A Patrizia, ancora

11 Set
Sebbene antico, il pianto
non cancella il dolore,
né consola i viventi.
Amica mia giovane per sempre,
le lacrime sono le acque
di un grande fiume
la cui sponda non ha argine.
E il tempo trascorre come onda
nell’insensata speranza
di un ritrovarsi eterno.

Alla mia amica Patrizia, mai dimenticata, nel giorno del suo compleanno
harielle

Il trombone

11 Set

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Buon anno scolastico 2019/20!

Il professore che dai primi giorni di settembre si aggira in sala docenti è un fresco immesso in ruolo, sebbene abbia parecchi anni più di me, che scherzascherza, ho già festeggiato da un po’le nozze d’argento con la professione,  ma è pur vero che iniziai subito appena laureata. Per questo motivo l’avevo preso in simpatia, per i suoi capelli bianchi, per quella cadenza leggera sicula che “fa sangue” come direbbe il compianto Camilleri, uniti al fatto che il collega non ha classi, essendo un docente di “potenziamento”, in realtà destinato per la maggior parte del tempo scolastico a far da tappabuchi per non pagare nuovi supplenti in caso di assenza del personale (effetti della famigerata buona scuola di renziana invenzione).

Per questo ed altri motivi, per diversi mesi ho assistito con una sorta di interesse, diventato poi leggero fastidio,  al fatto che il collega tenesse banco in sala professori dissertando di tutto e su tutto, e soprattutto vantandosi di essere versatile in praticamente l’intero scibile umano.Laureato in filosofia,  esperto di fotografia cinematografica, ex attore, ex criminologo, ex esperto di linguaggi di comunicazione dei media, ex ricercatore…..un tuttologo.

Il fatto è che nel corso dei mesi ho capito che il collega nei suoi  60 anni e più ha cambiato molti lavori, praticando l’arte di arrangiarsi, e senza acquisire expertise particolari. Ama disquisire e dare giudizi molto generici e poco approfonditi,  misti ad etichette, a tutti ….così,non fidandomi dei “tromboni” per mia natura intrinseca, ho iniziato ad allontanarmi dalla cerchia di fans che si è creato, fatta di giovani esordienti docenti e di ochette stagionate (qui si apre un altro topic: perché noi donne spesso e volentieri ci prestiamo a far da grancassa alla vanità degli uomini fatui?). 

Ma la cosa che mi ha fatto sbottare qualche giorno fa è stata che, di guasconata in guasconata, il professore da qualche tempo invade gli spazi della scuola delle sue poesie. Poesie di modestissima fattura, del genere “cuore/sole/amore”, che l’ombroso siculo spaccia per perle rarissime di saggezza con l’intento di crearsi nuovi followers, e che si trovano  a sorpresa sui registri, sulle sedie, persino in biblioteca.

Se non se ne vantasse in modo sconsiderato come fa lui, non avrei detto niente, considerandola una trovata naive tra le tante. Ma quando ha iniziato gli approcci verso me,  tra le poche a non esser caduta nella sua rete ammaliatrice, e ha iniziato a vantarsi dell’appartenenza all’ esclusivo gruppo letterario (una casa editrice locale nota per pubblicare libri a pagamento senza guardare neppure ai contenuti che riunisce settimanalmente chi vuole pubblicare), ho espresso il mio pensiero sincero sul suo “circolo di Bloomsbury”, mentre ho taciuto signorilmente sulle poesie, senza esprimermi.

Gli ho detto che considero l’arte della poesia alla pari di un giardino zen: bisogna sfrondare le parole per giungere all’essenziale, alla comunicazione.  Nella poesia non vi devono essere elementi troppo grandi, pesanti o scuri, oppure devono essere controbilanciati da altri piu’ piccoli, leggeri, chiari. Yin e Yang.

Non sono stata aggressiva,ma decisa e mi ha colpito la reazione del collega,che non si aspettava di essere contraddetto. Stupito, si è allontanato verso prede più facili.

E si, ogni tanto anche i pavoni vanno ridimensionati se le ruote sono solo immaginarie.

 

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Raccontare la Shoah

27 Gen

Visitare e descrivere Auschwitz e Birkenau è  come ricevere  un colpo al cuore.

Si parte credendosi preparati all’orrore che ci aspetta, forti di anni di conoscenze letterarie e di visioni di film e documentari storici sull’argomento. Ma appena varchi quei cancelli, entri nelle baracche, accedi ad una dimensione diversa.

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I forni crematori, le camere a gas, i fili spinati, i muri delle fucilazione, gli angoli della tortura, i laboratori di sperimentazione sui bambini e sugli adulti, le celle di segregazione e quelle per i prigionieri collaborazionisti, le torrette di guardia da cui non si fatica a immaginare un bieco cecchino affacciato.

 

 


E, spogliati di ogni dignità, brandelli di umanità : uniformi a righe, vasellame, occhiali, abiti maschili e femminili e scarpe, tantissimi paia di scarpe, ammucchiate dal pavimento al soffitto. Sono queste ultime nel silenzio a fare più impressione, milioni di scarpe ormai dismesse . Talvolta sformate, altre volte nuove, simili ai modelli adesso di moda, quasi a ricordarci che il passato non è tanto lontano dal presente.

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Non puoi visitare Birkenau e Auschwitz senza provare vergogna per un peccato originale  di cui fai parte anche tu, che non eri neppure nata in quei giorni, e che è stato quello di appartenere a una razza umana capace di cancellare sistematicamente l’umanità, per motivi futili e abietti .

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E passi in silenzio tra le baracche e gli edifici tenendo impresso nella tua mente tra le lacrime i visi dei milioni di persone che hai visitato sfilando nei corridoi pieni di foto:da un lato le donne l’altro gli uomini. Fotografie colte al momento dell’arrivo nei campi di sterminio, istantanee di giovinette graziose che sorridono ai propri carnefici , ritratti di uomini pensosi,  vecchi o giovani dall’aria sfrontata. Tutti ignari all’inizio del proprio destino, giunti carichi di masserizie,  che sarebbero state tolte loro immediatamente appena il treno si sarebbe fermato al chilometro zero,  perduto per sempre nei campi di Birkenau.

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E si esce dalla visita carichi di dolore, pieni di domande. Perchè sai che la storia non si è fermata a questo enorme errore, che l’essere umano non si è redento dopo la Shoah, che migliaia di sterminii sono stati commessi prima e dopo e che il tuo dovere di essere appartenente all’unica razza esistente, quella umana,  è testimoniare contro l’orrore, anche nel tuo piccolo mondo, anche solo nella tua cerchia.

Perchè nessuno esce da quei cancelli senza esserne cambiato per sempre e senza piangere di dolore e di vergogna per quello che fu, per quello che non avrebbe dovuto essere, per quello non deve accadere mai più.

(foto scattate ad agosto 2017 nei campi di Birkenau ed Auschwitz, vicino Cracovia)

Del (nuovo) giorno

25 Set

Ogni mattina
Cancelliamo i sogni
Con cautela costruiamo i discorsi
Le nostre vesti sono un nido di ferro
Ogni mattina
Salutiamo gli amici di ieri
Le notti si dilatano come fisarmoniche
– Suoni, rimpianti, baci perduti.
(Insignificanti
Enumerazioni
– Nulla, solo parole per gli altri
Ma dove finisce la solitudine?)

Manolis Anaghnostakis

Le rose che non colsi

24 Feb

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…Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state…
Vedo la casa; ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa’ che io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò: rifiorirà nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia… 

Guido Gozzano

Ho sempre avuto una preferenza per i poeti crepuscolari, fin da quando ero una liceale, e Gozzano, con i suoi versi venati di malinconia e di rinuncia, mi ha sempre trasmesso uno struggente senso di tenerezza. Una vita, la sua, come quella del più giovane e ancor più sfortunato poeta crepuscolare Sergio Corazzini, segnata dalla malattia e dalla sensazione della inevitabile brevità del tempo. Morì di tisi a soli 32 anni, nel 1916.

I versi che ho riportato in apertura appartengono alla famosa  lirica “Cocotte”,in cui l’autore rievoca il ricordo fugace di un incontro estivo con la vicina di casa in villeggiatura, una bella donna dalla reputazione equivoca, definita dalla madre del poeta “una cocotte”. L’episodio del lieve e casto bacio tra il piccolo Guido e la “cattiva signorina” ispira il poeta diventato uomo, che, anche alludendo alla complicata relazione tra lui e Amalia Guglielminetti, evoca il sogno, l’attimo non carpito, l’occasione perduta e rimpianta, o mai colta nel suo divenire.

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I versi centrali : “non amo che le rose che non colsi” sono di una bellezza sublime. Ognuno di noi si è posto questo dubbio, quanto meno non appena raggiunta la maturità: il senso della tesi e dell’antitesi nello svolgersi degli eventi, la transitorietà della felicità e delle “sliding doors” del destino sono tutte nell’attimo che scorre e  che può cambiare la vita, al punto che il cambiamento fa anche tanta paura, tanto da ispirare a Gozzano questa affermazione: 

Io provo una soddisfazione speciale

                                                       quando rifiuto qualche bella felicità

                                                                   che m’offre il Destino.

E noi, che siamo cresciuti con questi versi  in mente e che ci siamo crogiolati al loro suono durante la prima giovinezza? Siamo poi diventati adulti, abbiamo colto le nostre rose, abbiamo effettuato le nostre scelte o le nostre rinunce, quasi sempre con consapevolezza e talvolta con dolore. Forse, se la vita gli avesse concesso più tempo,il giovane avvocato piemontese si sarebbe pacificato con i suoi demoni,avrebbe vissuto la sua storia d’amore, avrebbe scritto altre poesie.

Restano i suoi versi malinconici ed eleganti a descrivere “la menzogna dolce” della letteratura, la musa che ci ammalia e che ci fa sognare. Ancora, in quel breve interludio tra realtà e fantasia di cui avvertiamo un lieve aroma di rosa.

                                                                                    

dipinti di Gregory Frank Harris – Tra le rose  e di    Pierre-Auguste Renoir

 

 

 

 

Poesia per la settimana

5 Feb

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Un po’ di sole, una raggiera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

(Salvatore Quasimodo, Acque e terre)
°nella foto,tratta dal web: Tivoli, la mia cittadina, avvolta dalla nebbia

Shoah ed altri Olocausti

27 Gen

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Il giorno della Memoria come occasione per ricordare, oltre lo sterminio di milioni di ebrei, sinti, omosessuali ed altre minoranze civili, gli altri eccidi e le violazioni dei diritti umani compiuti dall’uomo nella storia. Per non dimenticare, per costruire un mondo più giusto…e non solo erigere muri.

Vlad,Emanuel, Enrico e Samuel della III E AFM hanno presentato queste slides nell’ambito della più vasta manifestazione svoltasi presso il “FERMI” di Tivoli il 27 gennaio 2017

Lavoro inserito nel blog di classe dirittoeconomiacreativi.blogspot.it  e in slideshare

La locandina creata da me per un giorno in cui si sono alternati musica vocale e reggae, spezzoni di film, letture e riflessioni in un crescendo corale. 

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Se questi sono uomini

26 Gen

Per la giornata della Memoria, non ho trovato parole migliori che quelle scritte da Marirò nel suo blog. Eccovi il suo articolo…

Marirò

Leggo nel sito di Medici Senza Frontiere e parzialmente riporto:

Senza riparo, senza protezione

Migliaia di migranti e rifugiati sono bloccati al gelo lungo la rotta balcanica. Più di 7.500 persone in Serbia vivono in campi sovraffollati e insediamenti informali. A Belgrado, circa 2.000 giovani, provenienti soprattutto da Afghanistan, Pakistan, Iraq e Siria, dormono in edifici abbandonati nel centro della città, mentre le temperature precipitano fino a meno 20. Non ci sono docce. L’unico modo per lavarsi è sotto la neve. In Grecia, sulle isole, intere famiglie vivono abbandonate all’interno di tende inconsistenti, a temperature sotto lo zero. Diverse persone sono già morte d’ipotermia. La cinica noncuranza delle politiche degli Stati europei, insieme alle temperature glaciali e alla mancanza di preparazione per l’inverno, hanno aggravato una situazione già insostenibile per migliaia di uomini, donne e bambini che cercano protezione in Europa.

Negli ultimi mesi, le autorità serbe hanno drasticamente limitato…

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Buon 2017

31 Dic

2017

E’ cosi’: ci affacciamo all’ultimo giorno di dicembre con l’animo sospeso tra un velo di malinconia, sottile come brina per la fine dell’anno, e un brivido di eccitazione e … anche di paura per il nuovo periodo che verrà.

Auguro ai miei cari, ai miei amici, ai miei studenti, a me stessa che il sole ci illumini sempre, che i sogni si realizzino, che la luce che è dentro di noi guidi il nostro cammino, talvolta difficile e faticoso, ma sostenuto sempre dall’Amore .

                                      Buon 2017 a tutti dal vostro angelo Harielle

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Creazioni manuali e feedback familiari

14 Dic

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E’ inverno e  nonostante le giornate, lavorative e non, siano scandite da ritmi piuttosto frenetici, mi viene voglia di rintanarmi di più in me stessa, di stare  al calduccio con una tazza di tè, e da un po’ di tempo mi è venuta in mente l’idea di di riprendere in mano i lavoretti di maglia che non ho mai completato, eppure stanno lì da anni a chiedere perché.

Così, da qualche giorno ho ripreso in mano l’uncinetto con l’idea di rispolverare le ammuffite abilità e ho constatato con sorpresa che queste, come quando si torna in bici dopo tempo, sono subito ritornate alla mente:incredibile!

uncinetto

Parlandone entusiasticamente con Cat, la mia sorella mediana, ho subito ricevuto il feedback in lessico familiare per dirlo alla Natalia Ginzburg, dell’impatto delle mie incursioni nel campo della manualità sul resto della famiglia. ” Ah, bene, adesso ci riempirai quanto meno di presine per la cucina, come lo scorso anno di candele, e l’anno ancora prima di cestini di carta riciclata, e ancor prima il restauro di mobili rovinati  🙂 ”

Il tono era tra lo scanzonato e il rassegnato. L’altra sorella, Anna, diplomaticamente non si è ancora pronunciata, ma sicuramente, ordinata com’è ( non riesco a pensare come possiamo essere diverse in questo) avrà cominciato a pensare dove stoccare le new entries 😀

restauro-mobili

Ebbene si, forse perché sono nata sotto la stella dei Gemelli, segno curioso e incostante nell’applicazione, mi piace cambiare e spaziare negli hobbies a cui mi dedico con passione fino ad un certo punto, salvo arrivare a stancarmi e ricominciare dopo un po’ con altre occupazioni. Nelle foto che vedete potete ammirare,si fa per dire perché non sono perfette, alcune delle mie creazioni manuali.

candele

Questa volta, con il ritorno di fiamma della passione per l’uncinetto, mi riprometto di terminare il lavoro lasciatomi da uhm, quanti anni? diciamo almeno 10 anni da mia nonna, che fiera ultranovantenne in pensione da quando aveva 60 anni, si era dedicata dalla mia nascita in poi a tutti i lavori di maglia e uncinetto con tutte le varianti possibili, arrivando nel corso del tempo anche a sferruzzare vestitini per mia figlia.

Uno dei suoi ultimi Natali mi consegnò un centrotavola in cotone ecru,quelli che già allora avevano un vago gusto rètro e che ora ho visto parecchio apprezzati nei mercatini vintage.”Finiscilo tu, Rosè” mi disse, facendomi comprendere con stupore due cose:1) che mi considerava degna di terminare il lavoro, pur avendomi rimproverata per una vita per la mia sciatteria nei lavori di maglia e 2) che, più realisticamente,  tra le varie nipoti e conoscenti si poteva affidare solo a me, unica che pur pasticciando, l’aveva seguita nel suo hobby 🙂

copritavolo

Nell’arco del tempo, ogni tanto ho completato qualche giro di questo copritavolo per tavolo tondo, che ormai non vanno più di moda, e i cui giri nella parte finale, richiedono un tempo lunghissimo di completamento. Ha ragione mia sorella Cat, io sono più un tipo da presine per la cucina, da cappellini, da copritazza, da maglioncini per figlia e nipoti neonati (altri cimenti di tempi passati)

Però, magari nelle feste di Natale,davanti alla tv e al calduccio, qualche giro all’uncinetto voglio darlo, al centrotavola. Che uso già  per le grandi occasioni, perché non si vede mica che manca il completamento. E mi piace farlo ogni volta immaginando lo sguardo corrucciato e insieme sorridente di mia nonna dalla nuvoletta che vede la nipotastra pasticciona seguire i suoi consigli e cimentarsi in quella che era la sua arte…era? chissà se in Paradiso  si sferruzza?

I miei amici blogger di sesso maschile si saranno annoiati,mi sa, ma se hanno letto fino in fondo avranno imparato qualcosa di più sull’universo femminile….buona settimana dal vostro angelo, in questa foto più giovane con figlia piccola, insieme alla mitica nonna Caterina

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