Creazioni manuali e feedback familiari

14 Dic

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E’ inverno e  nonostante le giornate, lavorative e non, siano scandite da ritmi piuttosto frenetici, mi viene voglia di rintanarmi di più in me stessa, di stare  al calduccio con una tazza di tè, e da un po’ di tempo mi è venuta in mente l’idea di di riprendere in mano i lavoretti di maglia che non ho mai completato, eppure stanno lì da anni a chiedere perché.

Così, da qualche giorno ho ripreso in mano l’uncinetto con l’idea di rispolverare le ammuffite abilità e ho constatato con sorpresa che queste, come quando si torna in bici dopo tempo, sono subito ritornate alla mente:incredibile!

uncinetto

Parlandone entusiasticamente con Cat, la mia sorella mediana, ho subito ricevuto il feedback in lessico familiare per dirlo alla Natalia Ginzburg, dell’impatto delle mie incursioni nel campo della manualità sul resto della famiglia. ” Ah, bene, adesso ci riempirai quanto meno di presine per la cucina, come lo scorso anno di candele, e l’anno ancora prima di cestini di carta riciclata, e ancor prima il restauro di mobili rovinati  🙂 ”

Il tono era tra lo scanzonato e il rassegnato. L’altra sorella, Anna, diplomaticamente non si è ancora pronunciata, ma sicuramente, ordinata com’è ( non riesco a pensare come possiamo essere diverse in questo) avrà cominciato a pensare dove stoccare le new entries 😀

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Ebbene si, forse perché sono nata sotto la stella dei Gemelli, segno curioso e incostante nell’applicazione, mi piace cambiare e spaziare negli hobbies a cui mi dedico con passione fino ad un certo punto, salvo arrivare a stancarmi e ricominciare dopo un po’ con altre occupazioni. Nelle foto che vedete potete ammirare,si fa per dire perché non sono perfette, alcune delle mie creazioni manuali.

candele

Questa volta, con il ritorno di fiamma della passione per l’uncinetto, mi riprometto di terminare il lavoro lasciatomi da uhm, quanti anni? diciamo almeno 10 anni da mia nonna, che fiera ultranovantenne in pensione da quando aveva 60 anni, si era dedicata dalla mia nascita in poi a tutti i lavori di maglia e uncinetto con tutte le varianti possibili, arrivando nel corso del tempo anche a sferruzzare vestitini per mia figlia.

Uno dei suoi ultimi Natali mi consegnò un centrotavola in cotone ecru,quelli che già allora avevano un vago gusto rètro e che ora ho visto parecchio apprezzati nei mercatini vintage.”Finiscilo tu, Rosè” mi disse, facendomi comprendere con stupore due cose:1) che mi considerava degna di terminare il lavoro, pur avendomi rimproverata per una vita per la mia sciatteria nei lavori di maglia e 2) che, più realisticamente,  tra le varie nipoti e conoscenti si poteva affidare solo a me, unica che pur pasticciando, l’aveva seguita nel suo hobby 🙂

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Nell’arco del tempo, ogni tanto ho completato qualche giro di questo copritavolo per tavolo tondo, che ormai non vanno più di moda, e i cui giri nella parte finale, richiedono un tempo lunghissimo di completamento. Ha ragione mia sorella Cat, io sono più un tipo da presine per la cucina, da cappellini, da copritazza, da maglioncini per figlia e nipoti neonati (altri cimenti di tempi passati)

Però, magari nelle feste di Natale,davanti alla tv e al calduccio, qualche giro all’uncinetto voglio darlo, al centrotavola. Che uso già  per le grandi occasioni, perché non si vede mica che manca il completamento. E mi piace farlo ogni volta immaginando lo sguardo corrucciato e insieme sorridente di mia nonna dalla nuvoletta che vede la nipotastra pasticciona seguire i suoi consigli e cimentarsi in quella che era la sua arte…era? chissà se in Paradiso  si sferruzza?

I miei amici blogger di sesso maschile si saranno annoiati,mi sa, ma se hanno letto fino in fondo avranno imparato qualcosa di più sull’universo femminile….buona settimana dal vostro angelo, in questa foto più giovane con figlia piccola, insieme alla mitica nonna Caterina

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Villa d’Este: un giorno di scuola speciale

26 Nov

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La Villa d’Este di Tivoli è un capolavoro del Rinascimento italiano e figura nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Ho la fortuna di vivere e lavorare in questa cittadina d’arte, che oltre a questo monumento,ospita altre due bellezze artistiche: la Villa di Adriano,anch’essa patrocinata dall’UNESCO,  e la Villa Gregoriana,finanziata dal FAI.

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Nel post precedente avevo parlato della mia classe “speciale”, un piccolo gruppo di ragazzi dai 15 ai 17 anni, una classe che piano piano si è impoverita di elementi, perché ha fama di essere terribile e alcuni genitori hanno chiesto per i propri figli il cambio di sezione al dirigente scolastico. Diciamo che l’inizio dell’anno scolastico è stato di impatto: tutti urlavano, non stavano attenti, si rivolgevano agli insegnanti con il “tu”, non rispettavano nessuna regola, insomma. Gli insegnanti che dovevano sostituire anche per una sola ora  i colleghi assenti per un giorno,  rifiutano la supplenza. Eppure….c’era, c’è qualcosa in questi ragazzi che spingeva noi, il gruppo di insegnanti a loro assegnati, ad andare avanti. Così abbiamo deciso di portarli in giro per lezioni vive, piuttosto che chiuderli in classe. E ieri li ho accompagnati al nostro salotto buono, Villa d’Este. Una giornata di pioggia, anzi di diluvio, eppure ci siamo divertiti tantissimo insieme.  L’intuizione che avevamo avuto era giusta;questi ragazzi, che psicologi e docenti etichettano con sigle diverse, ADHD,  DSA,  BES,  con deficit di attenzione, divario socio-culturale ed altri, hanno bisogno di essere ascoltati, prima di tutto. E intendo dire che hanno bisogno di essere sentiti prima di  pretendere da loro di ascoltare passivamente delle lezioni frontali.

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E così, mentre A. sciamava allegramente per la Villa facendo il cavallo impazzito e rischiando di scivolare, ho scoperto il talento di S. per la fotografia, le foto che vedete sono sue, e sono veramente bellissime. l. è un’atleta a livello nazionale ma si stressa perché non riesce a compensare l’impegno fisico con quello scolastico, mentre R. ha il papà malato di tumore che ha perso il lavoro per potersi curare. Il più vivace di tutti è G., che fermava tutti i turisti, soprattutto un gruppo di canadesi che girava in calzoncini corti, per socializzare e battere il cinque.

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Eppure,in compagnia di questi adolescenti, abbiamo ritrovato il valore del gruppo e del piacere di fare lezione dal vivo. Si sono soffermati dapprima con fastidio, poi con interesse, ad ammirare gli appartamenti affrescati , poi quando è spiovuto un po’ abbiamo ascoltato insieme la fontana dell’organo, azionata dal fiume Aniene, attraverso un meccanismo antico recentemente restaurato. Infine siamo scesi alle famose fontane con cascate e  via per il corridoio delle 99 cannelle, fino a risalire nuovamente all’appartamento.

lrm_export_20161125_154745 E, dopo una lezione bagnata ma fortunata, ci siamo salutati un po’ raffreddati, ma soddisfatti. Villa d’Este è un capolavoro, ma sono certa che a fine anno lo saranno anche i miei piccoli  adolescenti 12 alunni 🙂

Per ulteriori informazioni sulla Villa, ecco qui il  link, e se capitate da queste parti, vi farò volentieri da guida 😀

Il vostro angelo Harielle, insegnante felice

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Quanto tempo….breve update dei mesi passati

23 Nov

Quanto tempo è trascorso dall’ultimo post, eppure son successe tante cose, ed ogni volta pensavo:”Ah, come sarebbe bello scriverlo nel blog”, eppure non lo facevo.

E’ trascorsa l’estate, tempo di relax e di viaggi.

E’ arrivato settembre, e la notizia della morte di Bab, la diciottenne figlia dell’amica blogger Sonja, mi ha scavato dentro un gran dolore. Povera dolce e sempre sorridente Barbara: era malata da tempo di una forma di tumore, e insieme alla mamma, che l’ha supportata sempre con forza e determinazione,ha combattuto come una leonessa, al punto di meritarsi il nomignolo tra noi amiche di FB , di Wonderbab. Per lei anni fa dagli amici più stretti di Sonja era stato fondato il blog “Gli amici di Bab”. E dopo tante speranze e tanta forza, la piccola  coraggiosa ha lasciato questo mondo,lasciando un vuoto non solo nel cuore dei suoi cari, ma anche di chi,come me, pur non avendola mai incontrata di persona, la considerava una nipotina virtuale. ❤

E’ iniziata la scuola, e ho iniziato a conoscere le nuove classi. Tra queste,spicca una classetta di soli 12 ragazzini,una terza superiore che supera in impegno didattico dovuto e difficoltà le altre classi che ho, composte da 28,30 ragazzi. Ci sono ragazzi iperattivi,alunni non italofoni e ragazzi all’inizio poco motivati allo studio: soprattutto in tutti è comune il desiderio di attenzione, di parlare, di avere un dialogo. Così,piano piano,dopo le prime lezioni in cui si registrava solo una cacofonia di voci, insulti incrociati tra di loro, sguardi vogliosi rivolti solo verso il cellulare o sbadigli, ho iniziato a proporre ai ragazzi ogni lunedì una meditazione. All’inizio ridevano per l’imbarazzo, piano piano hanno iniziato ad appassionarsi, e  dopo quasi due mesi, adesso, quasi si addormentano durante i 10 minuti di meditazione guidata, risvegliandosi più tranquilli e rilassati. Dopo si può fare lezione per due ore senza venire quasi interrotti. In più, ho iniziato a portarli in giro per conferenze,ville storiche, dando loro fiducia e ottenendo un crescente rispetto e l’inizio di un legame anche affettivo tra me e loro, che mi sta facendo davvero piacere. Lo dico sempre che la parte migliore della scuola è il rapporto con gli studenti, il legame che si crea, l’allegria che trasmettono, la spensieratezza che si respira nelle aule scolastiche, e sono felice di aver avuto la possibilità di svolgere questo lavoro, che davvero amo tanto.

E poi….che altro ho fatto? Ci sono nuove poesie, pensieri, idee in cantiere, riflessioni. Il tempo passa anche per me, eppure accolgo ogni giorno con gioia e speranza. E spero anche di superare la pigrizia mentale e quel velo di malinconia che in questi mesi mi ha impedito di aggiornare il blog, e di ritrovare gli amici di sempre, che ho letto nelle notifiche con costanza. Un sorriso e un abbraccio a tutti dal vostro angelo Harielle

Anni sfogliati come petali di margherita

1 Mag

Giorni di riflessione, di umore malinconico alla notizia della scomparsa di una ex compagna di classe al liceo. Ed è già la terza del gruppo che ci lascia, e non siamo in età di naturale estinzione, vi assicuro.

Vengono  spontanei il desiderio e l’urgenza di  rileggere quei giorni di scuola, a cavallo tra gli anni ’70 e 80, vissuti velocemente e dispersi via come petali di margherita,in cui senza saperlo si viveva uno dei periodi più controversi e vivi della storia recente.

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Siamo cresciuti a rock & reggae, a musica degli Inti Illimani e cantautori italiani . Giorni in cui si andava a scuola contestandone le istituzioni, perché avevi docenti come la professoressa Alfano,  che non volevano leggere in classe Pasolini, in quanto “persona immorale”.  Anni in cui sotto i banchi circolavano i versi di Neruda e Garcia Lorca in spagnolo, libretti intriganti come “Porci con le ali”(che oggi fa sorridere anche mia figlia), il libro rosso di Mao e “la Porta stretta” di Gide, tanto per citare qualche titolo.

Anni di alti e bassi per adolescenti  come noi che hanno conosciuto l’ideale nella politica, a  14 anni,e che da allora, rimanendone affascinati, anche da adulti non si sono più ritrovati ad essere usati da qualsivoglia ideologia come una pedina silenziosa. 

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Anni durissimi in cui anche tu combattevi la battaglia verso il tuo corpo che cresceva e nel quale non ti riconoscevi più, verso il desiderio di conoscere ed essere sempre più testimone del tempo, verso genitori e nonne che avevano vissuto si la guerra  ma che non capivano  la guerra di ogni giorno, mamme malate che non sapevi che poi ti avrebbero lasciato presto, ahimè, anche loro rose sfiorite in fretta di cui non hai fatto in tempo ad assaporarne l’odore.  I giorni del terrorismo, la paura delle cariche della polizia o dei fascisti con i manganelli, entrambi senza pietà verso i soggetti più indifesi, vale a dire gli studenti come noi. 

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Erano anni in cui uscivamo con ragazzi bellissimi ma problematici, che erano o dolcissimi,  o così persi che non avrebbero più ritrovato la chiave per uscire dal loro labirinto di specchi. Anni  in cui si alternavano baci e sigarette scambiate, un cui stringevamo amicizie di banco e di vita che avrebbero lasciato il segno per sempre, in cui comunque si dica, la versione di greco e di latino si faceva sempre insieme e si riusciva abbastanza  bene a scuola, quasi senza studiare, a dispetto dei prof (un esempio precoce di cooperative learning, si direbbe oggi)

E su tutto, dappertutto, c’era la musica, quella musica dal rock americano  al reggae giamaicano,da Guccini, a De Andrè e De Gregori, musica che ti girava intorno, come la colonna sonora di anni meravigliosi e difficili, che ti avrebbero forgiato e creato il nucleo di quello che ancora siamo , di ciò, per dirla alla Montale “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. 

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Poi sarebbero  arrivati l’università, il lavoro, la famiglia, i figli, le responsabilità di una vita intera da adulta. Quei ragazzi sarebbero diventati filosofi, docenti, dottori, professori universitari, bancari, avvocati, linguisti.

Ma quel che siamo ancora oggi non è diverso da quel viso adolescente pieno di vita e di ideali, no. Ed è figlio di quegli anni. Quei petali di margherita non sono stati sprecati nel vento. Grazie a chi ha condiviso quel pezzo di strada con me. A chi c’è e a chi c’è ancora, seppure nelle Sfere Celesti. E dentro al cuore.

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IT’S DE-LOVELY: ALLA SCOPERTA DI COLE PORTER

8 Apr

Una domenica fa, di quelle dei primi giorni di aprile, che si sa “è dolce dormire” e che ti fa venir ancora voglia di trascorrere il pomeriggio festivo a guardare la tv mentre ozi sul divano in compagnia del tuo gatto, ho scoperto un delizioso film ispirato alla vita e alla musica di Cole Porter, dal titolo ispirato ad uno dei suoi successi, De-lovely.

Sono cresciuta con la musica dagli anni ’70 ai ’90 del secolo scorso, nel segno del rock psichedelico, della musica dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin, di David Bowie, di Janis Joplin, Jimi Hendricks, dei Nirvana e dei Pearl Jam, dei dimenticati Inxs che mi piacevano tanto e soprattutto, per me almeno, del reggae di Bob Marley e dei suoi seguaci.

Cole Porter era un nome che conoscevo, certo, ma di cui sapevo ben poco, relegandolo nella musica dei tempi dei miei genitori, musica da “matusa”, come sentivo dire dai miei cugini “grandi” che erano impegnati nelle contestazioni studentesche del 1968 mentre io li osservavo con occhi sgranati e un po’ invidiosi. Poi venne il tempo anche per me di unirmi a quelle variopinte e idealistiche compagnie, convinte di cambiare il mondo a tempo di musica e di slogan, e forse, un po’ e per un po’ ci siamo riusciti.

Comunque, di Cole Porter e della sua musica sapevo ben poco, e così seguire il film De-lovely del 2004 è stato davvero una de-liziosa scoperta, dalla musica alla vicenda personale di vita del compositore statunitense e della sua compagna di vita Linda, con la quale diede vita a un sodalizio di amore ma anche di amicizia, che comprendeva anche le liasons omosessuali di Porter, conosciute e approvate da Linda. La colonna sonora del film è interpretata da diverse star della musica, da Robbie Williams che canta il brano al quale è intitolato il film e il mio post, ad Alanis Morrisette che interpreta “Let’s do it” una sorta di marcetta in cui il ritmo progressivamente diventa travolgente al ritmo di “Birds do it, bees do it….Even educated fleas do it, Even lazy jellyfish, do it, Let’s do it, let’s fall in love” (Gli uccelli e le api lo fanno…persino le pulci ammaestrate e le pigre meduse lo fanno, facciamolo, innamoriamoci). Ci sono poi i brani più famosi, Begin the beguine interpretato da Sheryl Crow e Night and Day, cantata dall’attore protagonista che interpreta Cole Porter, un fantastico Kevin Kline. Ma la mia preferita è Let’s misbehave, un testo scanzonato unito ad una musica allegra suonata da Elvis Costello, il musicista e performer inglese che ho avuto il piacere di seguire qualche anno fa dal vivo.

E’ proprio vero che la musica è spesso anche la colonna sonora della vita. Per me lo è stato, e magari sarà l’argomento di un altro post. Per Cole Porter, come sottolinea la sceneggiatura del film, molti suoi brani puntellavano i momenti giocosi e quelli bui della sua esistenza, iniziati soprattutto con la rovinosa caduta da cavallo che gli comportò ben 30 operazioni e una amputazione, fino alla perdita dell’amata Linda, per la quale scrisse “Every Time we say goodbye”.

Insomma, se vi dovesse capitare in tv di trovare questo film, registratelo o vedetelo subito, ve lo consiglio, così come vi suggerisco di andare subito ad ascoltare su youtube qualcuno dei titoli che vi ho fornito durante il post.

Buon fine settimana a tutti dal vostro Angelo Harielle 

E il mio maestro mi insegnò…

30 Mar

Un verso  di una famosa  canzone recita “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba all’imbrunire”

Come sempre avviene per le sue liriche, interpretare i versi di Battiato è opera incerta ed ermetica. Oppure ti capita che,  trascorrendo gli anni, tu dia un significato diverso a quelle parole. Questo mi è successo con “La cura”, quel finale “Perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te” nel tempo è passato a designare un amato, poi una figlia, fino a intuire che forse tratta dell’amore che un creatore può concepire verso le sue creature, amore tale da proteggerle e da averne cura, così che questo sentimento può essere si amore carnale ed anche filiale ma anche amore universale, senza confini, senza pretese di essere ricambiato. Almeno così a me sembra 🙂

Certo, la vita è un grande alchimista, ti trasforma, ti modella e ti fa trovare,  nella maturità, proprio in te l’oro nascosto che a 20 anni non sapevi di avere. Non è che tutti i giorni si passi il tempo a riflettere sui versi delle canzoni, ma ecco che all’improvviso ti arriva, sotto forma di quel verso, una ispirazione che ti dischiude una porta, una interpretazione nuova su te stessa.

E così, senza avere un solo maestro, ma tante Maestre e Maestri, ho trovato la luce dell’alba all’imbrunire. La calma, la riflessione, l’esser contenti del colore dell’alba, gioire per le piccole cose. Meditazione, reiki e consapevolezza, forgiati dal dolore e dalla sofferenza di un tempo, hanno fatto un piccolo miracolo alchemico. Per citare Jung e il suo Libro Rosso, dal nero al bianco, nigredo et albedo, al giallo e al rosso , citrinitas et rubedo.

E’ così che io penso di esser riuscita a trovare quel chiarore dell’anima che dischiude l’alba anche al crepuscolo. Io la chiamo serenità, e quello “spirto guerriero ch’entro mi rugge” , per dirla alla Foscolo, si rilassa e si distende. Come un cucciolo felice di essere al sole, senza pensare nè al passato nè al domani, ma sereno in un infinito oggi.

Las Angeles di Goya

30 Mar

I luoghi del mondo possono essere sensuali quanto i luoghi del corpo.
Il ricordo di un particolare scorcio di una cittá lontana riempie della stessa malinconia e della stessa felicitá di una mano che accarezza il mio corpo.

Banana Yoshimoto

Avreste detto che a Madrid c’è anche un tempio egizio? Lo vedete nella foto in alto…un luogo suggestivo.

Di questa città che ho visitato molte volte, tra i vari angoli insoliti, mi è rimasta nel cuore la cappella di San Antonio de La Florida

Ospita la tomba di Goya ed è stata decorata dal celebre pittore con dipinti di angeli, anzi, di quelle che la gente definisce Las Angelas, angeli femminili.

Angeli di indescrivibile bellezza sono dipinti sulle pareti della cappella. Peccato che sia vietato scattare foto, e posso postare solo una parte delle “Angele” immortalate dal grande pittore.

Spero che le immagini rendano giustizia ai dipinti. E senza esser tornata nella capitale iberica, queste immagini m son tornate in mente prepotentemente nel giorno di lunedì di Pasquetta, detto anche Lunedì dell’Angelo….coincidenze angeliche 🙂

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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