho fatto conoscere mia figlia, in cui abbiamo rivisto vecchie e nuove foto insieme. E’ strano e fantastico al tempo stesso vedere come certi affetti rimangano nell’anima, come certi scherzi, giochi, certe battute riaffiorino intatti nonostante tanti anni, almeno 30, di lontananza. Lui felice e soddisfatto della sua famiglia e della sua sistemazione, io altrettanto,  da inquieta single,  madre felice e insegnante al top della carriera. Una serata in cui il mio borgo selvaggio di adozione, Tivoli, sembrava magico e incantato. E poi questa nuova fase dopo il ritrovarsi, è fatta di sensazioni e di dolcezza, in cui non è l’amore, ma l’amicizia a regnare sovrana. Così, mi piaceva condividere con voi questa sensazione, che mi ricordava anche la canzone di Guccini da cui ho mutuato il titolo. Non sono riuscita a trovarla come sfondo sonoro, così vi ho inserito il link, sperando che funzioni. Grazie per avermi letto e aver condiviso un momento di gioia con me!

Penso che nessun’altra cosa ci conforti tanto, quanto il ricordo di un amico, la gioia della sua confidenza o l’immenso sollievo di esserti tu confidato a lui con assoluta tranquillità: appunto perché amico. 
Conforta il desiderio di rivederlo se lontano, di evocarlo per sentirlo vicino, quasi per udire la sua voce e continuare colloqui mai finiti.
(David Maria Turoldo)

Un certain regard sur Paris

Sono stata di recente a Parigi con mia figlia e ne sono ritornata affascinata.

Non era la prima volta, e proprio per questo motivo abbiamo potuto permetterci di “perderci” nella Ville Lumiere, dedicando il tempo a camminare, ad usare il bus anzichè il metrò, a guardare, scrutare, ammirare ogni centimetro della bellezza di questa meravigliosa città.

L’escursione più lunga è stata quella di Versailles che non avevo mai visitato. La reggia e il parco sono davvero bellissimi, e meritano un giro approfondito come quello che abbiamo loro dedicato. La galleria degli specchi, che vedete sotto raffigurata, è incantevole, come tutti i pezzi d’arte che sono conservati nel castello.

E’ bello notare durante la visita che quello che poteva essere stato un sopruso verso le popolazioni – la dimora regia,  monumento dell’assolutismo,  costruita con il denaro erariale tolto anche ai poveri e ai derelitti – è diventato con il tempo un museo storico del popolo francese: molte le sale dedicate alla rivoluzione del 1789, a Napoleone e al periodo imperiale, fino alla repubblica. 

Ma più di tutto mi piace ricordare l’aria di Parigi, frizzantina e non fredda – ma pare che siamo state fortunate, perchè la settimana prima c’era stato gelo artico – le piccole strade non famose ma colorate, come Rue Cremieux vicino al nostro hotel alla Gare de Lyon, il fascino del Louvre, della Tour Eiffel, di Notre Dame, il montblanc da Angelina, la visita a Saint Sulplice che per me è un luogo del cuore, ormai, e lo splendore delle notti parigine in cui le stelle sembrano brillare più vivide…oh, oui, et voila je l’aime…

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