Vesna

 

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Vesna, chiamiamola così, era una studentessa brillante e molto dotata. Bella, con lunghi capelli biondi e occhi verdi, attirava gli sguardi di tutti i compagni di scuola. Veniva da Foksani, una città della Romania di circa centomila abitanti, di cui una buona parte si è trasferita nella cittadina vicina a Roma in cui insegno. Conobbi Vesna già da quando frequentava il primo anno di scuola superiore, all’epoca non era mia alunna, ma frequentava la biblioteca scolastica che da anni dirigo. Instancabile lettrice, chiedeva sempre nuovi libri da leggere, in italiano o nella sua lingua madre. Mi insegnava qualche parola nella sua lingua natia, stupita e contenta che a qualcuno interessassero le piccole lezioni di romeno. Si divertiva da matti a sentirmi pronunciare le parole con quello che a lei doveva apparire un accento bislacco.

 

Al terzo anno la sua classe fu inserita nel corso in cui insegno, e le doti di Vesna emersero ancora di più. Era la più brava della classe e si era integrata perfettamente con i compagni, a cui passava i compiti e con i quali condivideva uscite nei fine settimana. Un lieve accento dell’Est e la tendenza tipica dei romeni a sbagliare le doppie – nel loro idioma non esistono  parole così -. Sono sempre stata convinta che per un’insegnante non esistono alunni preferiti, e non devono esistere, poiché ogni ragazzo o ragazza è un microcosmo da comprendere e dirigere verso la conoscenza. Però tifavo per Vesna, specie durante i consigli di classe in cui il professore razzista di economia aziendale metteva in guardia gli  svogliati studenti "di pura razza italiana" affermando che "un giorno, questi extracomunitari vi toglieranno il posto di lavoro". 

 

Si, ammetto che ero felice che Vesna fosse una delle più brave studentesse della scuola. Lei, venuta in Italia dopo la terza media conseguita in Romania, con il padre carpentiere che ogni giorno doveva percorrere 60 chilometri andata e ritorno per recarsi al lavoro, e che con tanti sacrifici aveva chiesto un mutuo per un piccolo appartamento in periferia. Con la mamma timidissima che, dopo aver iniziato a lavorare come cameriera in un bar, se n’era andata perchè i proprietari le facevano continue battute sul suo essere immigrata. Con la sorellina che frequentava le scuole materne a cui Vesna faceva da baby sitter e a cui raccontava le storie dei libri che divorava. Con la grinta di una ragazzina che vuole imparare per il puro gusto di apprendere e di provare a tutti che è in gamba.Così Vesna arrivò all’ultimo anno di scuola, ma già nei primi mesi dell’anno scolastico appariva cambiata, distratta, sicuramente meno interessata alla scuola. Arrivò a prendere degli impreparati, delle insufficienze.

 

Insieme ai colleghi provammo a chiederle cosa le fosse successo.Lei rispose che in estate si era innamorata di un ragazzo italiano più grande di lei, e che era disperata perché proprio di recente i genitori avevano deciso di tornare a Foksani. Non solo ormai la Romania era entrata nell’UE, ma la mamma di Vesna proprio non reggeva alla nostalgia della sua terra.Sarebbero partiti per Natale del 2007, ma Vesna non voleva seguirli.Ed infatti, dopo lunghe trattative con i genitori, questi ultimi si arresero al carattere deciso della loro primogenita diciannovenne e partirono, lasciandole l’impegno di vendere la casa, di continuare a studiare e di mantenersi con qualche lavoretto.

 

Vesna sostenne gli esami di stato senza ottenere però il massimo dei voti, dato che da quando era andata a vivere con il suo ragazzo ventottenne, dedicava meno tempo allo studio. Aveva spesso un’espressione strana in volto e di libri in prestito non ne chiedeva più tanti come prima. In estate la persi di vista, ma, iniziato il nuovo anno scolastico, una mattina mi piombò a scuola all’improvviso . Aveva dei cerotti sul viso e un’espressione plumbea. "Deve aiutarmi, prof." mi disse. Per un’ora  mi raccontò una storia allucinante, fatta di botte, soprusi e violenze, durata almeno sei mesi. "Volevo lasciarlo, ma lui non poteva accettare la mia decisione" mi disse.Per mesi aveva vissuto reclusa nell’appartamento del suo ragazzo, con i genitori di lui che abitavano al piano di sotto che fingevano di non sapere, di non capire. Se protestava, lui la picchiava. "Come fossi stata un punching ball" aggiunse tremando.

 

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Era finalmente riuscita a scappare, approfittando di un momento di distrazione del suo aguzzino, che aveva lasciato aperta una inferriata della finestra al primo piano. Appena lui era uscito, Vesna era scappata, chiedendo rifugio ad una ex vicina di casa dei suoi genitori. Dopo la denuncia ai carabinieri e i referti dell’ospedale, era venuta a chiedere aiuto all’unico posto in cui si era sentita accolta, la sua scuola. Così abbiamo portato Vesna ad un centro per donne maltrattate, e piano piano è riuscita a ritrovare un po’ di serenità. Da pochi giorni il suo ex ragazzo violentatore e seviziatore, ha ottenuto una condanna penale: non molto pesante, ma abbastanza per rovinare anche a lui la vita e farlo riflettere sul valore e sul rispetto delle persone.

 

Vesna non è tornata ancora in Romania, i suoi genitori nemmeno sanno quel che le è accaduto. Lei fa mille lavori, e dice che appena racimolerà abbastanza denaro per pagarsi gli studi, andrà all’università. Economia o forse Matematica, la sua materia preferita. Si è presa un cane. Un meticcio pastore tedesco. Quando ci siamo viste di recente mi ha sorriso tristemente e ha detto, scherzando,in romanesco: "Professorè, è mejo lui che tanti omini". Io ho scosso la testa e le ho replicato: "Cum se spune iste în româneste?" (Come si dice questo in romeno?). Abbiamo riso insieme del mio accento, e questa volta mi sembrava la spensierata ragazzina di 7 anni fa.Noroc! Buona fortuna, ragazza…

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(Vesna è un nome di fantasia, le immagini sono tratte del web ma la storia, purtroppo, è vera)

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13 thoughts on “Vesna

  1. è una storia molto dura e comune a molte ragazze, specie se straniere.Spero che riesca a ottenere la libertà di scegliere ciò che vuole veramente e che non incontri altri str…..i sulla sua strada

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  2. fa male vedere ragazze o ragazzi perdersi quando meriterebbero di ottenere i risultati migliori spero per questa ragazza possa realizzare i suoi desideri e possa riuscire a dimostrarti che ce la può fare ciao buona notte

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  3. Storie come queste si sente da per tutto, io come straniera (nella mia infanzia in Germania) ho visto tante cose simile e lo trovo molto triste che nel nostro mondo non possiamo con facilità vivere in nostri sogni e desideri… Pif ☀Rebecca

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  4. Mi si è gonfiato il cuore Harielle! Non so dove tu abbia scovato tutto questo… ma una cosa è certa… dovrebbero girare in tutti i blog queste parole!Se la conosci davvero… restale al fianco! Se sai dove raggiungerla in web…. restiamole accanto tutti!Se ci legge… non è sola, il nostro cuore è con lei!Un bacio stupenda Harielle!Carmen

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  5. Auguri di tutto cuore a Vesna e a tutte le ragazze che con fiducia e speranza si accostano alla vita e al rapporto di coppia. Colpisce la storia di Vesna perchè straniera, perchè cresce da sola nel nostro Paese, ma quante ragazze, straniere o meno, entrano nel baratro della violenza domestica! tante purtroppo, tantissime, ed è la violenza che fa più male perchè trae origini dagli affetti in cui, anche per un attimo, hai creduto.Molto significativo il suo ritorno a scuola nel momento del bisogno: la scuola sa essere accoglienza, ascolto e protezione. Sì, Harielle, se puoi non perdere di vista Vesnia. Un abbraccio.

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  6. ciao, purtroppo ci sono tante donne vittime della violenzache uomini vigliacchi usano nei loro confronti.Auguro a Vesna di riprendersi la vita nelle sue mani, e di trovareun uomo che la sappia amare con tutto il cuore, anche se, purtroppo, quella brutta esperienza che ha vissuto, si presenteràspesso nei suoi ricordi.Ti auguro una buona serata, con amicizia, Vito

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  7. Il mio abbraccio a tutte le Vesne del mondo ….troppe … purtroppo ….e un abbraccio alla tua dolcezza e alla tua sensibilita’ ….a presto angelo …. ci sentiamo al cell ….e ..lo so che tu ci sarai …. sotto qualsiasi cielo ….lo sento …. bacio … ti voglio bene …elisa

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  8. che storia terribile e triste, cara harielle!quante ce ne sono di donne, maltrattate e violentate, anche qui in italia. donne che sono incapaci di denunce e di pensare ad una vita dove non ci sono padroni. spero per vesna tutto il meglio che possa venirle, spero che ci sia qualcuno disposto ad amarla e rispettarla

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  9. ………come sempre racconti la realtà……vera…cruda e toccante……non penso che vi sia nulla da aggiungere….a che serve?si…..buona fortuna ragazza….con tutto il cuore…….passaggio notturno di un’anima che stanotte vaga ……era tanto che non capitava……..e non so se è un bene ;)dolcenotte angelo…..tvbemma

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  10. Porca miseria, ma quanto fanno schifo alcuni uomini? ma quanto ci si deve vergognare di essere umani?? non ho parole… sono felice che Vesna alla fine abbia avuto un riscatto, seppur lieve… il mio pensiero va a quelle povere ragazze che sfortunatamente non avranno la stessa fortuna….

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