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In ricordo di Giovanna Ragazzaccia

3 Nov

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Sono trascorsi almeno 8 anni da quando ho timidamente aperto il blog e ho iniziato a postare versi e parole in accordo con i miei sentimenti.

Nel corso degli anni ho conosciuto tante persone, bloggers anche loro, e con tanti di essi si è instaurato un legame di amicizia, più o meno profondo, spesso seguito da un incontro “in reale”, ma sicuramente sempre molto sentito.

Ecco, con Giovanna Ragazzaccia – era il suo nick nel blog che gestiva prima su msn e poi su wordpress – c’era stata dall’inizio l’attrazione verso una persona che abitava a Napoli, la mia città di origine, e ci eravamo scambiate qualche telefonata, con vivacità e allegria.

 

Eravamo diverse, io pacata quanto lei esuberante, lei che difendeva la tradizione napoletana nei minimi particolari a partire dal tifo per la squadra cittadina, dall’amore per il caffè nero al quale il suo ultimo blog era dedicato, quanto io mi sentivo lontana da questi temi che lei viveva con esaltazione ed io con distacco.

C’era stata simpatia e comune intesa, ed ora mi dispiace di aver frainteso il suo allontanamento dal blog, dovuto alla malattia, per semplice “stanca”, e non mi son sentita di chiederle spiegazioni.

E così ieri ho appreso da una cara comune amica che Giovanna non c’è più. Pensare che il suo sorriso, la sua esuberante bellezza da donna mediterranea, la sua grinta, la sua forza siano andati via è dura. Ci mancherà, mi mancherà.

Esprimo il mio dolore alla sua famiglia, alla figlia che amava tanto e che le mancava perchè lavorava al Nord,  ai suoi amici e alle sue amiche di blog più stretti. 

“Si sta come d’autunno / sugli alberi le foglie , dice il poeta.

E’ così. Solo l’Amore può darci forza, amici miei. Scambiamoci amore, teniamoci stretti.

Addio, Giovanna, mi sarebbe piaciuto conoscerti meglio ❤

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Patrizia, altrove.

13 Feb

Dopo i fiori piantati
quelli raccolti
quelli regalati
quelli appassiti

Ho deciso
di perdermi nel mondo
anche se sprofondo
lascio che le cose
mi portino altrove
non importa dove
non importa dove
Morgan, Altrove

E’ il post che non avrei mai voluto scrivere, quello che annuncia che la tua battaglia contro la devastante malattia che ti colpì un anno e mezzo fa, è andata persa.

Stamattina, quando ho ricevuto la chiamata, ho visto sul display del portatile il tuo numero e mi sono rallegrata per un attimo, “Patrizia sta meglio, mi vuole parlare” mi sono detta, anche se sapevo che da quando lunedì scorso eri tornata dall’ospedale non stavi bene, ma non era la prima volta che queste infauste previsioni si sbagliavano, la tua tenacia è sempre stata fortissima.

Stavi male, non riuscivi più a camminare se non con l’uso del bastone, eppure incedevi con la schiena eretta. E ti informavi sulla mia storia d’amore andata male, mi chiedevi se ci fossero state  novità, aggiungendo: “Che sciocco quell’uomo, a perdersi una come te…”

Ed ora che ti ho vista sdraiata su un letto con tua madre e tuo marito a tenerti il viso e le mani, sembri una bambola di cera dall’aria assente ma non più sofferente.  Elegante come sempre, composta come al solito, anche nella morte. Ho tante cose ancora da dirti, e credo te le dirò sempre, nel silenzio dell’anima, sento già da subito che sarai un altro angelo che mi accompagnerà nella vita. Un angelo dal carattere schietto che ti dice  senza perifrasi : “Stai facendo una st****ata, lascia perdere, amica mia” e che ti dimostra il suo affetto più con le azioni che con le parole.

Mi hai inserito, io sola con la mia bambina e senza parenti vicini a me, nella tua famiglia variegata e composita, facendomi sentire parte di essa. Alice sapeva che, quando io ero al lavoro, avesse dovuto perdere le chiavi, poteva rivolgersi a te. Venti anni di amicizia senza mai un litigio o un minimo dissenso. Piccole abitudini condivise, piccole celie, come quando in estate venne a trovarti mia sorella da Novara  tu ti vantavi che l’orzo fatto da te fosse molto migliore di quello che facevo io, per punzecchiare me, caffeinomane incallita.

Non avrei mai voluto ascoltare quella voce al telefono che mi diceva quanto temevamo da tempo. Dopo i fiori raccolti, i fiori piantati, hai deciso di andare altrove, come recita il brano di Morgan, il cantante che amavi tanto.

Addio, Patrizia, dolce amica mia, sei stata per me famiglia, rifugio, consolazione, casa.

Ti amerò per sempre, cuore mio…stammi vicina, come vicino a te ora, tra i tanti fiori, è un bouquet di rose bianche, il mio ultimo regalo.

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