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Io Racconto

20 Nov

Ai tempi della mia adolescente, ero la liceale secchiona e occhialuta che tra una lezione e l’altra scriveva poesie , lette dai compagni di classe con  tiepida ammirazione, perchè in realtà qualcuno mi rimproverava di essere più esistenzialista che maoista. Ricordo ancora la mia eccitazione di breve durata a 15 anni, quando il ragazzo che mi piaceva all’epoca – capelli ricci scuri e occhi azzurri come il cielo –  mi dedicò una poesia che iniziava con queste parole:

“Rosa fresca aulentissima,

ch’apari inver l’estate,

le donne ti disiano pulzell’ e maritate:
tràgemi d’este focora, se t’este a bolontate;
  per te non ajo abento notte e dia,

penzando pur di voi, madonna mia”

   Sarà stato per via del termine “aulentissima”, sarà stato anche perchè pochi giorni dopo l’insegnante di lettere ci spiegò la poesia siciliana e  Cielo d’Alcamo, ma rimasi incantata dal verso e dalla sua musica. Così ho continuato a scribbacchiare qua e là  piccole poesie mentre la vita nel frattempo scorreva. Mi è capitato poi di smettere per un periodo piuttosto lungo, cercando di” guarire” dal morbo dell’idealismo e della innata  mancanza di praticità, malattia considerata  molto grave dal mio ex marito.

Poi, quando ho realizzato che dovevo essere soprattutto me stessa per sentirmi bene, la poesia è tornata nella mia vita, forse anche più matura e consapevole, come se tutte quelle parole fossero sempre state con me. Ed ho iniziato a partecipare a concorsi letterari, a vincerne qualcuno, ad avere delle piccole grandi soddisfazioni. Un primo premio in aprile, con un concorso indetto a Recanati. Seconda classificata questo mese, con una poesia dedicata a mia madre scomparsa, che chi segue questo spazio conosce già. il concorso letterario si è tenuto a Firenze, nell’ambito del premio nazionale  IO RACCONTO 3, che potrete vedere nel link qui sotto:

http://www.ioracconto.it/poesia_senior-1.html

Vorrei condividere con voi amici di blog questa piccola grande emozione, postando la poesia vincitrice del 2° premio del concorso. Spero vi piaccia, un abbraccio a tutti

donna alla finestra, donne alla finestra, donna che guarda, donna guarda

A Sofia

Dal davanzale dal quale
ti affacci e guardi noi,
sono sicura che sorridi e ti diverti
a sentire il rumore della vita.
Ricordo ancora quelle risa aperte,
quelle corse a rotolarti sui prati,
quasi piùdi me bambina.

E come stanno le tue mani?
Sono ancora così piccole e bianche?
E quei grandi occhi da ragazza
che mi guardavano regalandomi dolcezza,
sono ancora saggi e onniscienti?
chissà se qualche volta pensi a me,
madre così lontana anche dai sogni,
se oggi ti affacciassi al davanzale della vita
chissà se ti ricorderesti di me ancora
che ti ho persa da anni,
che serbo stretta tua memoria bambina,
che non riesco mai a cancellare nel ricordo
le ultime immagini di te senza parole.

 

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